Bcc del Nord-Ovest in festa per i 60 anni della Federazione, Dogliani: “Così difendiamo i territori”

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“Staying and growing”. Nel titolo del convegno ospitato dal Museo del Risorgimento c’è il senso della storia (e dell’attualità) dell’attività delle Bcc che festeggiano i sessant’anni della Federazione degli istituti di Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria. Un convegno che ha riunito a Torino i vertici delle nove Bcc del Nord-Ovest e del credito cooperativo nazionale. In apertura i saluti delle istituzioni locali e dell’europarlamentare Giovanni Crosetto, che si è soffermato sulle riforme del sistema bancario all’esame dell’Europa. Filo conduttore di tutto l’evento, il ruolo del credito cooperativo: lontano dalle grandi manovre dei colossi finanziari, vicino ai territori. E con la grande sfida dell’innovazione tecnologica e digitale da vincere per rimanere al passo con i tempi.

Le parole del presidente

“Dall’inizio del Novecento almeno il credito cooperativo è sorto per rispondere a bisogni sociali prima ancora che economici – ha esordito Elia Dogliani, presidente della Federazione Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria -. In un contesto di policrisi internazionale, di realtà produttive che sorgono e svaniscono in pochi anni, lasciando notte tempo orfane intere aree geografiche con asettici comunicati stampa, di – legittime – operazioni industriali che mirano a creare realtà bancarie sempre più grandi, con la finalità sola dell’efficientamento e della redditività esasperata, il nostro movimento va volutamente e geneticamente in controtendenza. Resta sui territori ma resta anche nella relazione di prossimità con i clienti. Perché ci sono varie forme di “abbandono”, che non sono solo fisiche, ma anche funzionali e latamente morali: pensiamo alla esasperazione di modelli di business che non consentono al cliente di avere un riferimento, umano in contesto bancario, ma una piattaforma o una voce registrata. che siamo l’ultimo modello bancario che tiene davvero alla relazione, al fornire soluzioni concrete e performanti ma, soprattutto, a rassicurare il cliente ed accompagnarlo. La personalizzazione e la presenza sono un modello “costoso”, molto più oneroso dei sistemi digitali, ma portano con sé la costruzione di un rapporto fiduciario unico”.

La tavola rotonda

A chiudere l’evento, il dialogo tra Augusto Dell’Erba, Giorgio Fracalossi e Giuseppe Maino, rispettivamente presidenti di Federcasse, Cassa Centrale e Bcc Iccrea, intervistati da Gabriele De Stefani, caporedattore de La Stampa. Inevitabili le riflessioni sul risiko bancario che sta occupando le attenzioni del settore: “Non si parla di banche, ma di pura finanza – ha detto Dell’Erba – non a caso non si citano mai i vantaggi o le ripercussioni per i clienti di queste operazioni, ma solo la profittabilità per i grandi player che ne sono protagonisti”.

Il senso è che il risiko bancario e la conseguente concentrazione in colossi della finanza lasciano spazi crescenti alle Bcc. “Noi facciamo un lavoro diverso, le filiali non le chiudiamo anche se questo ha un costo” ha chiosato Maino, sottolineando anche come la presenza delle capogruppo Cassa Centrale e Iccrea consenta alle Bcc di fare investimenti importanti senza perdere il treno del digitale.


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