Kiev e i missili fatti in casa: “Quasi pronto il primo balistico, lo testeremo sulla Russia”

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Da almeno un anno nell’intelligence ucraina sono convinti che la fase finale della guerra contro la Russia sarà «la battaglia nei cieli». In una guerra in cui l’Ucraina ha fermato l’avanzata della Russia sulla terraferma, ed è in grado di minacciare costantemente nel mar d’Azov e nella Crimea meridionale le petroliere della flotta russa ombra, quella fase è ormai iniziata. La battaglia nei cieli. Lo si vede con gli attacchi alla raffineria di Mosca, ripetuto ieri. Al porto di San Pietroburgo. A quattordici raffinerie di petrolio russe che bruciano. A volte anche a 2500 km di distanza, in Siberia.

La Storia tende spesso a ripetersi. Nella seconda guerra mondiale la Germania cominciò a perdere quando, dopo la Battaglia d’Inghilterra, la Luftwaffe non riuscì mai a ottenere il controllo dei cieli britannici. Da metà del 1943 i bombardamenti alleati e la crescente superiorità di caccia come il P-51 Mustang ridussero drasticamente la capacità tedesca di difendere il proprio spazio aereo. Poi subentrarono tutte le altre ragioni che conoscete.

L’Ucraina, che in partenza non aveva quasi niente, come vere armi, ha dovuto fare da sé (con l’aiuto rilevante di britannici, olandesi e danesi su tutti). Ed è stata incredibilmente smart. Nei droni a lungo raggio, è ormai addirittura all’avanguardia, al punto da poterli anche esportare adesso in America

A Kiev oggi tutte le forze consapevoli lo sanno, in particolare in uno dei luoghi strategici della resistenza ucraina, che è un’azienda di armi, Fire Point. L’azienda ormai produce un centinaio di droni FP-1 e FP-2 al giorno (quelli che colpiscono le raffinerie russe volando anche a bassissima quota). Produce il missile Flamingo (attualmente 3 al giorno), che comincia ad andare a segno, per esempio su uno stabilimento della difesa russa a Voronezh. E adesso gli ucraini hanno quasi concluso i test di prova del nuovo missile balistico FP-9, manca l’ultimo test del motore. Quando al cofondatore e progettista capo di Fire Points, Denis Shtilerman, viene chiesto quanto tempo manca per renderlo operativo, la risposta è eloquente: «Lo testeremo in Russia questo autunno». Diciamo a inizio ottobre, Mosca entra ufficialmente nel raggio di fuoco non più solo di droni a lungo raggio. «Siamo a un solo passo dal lancio: il collaudo del motore», spiega Shtilerman. «Solo dopo aver testato il motore inizieremo i test di volo. Poi, non appena avremo verificato che il missile è controllabile e fa quello che l’algoritmo gli dice di fare, inizieremo i test in Russia. Tutto qui». Il punto cruciale è vedere che il motore del missile risponda costantemente e con margini ridotti di errori all’algoritmo che lo pilota.

Così l’Ucraina distrugge la flotta ombra russa: il drone punta la nave e poi la colpisce

A Kiev, soprattutto nell’intelligence militare (Gur) e nell’industria della difesa, ma anche nell’ufficio del presidente, guidato non a caso da un militare, Kyrylo Budanov, sono sicuri che il vero punto di vantaggio sia che i russi, come ci dice un ingegnere, «non hanno esperienza nell’intercettazione di missili balistici. Sì, impareranno, ma noi impareremo molto più velocemente. Eseguiremo delle manovre antiaeree. La lancia batte sempre lo scudo». Non è neanche tanto segreto che i lanci prenderanno di mira direttamente Mosca, alcune delle installazioni militari protette. L’industria militare ucraina ha imparato a districarsi anche abbastanza bene tra la burocrazie: il missile Flamingo, sempre prodotto da Fire Point, aveva incontrato tantissimi problemi perché gli ucraini si sono trovati fortemente dipendenti dalle normative esterne per l’importazione di motori turbogetto (specie dal Regno Unito). Questa volta si erano preoccupati di pari passo sia dei problemi ingegneristici sia di quelli giuridico doganali.

Dove le cose per Kyiv vanno molto meno bene è nell’intercettazione dei missili balistici russi.Per quanto relativamente lenti possano essere, come gli Iskander, o molto imprecisi, come i Kinzhal, Mosca non si fa tanti problemi in attacchi che sono di natura sostanzialmente terroristica. E Kiev finora riesce a intercettare molto poco, di balistico. Ecco il perché delle stragi nella capitale ucraina. Sono gli Usa e Trump che le hanno fin qui consentite. Zelensky ha pochi sistemi Patriot, e pochissimi missili per i Patriot, ma tornando da Ankara ha incassato una cosa importante: l’Ucraina riceverà nei prossimi giorni dagli Usa un nuovo pacchetto di missili intercettori Pac-3 per i Patriot, e altre forniture arriveranno dall’Europa (il primo a muoversi è stato il cancelliere Merz. Italia non pervenuta nel dossier missili). C’è un’altra cosa: Trump ad Ankara ha concesso le licenze per la produzione ucraina di Patriot. Si tratta di documenti fondamentali soprattutto perché danno a Kiev le specifiche sulle due informazioni basilari per intercettare i missili terroristi sui civili: sistema di puntamento e radar.

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