Se le elezioni federali in Germania si tenessero oggi, il 29 per cento degli intervistati voterebbe per il partito di estrema destra Afd, mentre il 21 per cento sosterrebbe i cristiano-democratici della Cdu-Csu. Un record? No, una scalata. Una sorpresa? No, un’avanzata. I dati registrati dal sondaggio condotto questa settimana dall’Istituto demoscopico Insa per il quotidiano popolare Bild arrivano infatti ultimi dopo una serie di altri: c’era stato un altro sondaggio a maggio scorso, uno a ottobre 2025, uno nell’aprile precedente, e il titolo del lancio di agenzia era sempre lo stesso: «Nuovo record per l’Afd»; cambiavano solo le percentuali, un punto alla volta, fino al sorpasso della Cdu (già del resto registrato nei dati regionali in vista del prossimo voto nella Sassonia-Anhalt, a settembre).
L’ONDATA SOVRANISTA
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FRANCESCO DE FELICE
Le spiegazioni che valevano fino a qualche tempo fa – lo scontento, i divari Est-Ovest, la protesta nei confronti dei partiti tradizionali – non sono più sufficienti, perché l’aumento dei potenziali elettori registrato dai sondaggi non è solo numerico, ma mostra un allargamento a più categorie di persone. Alcuni analisti lo hanno già segnalato: non sono più solo maschi di mezza età e con un basso grado di istruzione a ingrossare le file dell’estrema destra, cominciano a entrare anche i giovani e le donne. Queste ultime, in particolare, denunciano un preciso tipo di scontentezza: non si sentono al sicuro. Non sono sicure di riuscire a trovare un lavoro, non sono sicure di riuscire a formare una famiglia se ne avranno il desiderio, il futuro le spaventa, sentono di non avere più gli strumenti per gestire i cambiamenti. Addirittura sono fiorite numerose organizzazioni di femministe di destra, che difendono la remigrazione, il nucleo famigliare tradizionale, figliolanze numerose e tutto il repertorio Dio Patria e Famiglia. A leggere certi slogan – «Heimatsliebe ist nicht verbrechen», l’amore per la patria non è un crimine – viene da sorridere, ma l’errore è proprio questo: guardare con sussiego chi ha paura e pensare che basti una retorica su diritti e istruzione per dare una risposta compiuta.

È un po’ l’errore che in Germania hanno fatto i grandi partiti di centro, smettendo di guardare alle fasce più fragili del loro elettorato e sottovalutando gli scompensi legati a una deindustrializzazione troppo repentina. A tutte quelle famiglie che si sono viste togliere lavoro e sicurezze non sono stati offerti i mezzi per affrontare una trasformazione – pensiamo all’emorragia di posti di lavoro nel settore automobilistico – né si sono messe in atto reti di assistenza che potessero attutire il colpo. Il risultato, anche in un Paese di risparmiatori come la Germania, è stato il diffondersi del sentimento sbagliato: doveva essere la fiducia verso un futuro da costruire – con la digitalizzazione, la transizione green, l’estensione dei diritti – e si è dimostrato invece la paura di perdere – il lavoro, i risparmi, le protezioni. Ora la domanda è: i partiti di estrema destra sono in grado di rispondere con la politica (e con delle politiche) a questo genere di paure? Un’inchiesta dello Spiegel che sta passando al setaccio i candidati Afd delle prossime regionali in Sassonia-Anhalt si è trovata di fronte gente con passato di droga, truffe, crimini informatici, reati penali. Racimolare consensi sulla disperazione non è difficile, ma gli estremisti lo sanno fare meglio degli altri.
La campagna elettorale
Germania, AfD: classi divise per stranieri e niente bandiera arcobaleno nel piano in Sassonia-Anhalt

Costruire politiche che diano risposte a cittadini preoccupati è sicuramente difficile, ma i grandi partiti popolari lo hanno fatto molto male. Adesso si devono mettere all’inseguimento, e rischia di essere una gran brutta partita.
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