
Memento Amoris: ricordati dell’amore. Questo il tema della ventiduesima edizione di Torino Spiritualità, scelto dal curatore Armando Buonaiuto dopo le tre edizioni che avevano avuto come oggetto la morte, l’errore, il vuoto: il sottotitolo del festival, che si terrà dal 14 al 18 ottobre prossimi presso le sale del Circolo dei lettori e, come sempre, in altri luoghi della città, recita «Nessuno comincia da sé» e naturalmente ricorda il John Donne del celebreNessun uomo è un’isola, enunciato quanto mai attuale nella sua inattualità visto e considerato che, complici i social, viviamo com’è noto nell’epoca delle shitstorm e del narcisismo di massa.
Sarebbe dunque quantomeno sviante circoscrivere l’amore in questione a quello raffigurato un tempo nelle vignette che avevano come protagonisti Les Amoureux di Raymond Peynet: perché sono tante le sfumature dell’amore che verranno indagate dai numerosi ospiti della manifestazione, a cominciare dall’appuntamento che vedrà in dialogo Roseline Hamel, sorella di Padre Jacques Hamel, ucciso nel 2016 a Saint-Etienne-de-Rouvray nei pressi di Rouen in Francia da un attentato jihadista, e Nassera Kermiche, madre di Adel, uno degli assassini, appena diciannovenne all’epoca dei fatti e ucciso a sua volta dalla polizia dopo che con un complice aveva sgozzato il religioso ai piedi dell’altare: un incontro che ha molto a che spartire con la giustizia riparativa, dunque, all’insegna della necessità sempre più urgente di tornare al dialogo in questo nostro tempo segnato da contrapposizioni spesso feroci, e che alla pari di quello in programma tra l’israeliano Rami Elhanan e il palestinese Bassan Aramin, padri protagonisti del romanzo Apeirogon di Colum McCann, saprà senza dubbio darci modo di approfondire e di riflettere su quanto stiamo più o meno indirettamente vivendo.
Come di consueto, il festival proporrà oltre a incontri concepiti sotto forma di dialogo altri tipi di appuntamenti, si tratti di lezioni singole o facenti parte di un ciclo tematico più articolato o di veri e propri seminari esperienziali, quando non di spettacoli sotto forma di letture ad alta voce o performance teatrali: vedi le serate con l’attrice Marina Massironi, che porterà in teatro il Diario di Eva di Mark Twain o l’attore Peppe Servillo, nella trasposizione dello splendido romanzo di Antonio Franchini Il fuoco che mi porto dentro; e cercherà di intercettare la complicità del pubblico, facendolo interagire e rendendolo co-protagonista come in occasione dell’apertura affidata alla poeta Mariangela Gualtieri. Numerose come da tradizione le discipline coinvolte: dalla psicanalisi (con Vittorio Lingiardi) alla filosofia (con Michela Marzano), passando per l’antropologia (con Marino Niola ed Elisabetta Moro), la biologia (con Roberto Ferrari), l’astrofisica (con Edwige Pezzulli), la genetica e l’epigenetica del comportamento (con Valter Tucci), la sociologia (con Stefano Laffi). Ma elencare qui tutti gli ospiti non è possibile: cosa che testimonia la ricchezza di contenuti di quello che ormai è una sorta di rito laico venato da sempre di risvolti religiosi e che da sempre pone a tutti noi interrogativi di ordine etico e morale, a partire dall’interesse che suscitano ogni volta le occasioni in cui è presente Vito Mancuso o da quello che raccolgono studiosi o membri di altre fedi.
«Memento Amoris» come ricordati dell’amore, si diceva, anziché ricordati di amare: perché come scrive Armando Buonaiuto occorre «riconoscere che la relazione viene prima dell’individuo, che il legame precede l’autonomia, che nessuna vita si dà senza essere stata, in qualche modo, accolta». Da questo punto di vista, l’amore (da intendersi anche come cura del prossimo) è «trama costitutiva della realtà: architettura discreta e ostinata che tiene insieme ciò che tende alla dispersione». Una dispersione che Torino Spiritualità smentisce ogni anno da oltre due decadi, ormai, perché nel corso del tempo tale manifestazione ha saputo coagulare attorno a sé una vera e propria comunità di lettrici e di lettori, fatto non scontato se si pensa alla crescente frammentazione della nostra società.
Anche per questo la scelta di un tema come «Memento Amoris» ci pare particolarmente felice.
Se quello dell’alienazione dell’uomo moderno è stato tra i fili rossi che hanno contraddistinto tanta produzione artistica e letteraria del 900, il mondo che verrà e che anzi è già qui tra noi, in cui si progettano umanoidi atti a svolgere mansioni di cura e surrogare funzioni affettive, oltre che naturalmente a combattere guerre e a sedare disordini di piazza, è un mondo nel quale sempre più sarà urgente e necessario ricordarsi dell’amore. Che non si compra in rete, non è frutto di determinate sequenze di algoritmi, non c’entra nulla con quelle aziende tecnologiche cui abbiamo regalato i nostri dati in cambio dell’illusione di poter vivere in un mondo migliore. È un qualcosa di umano, troppo umano, per citare un concittadino illustre: e anche se è non quotato al Nasdaq è un bene prezioso.
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