Norma anti-maranza, scoppia la polemica contro Meloni: Le opposizioni: “No ai minori imputabili”

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Il disegno di legge “anti-maranza” approvato dal Consiglio dei ministri ha subito acceso il confronto politico e istituzionale, soprattutto per le nuove regole sull’imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni. Se la maggioranza guidata dalla premier Giorgia Meloni rivendica una stretta necessaria contro la criminalità giovanile, opposizioni e associazioni denunciano invece il rischio di una deriva esclusivamente repressiva e di un indebolimento delle tutele previste dalla giustizia minorile.

Il principio: presunzione di imputabilità

La novità introdotta dal disegno di legge riguarda l’imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni. Oggi, quando un ragazzo di questa età commette un reato, spetta al giudice verificare caso per caso se sia capace di intendere e di volere al momento dei fatti e quindi se possa essere ritenuto penalmente responsabile. Con il testo approvato dal Consiglio dei ministri il principio si ribalta: il minorenne sarà considerato, in via presuntiva, capace di intendere e di volere e quindi imputabile, salvo che venga dimostrato il contrario. In pratica si inverte l’onere della prova: non sarà più il giudice a dover accertare la capacità del minore, ma dovrà essere provata un’eventuale incapacità. Il disegno di legge dovrà ora essere esaminato e approvato dal Parlamento.

Meloni: «Chi sbaglia deve pagare»

In un videomessaggio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato il provvedimento: «Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne». La premier ha ricordato gli interventi già adottati, dall’arresto per i minori sorpresi con un’arma alle norme contro la diffusione dei coltelli e all’inasprimento delle pene per i danneggiamenti di gruppo, definendo il ddl «un passo ulteriore». «La fermezza senza alternative non basta, ma le alternative senza fermezza non risolvono il problema», ha aggiunto.

Nordio: «Non cambia l’età dell’imputabilità»

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha spiegato che il disegno di legge modifica l’articolo 98 del Codice penale e punta a «facilitare le indagini». Ha precisato che si tratta di una «presunzione relativa», quindi superabile con prova contraria, e che non vengono modificati né l’età dell’imputabilità, che resta fissata a 14 anni, né il trattamento sanzionatorio: cambia soltanto l’onere della prova.

L’allarme di Save the Children

Critica anche Save the Children, secondo cui la violenza giovanile è un fenomeno complesso che non può essere affrontato assimilando la giustizia minorile a quella degli adulti. L’organizzazione sottolinea inoltre che le sentenze di non luogo a procedere per immaturità dei minori tra 14 e 18 anni sono diminuite da 256 nel 2004 a 60 nel 2024.

Le polemiche politiche

Il provvedimento accende lo scontro politico. La Lega rivendica il risultato con Matteo Salvini, che parla di «una nuova stretta anti-maranza chiesta a gran voce dalla Lega» e ribadisce il principio secondo cui «chi sbaglia, paga». Sulla stessa linea la vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Augusta Montaruli, che definisce il disegno di legge «un altro colpo alla criminalità» messo a segno dal governo Meloni. Più defilata, invece, la posizione di Forza Italia.

Dal fronte delle opposizioni arrivano critiche compatte. La segretaria del Pd Elly Schlein invita il governo a «basta propaganda», accusandolo di aver convocato il Consiglio dei ministri senza affrontare il caro carburanti, con la benzina tornata sopra i due euro al litro. Per il responsabile Sicurezza del Pd, Matteo Mauri, l’esecutivo «sceglie ancora una volta la strada della propaganda e della repressione invece di affrontare le vere cause del disagio giovanile». La capogruppo dem alla Camera, Chiara Braga, accusa invece il governo di essere «debole con i forti e forte con i deboli», sostenendo che «ieri erano gli immigrati, oggi sono i minori».

Anche il leader di Italia Viva Matteo Renzi critica il disegno di legge. Ospite di In Onda su La7, sostiene che il governo «fa norme sulla base dei fatti di cronaca» e rincorre Roberto Vannacci, «che sta spostando l’asse della coalizione», con Forza Italia e Lega «terrorizzate».

Per Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e parlamentare di Avs, il ddl certifica il fallimento della linea dell’esecutivo: «Dopo sei decreti sicurezza e il decreto Caivano, il governo ammette che la criminalità minorile è aumentata. È la prova del fallimento delle politiche della destra: più propaganda, più repressione, meno sicurezza». Il Movimento 5 Stelle, invece, in questa fase è rimasto sostanzialmente ai margini del dibattito.

Stop all’ipotesi di modifica della legge 231

Sul fronte della sicurezza sul lavoro, il governo sembra invece aver accantonato l’ipotesi di modificare il decreto legislativo 231 del 2001, che disciplina la responsabilità amministrativa delle imprese per alcuni reati, compresi quelli legati agli infortuni sul lavoro. Nelle scorse settimane si era parlato della possibilità di introdurre un meccanismo premiale per le aziende che rispettano gli obblighi di sicurezza, limitandone la responsabilità ai casi di colpa grave. Un’ipotesi che la ministra del Lavoro Marina Calderone ha però smentito, precisando che il ministero «non ha niente nei cassetti» su questo tema e che, al momento, non è previsto alcun intervento normativo.

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