Ha cercato di ribaltare i ruoli di quanto successo lo scorso 9 luglio sulla banchina della fermata Duomo della linea gialla della metropolitana. «Io sono la vittima ed è stata la ragazza ad aggredirmi», il senso delle parole di Mohamed Saidi nell’interrogatorio di convalida in carcere a San Vittore dove si trova con l’accusa di sfregio permanente aggravato dai futili motivi per aver dato una coltellata al viso a una giovane marocchina di 22 anni.
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Il giudice delle indagini preliminari, Cristian Mariani, ha ritenuto la versione inverosimile. Ha deciso di convalidare l’arresto eseguito in flagranza dalla polizia locale e di applicare la custodia cautelare in carcere per il 27enne algerino. Di fatto è stata accolta la richiesta del pm Simona Ferraiuolo. A Saidi viene contestata la pericolosità sociale per aver agito nonostante fosse stato arrestato solo poche ore prima per un tentato furto a bordo di un’auto e per non essersi attenuto alle prescrizioni del giudice per le direttissime che gli aveva dato il divieto di dimora a Milano. Inoltre, Saidi – secondo il giudice – ha mostrato una spiccata «spregiudicatezza» per aver aggredito con «un’arma potenzialmente letale» come un coltello una «donna inerme» la cui unica colpa sarebbe stato quella di incrociare lo sguardo dell’uomo.
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Nell’interrogatorio Saidi, assistito dall’avvocata Mara Bracco, ha espresso la volontà di essere rimpatriato in Algeria. In Italia – ha dichiarato – è arrivato da circa un mese dalla Francia. Qui si sarebbe arrangiato con qualche lavoretto saltuario come idraulico. L’altro pomeriggio – secondo il racconto offerto al giudice – il ventisettenne sarebbe stato aggredito verbalmente dalla ragazza di 22 anni, che in attesa di un treno stava chiacchierando con un’amica. «Mi ha detto di essere una marocchina mafiosa. Io non ho mai detto di essere musulmano e uomo». Saidi ha negato di aver avuto un coltello e di aver colpito la giovane, dopo averla insultata e avergli sputato in faccia. «Si è fatta male da sola». Con la fibbia metallica della borsa che la giovane portava a tracolla. La stessa parte gli avrebbe provocato una ferita a un dito della mano. Davanti al giudice Saidi si è strappato il cerotto, mostrando la ferita aperta. Per la fuoriuscita di sangue l’interrogatorio è stato sospeso per qualche minuto. L’algerino, fotosegnalato in Italia solo dopo il primo arresto operato dai poliziotti delle Volanti, ha detto di essersi allontanato e non di essere scappato dagli agenti della polizia locale, diretti dal comandante Gianluca Mirabelli. «Mi sono accasciato sui divanetti di una palestra perché stavo svenendo».
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