Se nei mondiali perduti l’Italia si ritrova alla tv

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Dentro il Mondiale extralarge pensavamo di perderci e invece ci siamo ritrovati. Noi, proprio noi italiani, senza una nazionale presente, ma con un appagamento sincero.

Non si sono sistemate le contraddizioni, anzi: sappiamo ancora meglio quanto è straordinario il tifo e perché andrebbe protetto, siamo certi che non lo abbiano fatto gli azzurri e nemmeno la Fifa, a cui pure va dato il merito di ridistribuire oltre che accumulare le risorse. Entrambe le realtà sanno che questa sfida di calcio globale zeppa di campioni e gol e storie e sentimenti e remate vichinghe e conteggi da scarpa d’oro a multipli di tre mira al cuore, prende alle spalle, ruba l’occhio e pure l’anima. Gli azzurri contano sul fatto che li aspetteremo pur di rivederli lì in mezzo. Chi organizza la festa si convince di poter alzare il prezzo all’infinito perché tanto c’è sempre qualcuno disposto a pagare per lo spettacolo. Attenzione, colpiti dal Mondiale così ciccio, stiamo mettendo a fuoco, come mai prima, la classifica delle priorità: una volta definita, va poi rispettata. Il livello è altino.

Stiamo guardando la vecchia guardia che ha trovato il modo di essere ancora superlativa e sfrutta proprio il formato inedito, con maestria ovviamente. Messi con la serenità abbinata al talento, Ronaldo che lucida la rivincita grazie alle occasioni facili e conta di crescere arrampicandoci sopra. Ci godiamo gli splendidi quarantenni e contemporaneamente ci divertiamo con Vinicus Jr che fa ballare la gente, Mbappé che sposta i governi, Haaland, il fenomeno di questa pacchia. L’unico che intercetta chi è disinteressato al calcioa. Persino al supermercato c’è qualcuno che fa la «viking row» e non esiste profilo Instagram seguito che non richiami un’acconciatura, uno stile, un capo di abbigliamento o una posa che lo riguardi. Dalla panchina di Francia-Norvegia, partita acchappa-ascolti in assoluta assenza di competizione, è riuscito ad attirare attenzioni. È un’altezza vertigine, non è detto che si riesca sempre a confermare la quota magia.

Questo Mondiale non leviga i conflitti, li mette in risalto. L’Iran non si trova bene negli Stati Uniti dove non è il benvenuto. Questo Mondiale non ci racconta affatto che il mondo si è allargato per far spazio a realtà minuscole e ha reso all’Europa, meglio a noi, ingiusta la strada. Ci dice invece che in giro ci sono squadre abili, che Capo Verde ha tutto il diritto di stare negli Usa e infatti si è presa un altro turno. Se non ci si vuole proprio raccontare bugie, si capisce con totale rassegnazione che l’Italia non meritava altrettanto. Non perché non ci siano nazionali più scarse, come l’Uzbekistan, piuttosto perché se ne tornano a casa formazioni ben più equipaggiate della nostra. Come la Turchia. Questo Mondiale corregge le sviste. Il nostro campionato è davvero sceso nella considerazione e nella qualità e non è un modo per denigrarlo, solo per obbligarlo a ripartire da una scala di valori corretta. Il colpo di mercato del Milan, Gonçalo Ramos, fa la riserva nel Portogallo di Ronaldo e nel Psg di Dembélé e magari proprio la serie A lo libererà o il Mondiale gli darà il suo giorno di gloria, eppure l’acquisto più oneroso di una squadra storica è un attaccante che attualmente non trova spazio. Questo Mondiale ci indica la distanza che c’è tra il nostro calcio e quello che ci piace davvero e ci sbatte in faccia che ancora conta la famiglia di Vozinha, il portiere di Capo Verde, la provenienza che non coincide con la maglia, la protesta contro una pausa pubblicitaria spacciata come cura. Si guarda il Mondiale e ci si appassiona perché è vero e smonta scelte di cartapesta. Quindi la morale conta, anche quando si finge che ormai sia compromessa perché porta i soldi delle scommesse.

Perdoneremo all’Italia questa assenza intollerabile se trova un posto degno, con la stessa qualità e sincerità che ci coinvolge adesso. Le nuove generazioni daranno una possibilità al nostro pallone solo se lo merita, l’audience globale non crescerà contro il rispetto. Questo Mondiale ci piace perché è spettacolare quanto sincero e invece di accantonare le questioni in sospeso grazie ai gol, le mette in prospettiva

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