Quel robot stremato davanti al traguardo

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Perché un robot dovrebbe correre una maratona e non levare i lavori di fatica alla gente? Voglio dire: perché i robot dovrebbero divertirsi al posto nostro? Mettiamoli a fare le lavatrici, ad asfaltare le strade, a sturare i lavandini, non arriverei al punto in cui ci stupiamo quando un umanoide vince una maratona, è come se gli uomini vincessero contro le donne, sai che novità. Ieri a Pechino si è svolta la mezza maratona mista, metà umani e metà umanoidi. In due corsie separate, credo per il terrore che un robot a un certo punto prendesse coscienza e facesse lo sgambetto a qualcuno, i maratoneti si sono fatti i loro ventuno chilometri in un generale clima di festa, cosa che mi riesce onestamente incomprensibile da capire. Bello il progresso, bella l’ingegneria, per carità bello tutto, ma secondo me si intravede nemmeno troppo in lontananza la traiettoria da pianeta delle scimmie coi robot maratoneti al posto delle scimmie.

Con lo stupore di nessuno, quindi, tra quello che ha la navigazione automatica e che non beve né prova fatica, e quello che poveretto si allena anni per fare ventuno chilometri, con la fascetta in testa e i sali minerali in vena, ha vinto quello che non sente né la competizione né la sete. Lo scorso anno il robot ci aveva messo due ore e cinquanta minuti, quest’anno cinquanta minuti e ventisei secondi, battendo il record di qualunque atleta, compreso ovviamente il record mondiale dell’ugandese Jacob Kiplimo. Nessuno ne sentiva la necessità, forse giusto la Cina aveva bisogno di fare questa parata ipertecnologica, in attesa che da maratoneti diventino soldati, non so che programmi abbiano. I video fanno abbastanza impressione, e fanno impressione perché sembra di passeggiare in quella che viene chiamata “uncanny valley”, la valle perturbante, che è il senso di turbamento che aumenta in misura proporzionale alla somiglianza di un oggetto o di un’immagine con l’uomo: bambole, zombie, manichini, ad esempio.

In un video si vede uno di questi robot che cade, e si vedono i soccorritori che vanno a prenderlo con la barella: più perturbante di così direi che esistono solo quelle che fanno i video dove portano all’asilo le bambole Reborn. Tempo fa avevo visto il video di un robot che veniva picchiato, e mi ha fatto uno strano effetto perché avevo provato un certo dispiacere per una roba di ferro, dispiacere passato subito perché so che quella roba di ferro non proverebbe lo stesso per me, o perlomeno me lo auguro.

Ieri, mentre Palantir pubblicava le tavole della legge della Repubblica tecnologica, Jeff Bezos il video di un razzo che si autoparcheggiava in retromarcia, Musk che lanciava venticinque satelliti e aveva fatto rientrare un razzo sempre in retro, i robot umanoidi che vincevano la mezza maratona di Pechino, mi sono chiesta cosa stesse facendo l’Europa, a parte fare una app per la verifica dell’età sui social hackerata dopo otto minuti. Non lo so cosa faremo noi a parte le friggitrici ad aria che non so se con le rotelle possono correre, che qua, tra Ai, razzi e robot, sembra che il più grande impegno europeo sia quello del “monitoring”. Finiremo come in quel film con Orson Wells: «In Italia sotto i Borgia, per trent’anni, hanno avuto assassinii, guerre, terrore e massacri, ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e che cos’hanno prodotto? Gli orologi a cucù». Per ora siamo con gli orologi a cucù e nessun Michelangelo.

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