Pamela Genini, via al processo per Soncin. Ancora mistero sulla profanazione del cadavere

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La famiglia Genini da un lato, l’amico e sedicente ex fidanzato Francesco Dolci dall’altro. Tutti chiederanno di costituirsi parte civile nel processo per l’omicidio di Pamela Genini, uccisa con oltre 70 coltellate il 14 ottobre 2025 dall’allora compagno Gianluca Soncin. La domanda di ammissione verrà presentata nella prima udienza del dibattimento, che si apre oggi, giovedì 4 giugno, davanti alla Corte di assise di Milano.

Soncin, che non ha mai parlato con giudici e pm da quando è stato bloccato dalla polizia pochi istanti dopo aver martoriato il cadavere della fidanzata, è imputato di omicidio aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà, dai futili e abbietti motivi e dal vincolo della relazione affettiva. Il processo si concentrerà proprio sul riconoscimento o meno delle aggravanti e sulla quantificazione della pena. Dall’ergastolo in giù.

Francesco Dolci

 (ansa)

Il 14 ottobre dell’anno scorso, dopo essere stato lasciato per messaggio dalla ventinovenne, Soncin era partito da Cervia con uno dei coltelli da caccia della sua collezione. Le indagini dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico e della Squadra mobile della questura hanno scoperto che Soncin era entrato di soppiatto nell’abitazione di via Iglesias con un duplicato delle chiavi fatto di nascosto la settimana precedente. L’uomo avrebbe poi aggredito Pamela che ha urlato e chiesto aiuto ai vicini riuscendo a raggiungere il balcone. Neanche l’arrivo di una pattuglia della polizia, intervenuta su segnalazione di Dolci, aveva fermato la furia di Soncin che aveva continuato a colpire la ragazza prima di procurarsi delle lesioni superficiali con lo stesso coltello.

In aula sarà presente la madre della ventinovenne, Una Smirnova, assistita dal legale Nicodemo Gentile. La ragazza – ad avviso della donna – «poteva essere salvata, ma tutti gli indici di rischio sono stati colposamente trascurati». Un riferimento all’accesso al pronto soccorso di Seriate (Bergamo) del 4 settembre 2025 di Pamela Genini all’indomani di un’aggressione domestica che avrebbe subito da Soncin a Cervia (Ravenna).

Se sulla responsabilità di Soncin dell’omicidio paiono non esserci dubbi, il mistero continua ad aleggiare sulla profanazione della tomba e il vilipendio del cadavere della ventinovenne. Per la procura di Bergamo e i carabinieri del Nucleo investigativo l’autore della macabra decapitazione del corpo è da individuare in Dolci. L’impresario edile di 41 anni, che aveva lanciato per primo l’allarme dopo essere stato contattato da Pamela quando si era ritrovata in casa a Milano Soncin, è da mesi presenza fissa nei salotti tv. Prima come testimone, poi coinvolto nella querelle con la madre della ventinovenne sull’affido del cagnolino della ragazza e, infine, come presunto responsabile della sottrazione della testa. Dolci nega qualsiasi suo coinvolgimento. Per gli inquirenti il 41enne sarebbe stato mosso dall’ossessione per la ragazza e dall’astio provato nei confronti della famiglia. Finora le perquisizioni domiciliari e nelle aree boschive vicino alle proprietà di Dolci non hanno portato al ritrovamento della testa.


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