ANTIBES. Si firmeranno accordi sulla Torino-Lione, l’eterna incompiuta che divide e accomuna i destini di Francia e Italia, e anche sulla linea ferroviaria Marsiglia-Genova, che dovrebbe facilitare i movimenti lungo la costiera, ma il ministro dei Trasporti e vicepremier Matteo Salvini non ci sarà.
Al vertice intergovernativo tra Roma e Parigi più importante degli ultimi anni ha preferito mandare il suo vice, Edoardo Rixi. Lui si dedicherà alla Vespa. Alle 17, proprio quando nove suoi colleghi incontreranno gli omologhi francesi, e Giorgia Meloni vedrà Emmanuel Macron, Salvini sarà all’evento “Vespa Roma 2026 – Gli 80 anni di un’icona” per la presentazione della moneta celebrativa del gioiello su due ruote del design italiano.
La defezione non ha stupito più di tanto l’Eliseo, visti gli ultimi anni di insulti a Macron ricevuti dal leader della Lega, strettissimo alleato di Marine Le Pen e del Rassemblent National, grandi avversari del presidente francese. Secondo quanto confermano fonti diplomatiche italiane e francesi, molto probabilmente Salvini ha voluto evitare la fotografia e la stretta di mano con colui che è stato e continua a essere bersaglio della sua propaganda su scala europea. È una rinuncia a rappresentare una carica istituzionale per una scelta politica.
Dopo la conferenza stampa tra Meloni e Macron, ci sarà la riunione plenaria con tutti i ministri, nove per parte. Presenti l’altro vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, e poi Matteo Piantedosi, Guido Crosetto, Adolfo Urso, Francesco Lollobrigida, Gilberto Pichetto Fratin, Anna Maria Bernini (unica donna, a parte Meloni), Alessandro Giuli e infine Rixi, al posto di Salvini.
Lo scorso agosto gli attacchi di Salvini avevano provocato una mezza crisi diplomatica tra i due Paesi. Macron aveva ipotizzato una missione in Ucraina a garanzia della sicurezza di Kiev contro l’aggressione russa e il leghista tra le altre cose gli aveva risposto di «attaccarsi al tram». Risultato: il governo francese ha convocato l’ambasciatrice italiana a Parigi Emanuela D’Alessandro per «i commenti inaccettabili del vicepremier».

Ma la galleria di insulti è molto più lunga: comincia all’indomani della prima vittoria di Macron nel 2017 e si intensifica quando Salvini trionfa e diventa ministro dell’Interno nel governo con il M5S. Da quel momento ci sarà un scontro permanente con la Francia sulle politiche migratorie. Tra il 2018 e il 2019 questo è il tenore delle dichiarazioni del capo della Lega su Macron: «un ipocrita», «un chiacchierone», «un piccolo Napoleone che fa il matto perché è ai minimi di popolarità in patria», «un signorino educato che eccede in champagne». Ed era solo l’inizio.
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