Non è l’esposto di Domenico Rocca, ex guardalinee che lo scorso 22 maggio scrisse alla commissione di vigilanza dell’Aia ad aver innescato l’inchiesta della procura di Milano su Var e mondo arbitrale che vede al momento come principale indagato Gianluca Rocchi (ex designatore degli arbitri). L’indagine della guardia di Finanza (aliquota interna alla procura) coordinata dal pm Maurizio Ascione, che vede iscritto anche il supervisore del Var Andrea Gervasoni, è partita diversi mesi prima e origina da un esposto/querela di un avvocato veronese Michele Croce che come privato cittadino (e tifoso della squadra di calcio scaligera) aveva deciso per la prima volta nella sua vita di assistere a una gara in trasferta il 6 gennaio 2024 «insieme ai miei due figli quindicenni».
l’intervista
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Scrive Croce nell’esposto di cui La Stampa è in possesso: «La partita di calcio sul campo di gioco si è sviluppata in un clima normale fino al minuto 93 (ovvero a tempo scaduto, in fase di recupero), quando il giocatore dell’Inter Alessandro Bastoni durante un’azione in attacco della propria squadra, lontano dalla palla, ha dapprima mirato e poi sferrato una gomitata al collo del giocatore dell’Hellas Verona Ondrej Duda».
La denuncia in cui Croce ipotizza la “frode sportiva” a carico dei due arbitri in servizio nella sala Var di Lissone (Nasca e Di Vuolo) è stata depositata in procura il 7 gennaio successivo e non è passato molto tempo quando il legale è stato chiamato dal pm per essere sentito come persona infirmata sui fatti. È in quel momento che l’inchiesta parte e per strada si corrobora della testimonianza di Rocca e delle successivi acquisizioni con tecniche di indagine tradizionale.

Scriveva ancora Croce: «Nel prosieguo dell’azione, dopo pochi secondi, con l’atleta veronese dolorante a terra, il calciatore dell’Inter Davide Frattesi ha segnato il goal della vittoria della propria squadra, che ha vinto per 2-1. Gli ufficiali di gara sul campo – arbitro Fabbri e assistenti Rossi e Cipressa – non hanno rilevato il fatto. Ma del fatto violento, la cui omessa sanzione – è scritto dall’avvocato Croce – ha poi causato il goal della vittoria dell’Inter in fase di recupero a tempo scaduto determinando il risultato della partita, non si sarebbero avveduti neppure arbitro ed assistente arbitro VMO (Video Match Officials) sig.ri Nasca e Di Vuolo, nonostante la tecnologia VAR a supporto del loro ruolo». L’autore della querela fa riferimento subito dopo al regolamento secondo cui «questi ultimi ufficiali di gara avrebbero dovuto eseguire il c.d. “on field review”, che avrebbe portato al calcio di punizione per l’Hellas Verona ed al cartellino giallo/rosso per il giocatore dell’Inter Bastoni per comportamento antisportivo, oltre naturalmente all’annullamento del goal dell’Inter».

L’esposto formulava già all’epoca il titolo di reato oggi contestato dalla procura di Milano – frode sportiva – la «cui fattispecie criminosa risulta integrata dal fatto che l’artifizio (condotta omissiva intenzionale) – scrive Croce – dei due ufficiali di gara ha modificato fraudolentemente la realtà, alterando il leale risultato della competizione sportiva: il goal è stato segnato in fase di recupero, al minuto 93, determinando l’esito della partita di calcio».
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