Cuperlo: “Legge elettorale, se questa è la proposta ci vediamo alle urne”

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«Chissà se a Palazzo Chigi hanno saputo della sconfitta del referendum», ironizza il deputato del Pd Gianni Cuperlo. In questi giorni sta seguendo le audizioni in Commissione Affari costituzionali sulla legge elettorale. «Premesso che la riforma del sistema di voto non è una priorità del Paese, mi chiedo come possa questa maggioranza continuare con lo stesso metodo di sempre, tentando di imporre la sua proposta con un premio di maggioranza sproporzionato. Mi sa che non hanno capito la lezione delle urne».

Il Pd resta contrario alla proposta della destra, presumo.
«Se l’impianto resta questo, la nostra risposta è una sola: ci vediamo alle elezioni. Ora però, parliamo di cose serie».

La crisi energetica? Dal vertice di maggioranza di mercoledì è uscita la volontà di accelerare sul nucleare.
«Che si sia pro o contro, il nucleare implica un decennio di attesa, a fronte della più grave crisi energetica dell’ultimo mezzo secolo. La Spagna ha investito 5 miliardi di euro per il taglio delle accise, il governo Draghi ne investì 7, Meloni e Giorgetti poco più di 400 milioni una tantum».

Mancano i soldi.
«Ma in Spagna hanno drasticamente ridotto il prezzo dell’energia investendo sulle rinnovabili e disaccoppiando il prezzo del gas dall’elettricità: noi non lo abbiamo fatto per la subalternità di questo governo alla Casa Bianca».

Ora Meloni ha preso le distanze da Trump, sarete finalmente contenti.
«Io penso che Trump rappresenti per Giorgia Meloni quello che fu il crollo del muro di Berlino per la Democrazia cristiana. Un cambio di scena epocale, per cui lei che aveva scommesso sull’Internazionale sovranista ha perso. Il mondo non gira intorno ai comandi di una manciata di autocrati, e se ne sono visti i segnali: dalle piazze per la pace al risultato del referendum, dalle elezioni in Ungheria alle amministrative in Francia».

Sarà perché ha perso la sua scommessa, ma c’è stato un allontanamento da Trump. Non è quello che chiedevate?
«Prendere le distanze da questo pessimo presidente americano sarebbe un dovere patriottico. Ma se togliamo la doverosa difesa del Papa, resta una subalternità imperdonabile, sino alla presenza del ministro Tajani a quell’osceno Board of Peace. La realtà è che il governo ha marginalizzato l’Italia con scelte condannate al fallimento: cos’altro si può dire quando Confindustria spiega che negli ultimi 5 anni quasi 200mila giovani con alta preparazione hanno lasciato il Paese? ».

Ora c’è il problema del deficit oltre il 3 per cento. Fa bene il governo a chiedere di poter estrapolare le spese energetiche dal patto di stabilità?
«Bene o male che faccia, finora la risposta è stata No. E Confindustria ha spiegato che se la guerra in Iran prosegue per altri due mesi, rischiamo crescita zero e inflazione al 5 per cento. Di fronte a questi dati, l’inadeguatezza della destra è imbarazzante. Non vorrei dover sentire la prossima volta in Parlamento la premier che, con accento romanesco alla Alberto Sordi, ci spiega “a me m’ha rovinato’a guera”».

La guerra in Iran però è un fattore imprevisto che non dipende dal governo. Cosa avreste fatto voi di meglio?
«Dopo quasi quattro anni di governo non si può continuare a dare la colpa agli altri. I salari bassi, i contratti pirata, un fisco che favorisce le rendite e l’occupazione che sale, sì, ma fra gli over 50 perché si va in pensione più tardi, non sono colpa della guerra. Noi non saremmo arrivati a questo punto: avremmo messo in campo delle misure, dal salario minimo al recupero dell’evasione alle energie rinnovabili. E su queste proposte fonderemo l’alternativa».

La famosa alternativa a cui, però, manca ancora un programma condiviso.
«Le proposte che ho elencato già ci sono. Sono certo che vinceremo sulla base anche di una larga capacità di far partecipare dal basso. Restituiremo al Paese una promessa condivisa: loro hanno scommesso sulla forza, e sulla guerra, noi riporteremo un’altra matrice, quella della pace».

Nel Pd però permane qualche maldipancia: due giorni fa è uscita la deputata Marianna Madia. Ci saranno altri abbandoni?
«Sono convinto che la segretaria Schlein non abbia rimosso il pluralismo del partito. Sono stato minoranza quando esserlo non era una passeggiata (con l’allora segretario Renzi ebbe scontri durissimi, ndr.) , ma ho sempre pensato che il Pd fosse più forte della leadership che in quel momento esprimeva. Detto ciò, mi spiace che Madia se ne sia andata, le faccio gli auguri, ma non credo che la sua scelta sia il punto di partenza di un esodo più largo»

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