Voucher energetici per le famiglie più in difficoltà, ma anche incentivi per la sostituzione delle caldaie a gas, sussidi per l’acquisto di veicoli aziendali elettrici, biglietti dei treni o dei mezzi pubblici scontati e taglio delle accise. Ma solo per le bollette dell’elettricità (non sui carburanti) e limitatamente ad alcune fasce della popolazione. Sono alcune delle misure che i governi possono finanziare con i fondi europei per rispondere alla crisi energetica, elencate nei due allegati ai quali fa riferimento la lettera inviata giovedì dal vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto. Per quanto riguarda gli investimenti possibili, un elenco si trova all’articolo 8 del Fondo per la Transizione giusta. Mentre per quanto riguarda le spese, gli incentivi fiscali e i sussidi – relativi alle bollette, alle ristrutturazioni o alla mobilità sostenibile – c’è una lista dettagliata negli allegati 1 e 2 del piano AccelerateEU approvato dalla Commissione ad aprile.
la relazione annuale
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La regola d’oro da seguire è quella delle “Tre T”, ricordata anche dalla presidente della Bce, Christine Lagarde, in occasione dell’ultimo Eurogruppo a Cipro. Le misure devono essere «temporary, tailored and targeted», vale a dire temporanee, su misura e mirate. Per poter ottenere il via libera da Bruxelles, qualsiasi intervento deve essere limitato nel tempo, deve rivolgersi esclusivamente alle fasce della popolazione più in difficoltà e deve essere mirato a sostenere la transizione energetica, dunque a ridurre l’utilizzo dei combustibili fossili.
È per questo che una delle misure bandiera del governo – il taglio delle accise sui carburanti – non può essere accettato: pur essendo temporaneo, è orizzontale in quanto ne beneficia chiunque faccia il pieno alla propria auto, ricchi e poveri, e soprattutto non è affatto mirato. Anzi, va esattamente nella direzione opposta a quella di scoraggiare l’uso di combustibili fossili.
Sulle tempistiche, la Commissione rimanda la palla nel campo delle capitali: «La rapidità dipende in larga misura da ciascuno Stato membro – ha precisato ieri un portavoce dell’esecutivo europeo –. Sta a loro presentare le proposte, che la Commissione poi approverà. Noi siamo pronti ad aiutare e ad agire molto più rapidamente».
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Fondi tagliati, meno poteri e riorganizzazioni: così le Regioni perdono peso a Bruxelles
dal nostro corrispondente Marco Bresolin

Il governo è al lavoro per cercare di capire quante e quali risorse del Fondo per la Transizione giusta impiegare e con quali finalità, idem per quanto riguarda l’eventuale riprogrammazione dei fondi di Coesione. Che però sono già stati impegnati e dunque vedono le Regioni già sul piede di guerra perché temono di perdere il finanziamento di alcuni progetti.
«La proposta del commissario Fitto di utilizzare i fondi di Coesione per fronteggiare il caro energia è molto preoccupante. Ed è ancora più grave che arrivi proprio da chi conosce perfettamente quanto queste risorse siano fondamentali per i territori e per le Regioni italiane» attacca Brando Benifei, eurodeputato del Partito democratico. Ma le resistenze sono bipartisan e arrivano anche dalla stessa maggioranza che sostiene il governo Meloni. «Le risorse della politica di Coesione sono nate per ridurre i divari territoriali, sostenere la competitività, favorire l’innovazione, le infrastrutture, la formazione e lo sviluppo locale – sottolinea Letizia Moratti, eurodeputata di Forza Italia –. Deviare tali fondi verso finalità diverse rischia di mettere in seria difficoltà amministrazioni regionali, imprese, artigiani e intere filiere produttive che hanno programmato investimenti e progetti sulla base di risorse già assegnate».

Ma la Commissione di più non può concedere. Mercoledì prossimo presenterà la sua valutazione sui conti pubblici italiani nel contesto del pacchetto di primavera e quella dovrebbe essere l’occasione per dare una risposta ufficiale alla lettera che la premier Giorgia Meloni aveva scritto a Ursula von der Leyen. Pressoché scontato il “no” all’estensione della clausola di salvaguardia per la Difesa alle spese energetiche, il governo punta a strappare qualche margine di flessibilità nel meccanismo che misura le deviazioni dal tetto di spesa concordato. Ma saranno molto risicati.
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