Un decreto legge ad hoc per abrogare la norma che introduce un incentivo per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario. Sarebbe questa, secondo quanto si apprende da diverse fonti, la soluzione individuata dal governo per superare l’impasse sul decreto sicurezza e i rilievi del Colle. Il provvedimento sulla sicurezza sarà quindi approvato così com’è dalla Camera e subito corretto con il nuovo decreto legge, che dovrebbe andare in Gazzetta insieme alla legge approvata da Montecitorio.
Ieri le interlocuzioni tra palazzo Chigi e il Quirinale sono andate avanti per tutto il giorno. A tentare la mediazione è stato ancora una volta Alfredo Mantovano, che a metà pomeriggio ha incontrato direttamente Mattarella. Il Capo dello Stato, viene fatto filtrare, potrebbe non firmare il decreto se la norma non venisse “sterilizzata” in modo inconfutabile. Sul provvedimento emergono intanto altri problemi: ulteriori norme non avrebbero le necessarie coperture, come rilevato in commissione Bilancio.
«Il provvedimento verrà approvato così com’è. Poi vedremo se ci sono aggiustamenti tecnici», ma «non su questo provvedimento», ha detto Giovanni Donzelli di FdI.
La reazione delle opposizioni
Le opposizioni alla Camera chiedono la convocazione di una Conferenza dei Capigruppo sul decreto Sicurezza. Il testo è stato “tenuto in ostaggio al Senato per 50 giorni”, ha detto la presidente dei deputati del Pd Chiara Braga in avvio di seduta chiedendo “un chiarimento definitivo del governo” sulla norma che prevede un premio economico agli avvocati per il rimpatrio degli stranieri. «Ieri si è arrivati a uno scontro istituzionale senza precedenti. Nella fretta si producono norme sbagliate. Dopo la visita di ieri del sottosegretario Mantovano al Quirinale – ha ribadito – è doveroso sapere dal Governo come si intende procedere per correggere questa norma vergognosa. Il Parlamento non può essere umiliato né chiamato ad approvare norme a rischio incostituzionale. Per questo chiediamo l’immediata convocazione della Conferenza dei capigruppo per scongiurare ulteriori forzature».
Sulla stessa linea si sono espressi +Europa, Alleanza Verdi e Sinistra e il Movimento 5 Stelle. «Altro che decreto correttivo: qui servirebbe un aggiornamento di sistema. Prima si infilano norme discutibili nel pacchetto sicurezza, poi si corre ai ripari con un nuovo decreto per cancellarle. Più che efficienza, sembra improvvisazione». Così Enzo Maraio, segretario nazionale Avanti Psi sul dibattito rimpatri e ruolo avvocatura. «Nel frattempo, sulla sicurezza e sull’immigrazione – prosegue – si va avanti a slogan, senza una direzione chiara. Il punto è semplice: non serve un altro decreto, serve un cambio di mentalità. Soprattutto serve un cambio di governo».
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