Dopo una vita di lavoro, e di contributi versati, l’ultimo passaggio dovrebbe essere automatico: la pensione che arriva, nei tempi previsti, a suggellare l’inizio di una nuova fase. Ma per una considerevole quota di neopensionati non è così. I tempi si allungano anche di mesi, e fino a un anno, secondo le segnalazioni raccolte dai sindacati. Un’attesa che riguarda soprattutto il primo assegno, quello che dovrebbe arrivare subito dopo la cessazione della professione lavorativa.
I più penalizzati: giornalisti e dipendenti pubblici
In Piemonte la criticità, che coinvolge centinaia di persone, viene ricondotta alla tenuta degli uffici dell’Inps, alle prese con una struttura che fatica a reggere il volume delle pratiche. I sindacati segnalano così casi di ritardi nell’erogazione del primo assegno pensionistico che, in alcuni casi, si protraggono ben oltre i tempi standard, con un notevole impatto diretto sui redditi. «Ci arrivano segnalazioni di neopensionati che non hanno ancora ricevuto l’assegno», conferma Franco Lo Grasso, segretario generale Uil Pensionati Piemonte. «Le difficoltà riguardano alcuni settori specifici, in particolare gestioni previdenziali complesse come quelle dei giornalisti dipendenti. In altri casi, come telefonici e autoferrotranvieri, si arriva anche a tre mesi di attesa. Ma il problema coinvolge anche i dipendenti pubblici».
Carenze di personale
Alla base, secondo i sindacati, c’è soprattutto un tema organizzativo: «La questione è legata alla carenza di personale e al mancato passaggio di consegne in alcune strutture. In alcuni casi non c’è stato nemmeno il tempo sufficiente per formare adeguatamente chi prende in carico le pratiche».
Secondo il rendiconto sociale Inps del 2024, l’organico del personale in Piemonte è costituito da 1263 persone, 97 in meno rispetto alle 1360 del 2023. Un calo che si riflette anche nella capacità operativa. L’istituto ha avviato negli ultimi anni diverse campagne di reclutamento tramite concorso, ma non sempre le nuove assunzioni riescono a coprire le esigenze degli uffici piemontesi: tra i vincitori c’è infatti chi preferisce altre destinazioni, lasciando scoperte alcune sedi della regione.
Va peggio per chi ha avuto carriere miste
Un quadro che viene confermato anche dalla Cisl Pensionati. «Nel privato le cose, più o meno, girano. Nel pubblico invece ci sono ritardi molto consistenti», osserva Alessio Ferraris, segretario generale Fnp Cisl Piemonte. «È un problema già attenzionato a livello nazionale, ma che non ha ancora trovato una soluzione strutturale». Secondo Franco La Tona, della Cgil, «questi ritardi possono dipendere da situazioni particolari, ad esempio quando ci sono più posizioni assicurative. Nel pubblico, infatti, chi ha avuto carriere miste tra pubblico e privato può rientrare nel cosiddetto cumulo».
La denuncia
Tra chi aspetta da mesi il primo assegno c’è anche chi minaccia di rivolgersi alla magistratura per ottenere lo sblocco delle pratiche e il riconoscimento di quanto dovuto, soprattutto nei casi in cui il ritardo incide in maniera significativa sul reddito familiare.
I numeri
I numeri forniti dall’istituto previdenziale del Piemonte mostrano come la maggior parte delle domande venga effettivamente accolta in tempi rapidi, ma evidenziano anche una quota significativa di pratiche che richiede più tempo. In Piemonte i pensionati Inps sono 1. 313. 778. Le domande accolte entro 15 giorni rappresentano il 69,2% nella gestione privata e il 72, 4% nella gestione pubblica, mentre nei fondi speciali la percentuale scende al 49, 5%.
Nella provincia di Torino, dove i pensionati Inps sono 660.328, i dati risultano meno brillanti. Le pratiche definite entro 15 giorni sono il 66, 2% nella gestione privata e il 60, 9% in quella pubblica
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