Mark Rutte, l’uomo che sa parlare a Trump vola alla Casa Bianca: è in gioco il futuro della Nato

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WASHINGTON. Quella che lo scorso fine settimana era apparsa come la solita serie di insulti di Donald Trump ai leader europei, tra cui la premier italiana Giorgia Meloni, potrebbe trasformarsi in una ristrutturazione radicale delle relazioni transatlantiche. In questo contesto – dove l’amministrazione americana sottolinea la riluttanza dell’Europa a impegnarsi sulla questione iraniana per mettere in discussione il motivo per cui gli Stati Uniti debbano continuare a sostenere la sua difesa – il Segretario generale della Nato, Mark Rutte, arriva oggi alla Casa Bianca per quello che potrebbe rivelarsi l’incontro più significativo dell’Alleanza con Trump dal suo ritorno in carica.

Rutte ha di fronte a sé un compito arduo: rassicurare Trump sul fatto che la Nato farà di più per soddisfare le sue richieste, senza però promettere più di quanto gli alleati possano effettivamente garantire.

(reuters)

Allo stesso tempo, il Segretario è anche considerato l’unico in grado di riuscirci in Europa: Rutte e Trump hanno instaurato un buon rapporto di lavoro fin da quando l’olandese era Primo Ministro, per poi rafforzarlo quando lui ha assunto la guida dell’Alleanza alla fine del 2024.

Sia lui che il suo staff intendono preservare questa dinamica a tutti i costi.

Nel frattempo, questo tipo di faccia a faccia – che con l’americano può sempre avere un esito imprevedibile – avviene a due settimane dal vertice annuale dell’Alleanza Atlantica ad Ankara, in Turchia, e in un momento in cui il Pentagono sta riesaminando l’entità della presenza militare americana in Europa.

“Incontro difficile”

«Potrebbe trattarsi di un incontro difficile, che precede altri colloqui potenzialmente ardui ad Ankara», ha dichiarato, in forma anonima, un funzionario di un Paese alleato della NATO al sito Politico, «Trump non è soddisfatto e forse l’Alleanza non può fare molto nell’immediato. Hanno già raggiunto la soglia del 5% [del PIL per la difesa] e non hanno molte altre carte da giocare».

Rutte, noto come “l’uomo che sa parlare a Trump” per la sua capacità di conquistare il presidente, cerca di scongiurare eventuali gravi scontri prima che i leader dei 32 paesi della NATO si riuniscano per fissare gli obiettivi per il prossimo anno.

Da quando è tornato al potere, l’olandese si è incontrato cinque volte con Trump alla residenza presidenziale per toccare temi scottanti come la difesa europea, la guerra in Ucraina, la questione della Groenlandia e le ostilità con l’Iran.

Secondo i suoi critici, l’ex primo ministro dell’Olanda viene visto adesso come un uomo che arriva in ginocchio a Washington – come già successo lo scorso 8 aprile – per cercare di calmare il tycoon e convincerlo a non lasciare la Nato.

Rutte: “Per la Nato la Russia è una minaccia a lungo termine”

Tuttavia, l’analista Jacopo Pastorelli del think tank americano “The Atlantic Council” – specializzato in questioni europee – non lo definisce un uomo in ginocchio. «Ora più che mai, Rutte vuole dimostrare il suo pragmatismo e superare le tensioni politiche, e dimostrare al Presidente la continua importanza della NATO come strumento moltiplicatore e di proiezione del potere ed asset strategico, illustrando ad esempio come l’Ucraina stia cambiando gli equilibri sul campo di battaglia contro la Russia, o come l’Italia abbia contribuito al supporto tecnico-logistico ed infrastrutturale per le operazioni americane in Iran», spiega l’analista. «Fondamentalmente, con questa visita Rutte cercherà di rafforzare l’impegno americano verso l’articolo 5 di mutua difesa della NATO, dimostrando che l’Alleanza non è un costo per Washington e che l’architettura difensiva di deterrenza dell’Alleanza può resistere».

Strategia

In tutto ciò, la strategia di Rutte si è spesso concentrata sulle lusinghe, rivolgendosi direttamente al presidente e riconoscendogli il merito di aver spinto i membri della NATO ad aumentare le spese per la difesa.

Martedì sera, Rutte è intervenuto in un’intervista su Fox News Channel, emittente che Trump segue abitualmente, elogiandolo, sottolineando il suo ruolo di leader dell’Alleanza Atlantica e dichiarando, in merito alle sue iniziative sull’Iran: «Lo sostengo pienamente su questo punto».

La misura in cui Rutte si spinge a lodare Trump ha talvolta destato stupore, come quando, durante il vertice dell’Alleanza dell’anno scorso, si è riferito al presidente chiamandolo “papà”.

Al di là delle critiche, Rutte ha comunque sia delle carte da giocare con l’americano: negli ultimi anni, l’Alleanza ha immesso decine di miliardi nei propri bilanci della difesa e ha avviato iniziative per incrementare la produzione interna e le scorte di armamenti.

L’importante è che Trump se ne renda conto, secondo il punto di vista del Segretario. «Le priorità per Rutte sono: blindare la partecipazione del Presidente ad Ankara il 7 e l’8 luglio; dimostrare unità all’interno dell’Alleanza; illustrare i progressi in materia di spesa per la difesa degli alleati europei; e, infine, ridurre la pressione in un momento di tensioni e crescenti incertezze tra le due sponde dell’Atlantico, dovuta al disappunto espresso dal Presidente per il mancato supporto dei suoi alleati nelle operazioni in Iran e ai piani emersi dal Pentagono di ridurre sostanzialmente i contingenti e gli assetti militari stanziati in Europa», conclude l’analista Jacopo Pastorelli.

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