ASTI. Sindaco. Presidente della Provincia. Vice presidente di Ream Sgr, la società di gestione del risparmio specializzata in fondi di investimento immobiliari per conto delle fondazioni. E, da lunedì, anche presidente della Banca di Asti. Una somma di cariche che rappresenta un caso unico nel panorama bancario, anche vista la dimensione e il radicamento dell’istituto di credito che si colloca tra i primi quindici in Italia. Maurizio Rasero, al secondo mandato come primo cittadino astigiano, è la figura centrale intorno a cui ruota il ribaltone nella governance della banca che per una ventina di anni è stata guidata da Carlo Demartini, ad uscente e non ricandidato. Se tutto andrà secondo i piani della Fondazione Cr Asti, prima azionista con il 31,8%, lunedì l’assemblea dei soci ratificherà le scelte fatte dal presidente, Livio Negro: un nuovo ad, Roberto Fiorini, che arriva da Unicredit, e l’investitura del sindaco “banchiere” alla presidenza. Rasero per un anno dovrebbe mantenere almeno due incarichi: pronto a lasciare la poltrona alla presidenza della Provincia (che è il ruolo per cui non percepisce stipendio), resterebbe in municipio fino al termine del mandato, nel 2027. Eletto con una lista civica di centrodestra, vicino prima alla Lega e poi a FI, non sarà più ricandidabile.
Da Palazzo Civico non arrivano commenti, anche perché il sindaco è volato in Giappone nei giorni scorsi e tornerà solo in tempo per l’assemblea. L’unica voce che filtra è che non ci sarebbero incompatibilità. Tutto lecito, quindi. Almeno formalmente, anche se dovrà essere la Banca d’Italia a esprimersi sulla rispondenza dei profili.
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Un intreccio di potere, poltrone e ricchezze che parte da lontano e si sviluppa intorno allo statuto della fondazione. È il sindaco, infatti, a nominare tre terne di consiglieri di indirizzo della fondazione da cui poi si pesca il presidente. In questo caso, quindi, è stato Rasero a proporre Negro in Cr Asti. Ed è sempre Rasero, a nominare altri tre consiglieri, come presidente della Provincia. Ora il ruolo si inverte e il nominato al vertice della fondazione ha proposto come presidente della banca chi, a luglio del 2024, lo aveva scelto. Forte anche di una maggioranza in cda dettata dalla somma di incarichi.

In città nessuno lunedì si attende particolari sorprese ma sarà la prima assemblea aperta dopo sei anni. È tutto esaurito all’auditorium del Canton del Santo e sono ampiamente previste polemiche e interventi di fuoco. Tra gli altri azionisti, dopo varie tornate di nomine con una lista unica, sia la Cr Biella (12,91%), sia Banco Bpm (9,99%) hanno deciso di uscire dai patti parasociali e presentare una lista di tredici nomi ciascuno. Molti sostengono che la decisione di Cr Biella sia scaturita dal disappunto per la sostituzione di Demartini (non presente in nessuna rosa). Secondo Negro, gli ulteriori elenchi sono solo un modo per garantirsi rispettivamente due e una poltrona. Con la lista di Cr Asti, invece, sono rientrate Fondazione Crt (6%) e Fondazione Cr Vercelli (4,20%), che hanno espresso un nome a testa. Una rosa che, comunque, è stata mantenuta segreta ed è stata presentata solo a ridosso della scandenza, appena cinque giorni prima dell’assemblea.
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Praticamente non ci sono riconferme, ad eccezione dei due nomi indicati da Fondazione Crt e Fondazione Cr Vercelli: vanno a casa gli uscenti, si mantiene una presenza degli industriali con la vicepresidente dell’Unione industriale astigiana, Pia Bosca, che sostituisce il direttore generale. E c’è anche un esponente del Pd, Roberto Vercelli, che in passato era in Intesa Sanpaolo, su cui si sono scatenate le polemiche dello stesso partito contrario all’incarico. Demartini, intanto, dovrebbe restare dg della banca almeno fino a luglio. Ha, infatti, definito «un accordo inerente la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro che ricomprende altresì un impegno alla non concorrenza» spiega la banca. Un modo per tutelare l’istituto nel caso in cui a Demartini venissero offerti incarichi in banche concorrenti. «Lascio una realtà solida e ben posizionata», dice l’ad uscente.

Un nuovo assetto, voluto da Negro, che è sempre stato molto critico sulla gestione della banca e sui «pochi profitti», oltre ad aver annunciato a più riprese l’intenzione di vendere quote. «Ora – dice – ci aspettiamo un nuovo piano industriale. C’è un presidente che conosce il territorio e un ad che ha le competenze per farla funzionare». E sembra aver cambiato idea anche sulla cessione. Alla domanda se abbia ancora intenzione di vendere, Negro ribatte: «Ho scelto un amministratore per farla funzionare».
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