“Negli occhi di chi resta”, la docuserie che racconta il dramma dell’Eternit

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«Negli occhi di chi resta» è un viaggio di quattro puntate nella memoria, quella che Casale Monferrato ha costruito in più di quarant’anni di lotte sindacali per la giustizia, le bonifiche e la ricerca. Una lotta che non è ancora finita, col processo Eternit Bis in corso, e che è necessaria altrove, dove la consapevolezza è debole e la conoscenza scarseggia.

“Negli occhi di chi resta”, la docu-serie sul caso Eternit e la strage silenziosa dell’amianto

La docu-serie è un percorso storico e geografico, fatto di storie che partono dal locale e via via si ampliano. Prodotta da LaV Comunicazione in collaborazione con La Stampa, diretta da Enzo Governale per la regia di Lucio Laugelli, è stata scritta da Giulia Di Leo, giornalista del quotidiano, e Alessandro Venticinque, giornalista de La Voce Alessandrina. Dopo la presentazione del trailer oggi, 28 aprile, sul sito Lastampa.it e sui canali social «Negli occhi di chi resta», verrà diffusa a giugno in occasione dei quarant’anni di chiusura della fabbrica Eternit di Casale Monferrato.

Il percorso

Si riparte proprio da lì, da quando tutto è finito, ma allo stesso tempo è iniziato. Perché a Casale e nell’Alessandrino si è continuato e si continua a morire: ogni anno sono 130 i nuovi casi di mesotelioma in provincia, 230 in Piemonte e 1800-2000 in tutta Italia. Ci si ammala per contaminazioni diverse da quella lavorativa nello stabilimento: cantieri navali, ospedali, scuole, teatri. I nuovi malati sono orafi, ingegneri, banchieri, sarte. Quasi tutti gli ex operai Eternit sono morti e per questo le statistiche dicono che i casi non stanno aumentando. Un tempo, però, ci si ammalava a 40 anni dall’esposizione, più o meno in età da pensione. Oggi si ammalano i quarantenni e i cinquantenni, non solo a Casale.

La camera di «Negli occhi di chi resta» è partita da Casale, intervistando i testimoni degli anni dell’Eternit, chi vi ha lavorato ed è ancora vivo: Pietro Condello, Nicola Pondrano, Italo Ferrero. Ha guardato negli occhi dei medici che hanno incontrato e incontrano ancora oggi i malati, dei parenti delle vittime, di chi cerca ancora una cura.

Poi l’inquadratura si è allargata ed è arrivata oltre provincia, raccontando l’ex Amiantifera di Balangero da dove l’amianto veniva prelevato per essere lavorato a Casale Monferrato e in giro per l’Italia e nel mondo. Infine, oltre il Piemonte: in camera ci sono i racconti di malati e parenti da Roma, Bari, Milano. Come la storia di Antonio Carnevale, neurologo dell’ospedale San Filippo Neri che ha perso per il mesotelioma la moglie, cardiologa al Gemelli, Pina Rita Cristinziani; e ancora Gino Di Mare, fratello di Franco Di Mare morto nel 2024, che ricorda gli ultimi giorni di vita del giornalista che aveva scelto di raccontare la sua malattia nel libro «Le parole per dirlo».

Infine lo sguardo dei più giovani, dei bambini e dei ragazzi di Casale Monferrato dove la storia ritorna per dare un segnale di speranza. Anche loro hanno perso nonni e parenti per il «tumore della polvere». Sono arrabbiati, provano tristezza, non vedono arrivare la giustizia. Ma vogliono anche continuare a lottare per un mondo bonificato, libero dall’amianto, senza altri morti. Sono gli occhi di chi resta e rimarrà, gli occhi del futuro.

Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it