Un ceo di Wall Street guadagna 192 volte più dei suoi dipendenti

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I compensi dei grandi amministratori delegati americani continuano a crescere, sostenuti da utili societari in aumento, quotazioni di Borsa elevate e piani di incentivazione sempre più legati alle performance azionarie. È il quadro che emerge dall’analisi del Wall Street Journal sui proxy statement delle società dello S&P 500, che conferma come l’anno scorso sia stato un altro anno positivo per le retribuzioni dei vertici aziendali.

Secondo lo studio realizzato da Equilar e Associated Press, la remunerazione mediana dei ceo delle società dello S&P 500 è salita del 9,7%, raggiungendo i 17,1 milioni di dollari. La componente principale continua a essere rappresentata dalle azioni assegnate ai manager, che valgono oltre il 70% del pacchetto retributivo complessivo e aumentano di valore quando cresce il prezzo del titolo in Borsa.

La dinamica riflette un meccanismo ormai consolidato: i consigli di amministrazione puntano a legare gli interessi dei manager a quelli degli azionisti attraverso stock award e piani di lungo termine, riducendo il peso della componente fissa.

Il risultato è però un ulteriore ampliamento del divario tra i compensi dei vertici e quelli dei dipendenti. Il rapporto tra la retribuzione del ceo e quella del lavoratore mediano ha raggiunto quota 192 a 1: significa che un dipendente dovrebbe lavorare quasi due secoli per guadagnare quanto il proprio amministratore delegato percepisce in un anno.

Tra i manager più pagati spicca Patrick Smith, ceo di Axon Enterprise, con un pacchetto da 164,5 milioni di dollari, seguito da Lawrence Culp di General Electric con 87,4 milioni. In molti casi le cifre record sono dovute ad assegnazioni straordinarie di azioni destinate a maturare nell’arco di diversi anni e subordinate al raggiungimento di obiettivi di crescita.

Il settore delle comunicazioni si conferma quello con i compensi medi più elevati, davanti a sanità e tecnologia, mentre le utilities restano il comparto con le retribuzioni più contenute. Anche dal punto di vista geografico emergono forti differenze: New York è tornata a essere lo Stato con i ceo mediamente più pagati.

Il dibattito resta aperto. Per i sostenitori di questi sistemi retributivi, la forte componente azionaria allinea gli incentivi del management con quelli degli investitori e favorisce la creazione di valore nel lungo periodo. I critici, invece, osservano come la crescita dei compensi continui a superare quella dei salari dei dipendenti, alimentando un divario che negli ultimi anni è diventato uno dei temi più discussi della corporate governance americana.

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