“Cara Maria, la mia madre biologica mi ha cercato. Ma io non la voglio conoscere. Sono un mostro?”

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Cara Maria,
la leggo sempre, attratta dalle storie degli altri. Alla fine, guardando nei problemi di sconosciuti a volte si riesce a risolvere i propri. Almeno credo. Ma adesso voglio partecipare a questo “gioco”, raccontandole chi sono e cosa mi sta capitando.

Mi chiamo Agata (non le importa vero se scelgo questo nome per mantenere l’anonimato?) e sono cresciuta in una famiglia meravigliosa, con un fratello più grande di due anni e due genitori fantastici. Da una città di provincia del nord, quando avevo solo 9 anni, 25 anni fa, ci siamo trasferiti in Germania per esigenze di lavoro di mio padre. E qui, nel sud del paese, vivo ancora con il mio compagno e la bambina che abbiano avuto.

Ho sempre saputo di essere stata adottata, sono cresciuta con questa consapevolezza senza che abbia mai avuto nessun problema. Sapevo quale era la mia famiglia, persone che ancora mi amano con tutto il loro cuore e che non hanno mai fatto nessuna differenza tra me e mio fratello, loro figlio biologico. Anche con lui grande affetto e confidenza, mai nemmeno durante le nostre liti più dure da adolescenti mi ha rinfacciato la solita frase crudele: “non sei mia sorella, sei stata adottata”. Un anno fa, e tralascio il “come sia potuto succedere”, la mia madre biologica ha tentato di mettersi in contatto con me, facendomi sapere di volere solo conoscermi e di non volere altro.

Io ci ho pensato a lungo e alla fine ho deciso che non me la sento. Non avrebbe senso, per me è una sconosciuta e non do alcun peso al nostro legame di sangue. Non la giudico, avrà avuto le sue ragioni ad abbandonarmi, ma a questo punto della mia vita so perfettamente chi sono e non voglio nemmeno ipotizzare chi avrei potuto essere. So che l’incontro sarebbe pieno di imbarazzo, perché non saprei rispondere adeguatamente a uno slancio di affetto tardivo. E nel caso voglia da me anche altro, magari un “aiuto” economico non sento alcun dovere nei suoi confronti. Capisco che questa signora adesso abbia la necessità di riannodare dei fili del suo passato, ma dovrà fare a meno di me, io non ho la stessa esigenza.

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Mio fratello mi ha chiesto se non fossi almeno curiosa di capire cosa è successo nella sua vita per fare una scelta così, ma la verità è che a me non importano le sue ragioni. E non perché abbia un qualche rancore nei suoi confronti ma perché non mi sento in nessun modo di appartenere alla sua vita. Allora lei fece una scelta precisa, oggi io ne faccio un’altra altrettanto precisa e gradirei che la signora non mi facesse agguati per entrare anche solo con un “ciao” nella mia vita. Non voglio sapere, lo ripeto, quali sono le mie origini biologiche perché ritengo che le uniche origini che abbiano un senso siano quelle dell’amore. Mamma e papà sono titoli onorifici che merita chi ti cresce e ti protegge. La mia genitrice biologica (ho difficoltà a definirla) la considero un’incubatrice, ma in ogni caso preferisco non considerarla proprio. Non devo ringraziarla di nulla, nemmeno della famiglia che mi ha adottata perché non è certo stata lei a sceglierla. Io ho accettato per forza la sua scelta allora, lei deve accettare la mia adesso. Sono un mostro? Non credo proprio.

Risposta

Cara Agata,
non sei un mostro, assolutamente, e comunque questa parola non mi piace. Quando ho letto la tua e-mail mi è venuto da pensare a cosa farei io. Quando ero una bambina e pensavo “all’adozione” (anche perché mio fratello mi diceva “non assomigli a nessuno, secondo me sei stata adottata”) ero certa, in caso, di non voler sapere chi fossero i miei genitori “biologici”. Tanto meno conoscerli. Non aprire a questa possibilità mi sembrava la difesa del “mio”, di mamma, papà, anche di quel dispettoso di mio fratello, di quello che avevamo vissuto tutti insieme. E questa determinazione me la ricordo perfettamente.

Comunque, anche se mi avessero scambiata in culla, erano loro e solo loro la mia famiglia. Oggi (e mi sono molto interrogata) sono rimasta lì. Non avrei voglia di conoscere una mamma o un papà che hanno fatto sì che io venissi al mondo “fisicamente”, perché è la nascita e la crescita emotiva quello che conta davvero. E questa è merito delle persone che ti danno amore, disponibilità, impegno, e giorno dopo giorno ti portano a essere una persona definita e indipendente. Come vedi sono abbastanza allineata alla tua decisione. Forse la tua è una difesa, per non andare incontro a turbamenti inevitabili e anche a responsabilità che non ti senti di prendere. Probabilmente la tua mamma biologica ha avuto dei problemi seri per non accoglierti nella sua vita, e sarà stata una decisione sofferta. Capisco il suo desiderio di conoscerti, di vedere come sei diventata, di assicurarsi che stai bene. Potresti scriverle una lettera affettuosa, raccontandole cosa fai, come è stata la tua vita fino a qui, e spiegandole gentilmente che non te la senti di incontrarla, ringraziandola comunque per avere scelto di farti nascere e di diventare la persona che sei.

Non esiste la cosa giusta da fare in queste situazione e non ci sono consigli da dare, quindi tranquilla e non ti sentire in colpa con nessuno, qualsiasi decisione tu prenda. Fammi sapere come è andata. Un abbraccio.

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