Nella serata di mercoledì gli ascolti della prima puntata di Temptation Island hanno battuto quelli della partita di calcio dei Mondiali: il patriarcato è definitivamente morto per le gravi ferite autoinflitte.
Filippo Bisciglia prima di tutto andò a prendere gli intellettuali. Nel 2020 la prima puntata di Temptation Island andò in onda la stessa sera della finale del Premio Strega: secondo il report di OmnicomMediaGroup per Libero, il programma quest’anno è andato molto bene tra i laureati, che immagino siano gli stessi che nel 2020 facevano la maturità senza le prove scritte, ma coi banchi a rotelle.
Poi Bisciglia andò a prendere i politici. Giorgia Meloni, intervistata da Maurizio Belpietro durante l’evento “Il giorno de La Verità”, ha dichiarato che «a volte noi parliamo di politica estera come se fosse Temptation Island, lo dico per fare riferimento ai meme che vedo girare». Anche se i meme non si spiegano ma si vivono, quella a cui fa riferimento Meloni è l’immagine che rappresenta lei e Donald Trump al falò di confronto. I meme sui falò di confronto hanno sostanzialmente smesso di far ridere da quando si è esaurito lo scarto tra realtà e parodia, e questo qualifica la realtà più che la parodia.
Poi andò a prendere quelli con la sveglia puntata alle 2 di notte per vedere Capo Verde-Arabia Saudita, in tutta evidenza tenuti in ostaggio dalla banda Baader Meinhof del Calalandrusa Resort di Guardavalle Marina in Calabria. Il programma è sempre lo stesso, i commenti sono sempre gli stessi, noi siamo sempre gli stessi, ogni anno guardiamo sempre lo stesso film: specchio del Paese, romanzo popolare, mascolinità tossica. La forza di Temptation Island sta tutta nel fregarsene di quello che gli altri pensano che sia il programma. La disgrazia vera in questi anni è stata la continua e inesorabile attribuzione di un valore pedagogico all’intrattenimento, che è anche un tentativo patologico di eliminare il male da qualsiasi forma di spettacolo, cultura, fiera del libro: a questo punto, è meglio fissare il muro. In questo contesto di esasperato maccartismo morale, Temptation Island ha continuato a far vedere relazioni tossiche, sedie che volano, Michael che scrive con il ketchup «Eri tutta la mia vita» sopra a un lenzuolo, senza mai fare una piega o un comunicato. Tuttavia, c’è stata quest’anno un’incrinatura, perché va bene tutto, pure che uno dica che la valigia gliel’ha preparata la mamma e che non ne veda il problema, ma l’unica cosa che davvero non deve essere messa in discussione dal pubblico è la buona fede delle coppie.
Il programma si basa su una totale sospensione della realtà dovuta al fatto che i tentatori sono stati assunti per tentare, ma tutti fanno finta di niente: noi, le coppie, i laureati. Se venissero messe in dubbio anche le relazioni dei concorrenti, il programma semplicemente smetterebbe di esistere. Dopo la messa in onda della prima puntata, è successo uno scandalo: due concorrenti, Gabriele e Sara, hanno in passato girato e diffuso durante una diretta un video intimo, e i social questa cosa l’hanno saputa prima della redazione del programma. I due concorrenti hanno fatto un video di scuse in lacrime, e non per dire qualcosa sulla circolazione di un video di 4 anni prima, ma su: non siamo una coppia finta. Il salto neurologico che le persone hanno fatto per collegare l’aver girato e diffuso un video erotico e l’essere una coppia finta non mi è chiaro, perché è da 10 anni che vengono scritte le più eleganti analisi sul maschio tossico di Temptation Island, e non capisco come l’aver messo a disposizione di un pubblico un video di coppia sia prova di una gelosia inventata e non di un rapporto di potere, o quantomeno una forma di narcisismo, visto che la patologizzazione va di moda almeno tanto quanto i meme.
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