Frankie Hi-Nrg: “Torniamo a dare importanza alle parole”

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«Ho alzato il telefono e ho chiamato gli amici/artisti per i quali ho una stima ricambiata. Jovanotti, Tiziano Ferro, Fabri Fibra, Elisa, Lina Simmons, Emma, Raiz e Antonio Diodato hanno accettato di accompagnarmi in questo nuovo disco senza freni, facendomi un regalo enorme». Frankie Hi-NRG è schietto, facile, un uomo che ha scritto la storia del rap italiano e ha scelto di avanzare per sottrazione. Da sempre nei passaggi decisivi, torna all’origine per rimettersi a fuoco. Il nuovo disco Voce e batteria nasce da una scelta netta e controcorrente: «ridurre tutto all’osso, lasciare spazio alla parola e al ritmo». In un’epoca in cui la stratificazione sonora spesso serve a coprire il vuoto, Frankie sceglie «l’essenziale come gesto estetico e politico».

Riascoltando le sue storiche canzoni, si è accorto di avere, allora come oggi, posizioni precise che non chiedono di essere mascherate. «Ho smesso di guardarmi intorno e ho guardato me stesso — racconta —. Ho pensato potesse essere forte far ascoltare, o riascoltare, opinioni che considero ancora di pubblica utilità. Portare l’attenzione su quello che si dice, oggi, è già una presa di posizione». L’hip hop torna così alla sua funzione primaria: dire qualcosa che conti, senza filtri. Voce e batteria rilegge brani storici da Fight da faida con Elisa e Lina Simmons s Faccio la mia cosa con Tiziano Ferro senza nostalgia. Anzi, con una lucidità quasi spiazzante. È da qui l’intuizione, maturata dialogando con l’amico e batterista Donato Stolfi: «costruire un intero album usando soltanto voce e percussioni. All’inizio il rischio sembrava evidente, dopo due o tre brani il gioco poteva esaurirsi, ma in studio è emersa una varietà inattesa: la batteria come orchestra, come corpo vivo. Una volta registrata l’ossatura del disco è arrivata un’ulteriore apertura: invitare altre voci non a decorare ma a entrare nel racconto».

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Ogni intervento è pensato come un atto interpretativo. «Tiziano Ferro si è messo a nudo senza protezioni, Elisa ha trasformato un sample di Fight the faida in qualcosa che per me evoca un coro africano, una brezza mattutina che attraversa la melodia. Raiz, in Elefante diventa simultaneamente custode e testimone, colui che vigila e scopre l’assenza». Jovanotti e Fabri Fibra hanno firmato strofe scritte appositamente per entrare dentro le canzoni in cui duettano (Pedala e batteria e Autodafè e batteria). La strofa di Fibra ha un valore simbolico, forte: «Fabri mi ha raccontato che da ragazzo tornava da scuola e guardava in loop Avanzi di Serena Dandini, dove ero ospite, sognando di fare esattamente quello che facevo io. Oggi si ritrova nel mio disco e ammirare quella consapevolezza per me è come avere una medaglia appuntata sul petto».

Negli ultimi anni Frankie è rimasto un po’ defilato dal mainstream, ma mai davvero fuori dal gioco. Durante la pandemia ha scritto quella che definisce «l’unica vera canzone su quel periodo» (“Nuvole”), mentre intorno il rumore era tutto. Nel frattempo anche molto altro: un podcast per Cinecittà (Cinecittadini), il ruolo di Erode nel musical Jesus Christ Superstar, un brano per Lillo che ha portato al Lucca Comics & Games, un monologo teatrale, il libro Faccio la mia cosa, una mostra di tavole da skate. «E, non ultimo, ho smesso di fumare». Guardando al rap italiano di oggi, Frankie è preoccupato da un sistema che consuma gli artisti in fretta, spremendoli come limoni per inseguire un pubblico sempre più distratto. «La fretta genera mediocrità anche se ci sono eccezioni come Kid Yugi contemporaneo ma capace di non rinunciare ai contenuti scomodi, schierarsi su temi come il disastro umano e ambientale di Taranto. A questo proposito Diodato, Antonio, è stato di un’umiltà e un’essenza artistica rare. Con lui ho rappato Generazione di mostri la canzone, forse, più politica di tutto il disco».

Voce e batteria diventerà uno spettacolo dal vivo costruito con la stessa logica di sottrazione. La formula è essenziale: sul palco Frankie, Donato Stolfi, il pubblico. Niente sovrastrutture visive, niente estetizzazione forzata. Il pubblico come terzo interprete, chiamato a condividere ritmo e parola, a ballare, a partecipare. Anche la copertina riflette questa tensione verso il nucleo delle cose. Frankie lavora da anni con l’intelligenza artificiale generativa, esplorandone le potenzialità visive. L’immagine nasce come «semilavorato» un’illusione ottica generata e poi rifinita manualmente, fino a trovare una sintesi efficace. Una risposta, non pessimista ma lucida, alla domanda che attraversa i nostri giorni. Come andremo a finire? «Ci sono giovani che sanno usare il freno a mano — risponde il rapper —. E quella, alla fine, sarà la manovra di salvezza».

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