Una sala nell’opulento stile del tardo stalinismo, tra colonne dai capitelli elaborati, stucchi dorati, marmi colorati e finestre alte tre piani. Un allestimento speciale di sontuose decorazioni floreali, con tavoli apparecchiati come opere d’arte. Un menu raffinato di prelibatezze del mare, firmato dallo chef italiano Carmine Alfieri. Le Maybach degli ospiti e i pullmini neri delle scorte erano già stati parcheggiati ai piedi del grattacielo staliniano in piazza Kudrinskaya, uno degli indirizzi più esclusivi della capitale russa. Tutto era pronto per il party più esclusivo dell’estate: “Aleksandr compie 55 anni”, recitava lo striscione nella sala del ristorante Balzi Rossi, tra i più popolari negli ambienti dei ricchi e famosi di Mosca, l’omonimo del locale stellato di Ventimiglia. La guerra sembrava lontana, dimenticata, inesistente. Fino a che uno degli uomini della sicurezza non ha bloccato all’ingresso una donna che voleva recapitare al festeggiato un enorme scatolone: l’esplosione della bomba che conteneva dentro ha ucciso cinque persone e mandato in ospedale altri 17 tra ospiti e personale del locale.
Non ci sono per ora conferme ufficiali, ma sia i media ucraini che i blogger della propaganda russa non hanno dubbi: il bersaglio dell’attentato era il tenente generale Aleksandr Chayko, che aveva intenzione di festeggiare il suo compleanno e la nomina a comandante delle truppe aerospaziali russe. A quanto pare, il festeggiato si è salvato, mentre sono morti sua figlia Maria e suo genero Daniil. I tempi sono cambiati, e i ristoranti di lusso con cucina mediterranea, aperti per soddisfare gi palati raffinati di oligarchi, star dello spettacolo, modelle e alti funzionari, oggi contano tra la loro clientela i generali reduci dall’Ucraina. Pochi dubitano infatti che l’attentato sia stato organizzato dai servizi segreti di Kyiv: Chaiko – figlio di un generale, arruolato già a 14 anni come cadetto – aveva guidato nel 2022 l’offensiva russa su Kyiv. In altre parole, sono stati i suoi sottoposti a massacrare gli abitanti di Bucha, motivo per cui era finito sotto sanzioni dell’Unione Europea, dopo essere stato sanzionato già nel 2021 da Londra come comandante del contingente russo in Siria per le stragi di civili a Idlib. L’intelligence ucraina Sbu aveva pubblicato le registrazioni della sua voce che ordinava di “cancellare dalla faccia della terra” con l’aviazione e i razzi multipli il villaggio Teterskoe, nei pressi di Bucha.
Un criminale di guerra per gli ucraini, dunque, e uno dei generali preferiti da Vladimir Putin, che aveva insignito Chayko della massima onorificenza di Eroe della Russia, e l’aveva messo nella lista ristretta dei soli dieci militari di alto rango che avevano una scorta. Una protezione imposta dopo che un’autobomba ha ucciso, il 22 dicembre 2025, Fanil Sarvarov, il generale responsabile dell’addestramento dello Stato maggiore. Sei mesi prima, la stessa sorte era toccata al generale Yaroslav Moskalik. E nel dicembre 2024, una bomba legata a uno scooter ha ucciso Igor Kirillov, il capo delle truppe di difesa radioattiva, chimica e biologica, il protagonista della operazione “Dalla Russia con amore” che aveva portato, in piena pandemia, gli esperti della guerra batteriologica russi a Bergamo. Ma i generali sono soltanto la punta dell’iceberg: sono decine i militari russi incriminati dagli ucraini per crimini di guerra commessi nel loro territorio e uccisi lontano dalla linea del fronte. L’ultimo in ordine di tempo è il colonnello Damir Davydov, responsabile del dipartimento munizioni missilistiche e di artiglieria dell’esercito, saltato in aria il 9 giugno scorso, a Balashikha, una città-satellite di Mosca sede di numerose caserme, e teatro di numerosi attentati.
Se si contano anche i propagandisti – come la figlia del filosofo neonazista Aleksandr Dugin, Daria, fatta saltare con l’auto del padre nell’agosto del 2022, e il blogger nazionalista Vladlen Tatarsky, ucciso da una bomba in un bar pietroburghese nell’aprile 2023 – e i collaborazionisti ucraini passati con l’invasore, come l’ex deputato della Rada Ilya Kiva, ucciso da un killer in un resort di lusso vicino Mosca nel dicembre 2023 – il numero degli esponenti establishment putiniano uccisi in attentati riconducibili a Kyiv sale a più di 120 persone. Il negoziato su una eventuale tregua è paralizzato, e in ogni caso difficilmente includerà la giustizia per i responsabili fisici e morali dei crimini di guerra, che per gli ucraini fanno parte di una lista non soggetta a discussioni e prescrizioni. Ma oltre a cercare giustizia, i servizi ucraini hanno ora anche l’obiettivo di scuotere l’opinione pubblica russa, e di ricordare che la guerra non appare soltanto sullo schermo di una televisione, come aveva promesso il Cremlino. La bomba nel ristorante di lusso nel grattacielo staliniano ha scosso i moscoviti glamour, esattamente come i bombardamenti dei magazzini del gigante del commercio online Wildberries hanno fatto percepire la guerra a milioni di consumatori e piccoli imprenditori che usavano la sua piattaforma. Non ci sono più retrovie dove nascondersi, e i blogger militari russi invocano nuove rappresaglie su Kyiv, mentre le moscovite del centro sui social si arrabbiano perché non possono entrare nel “nostro ristorante preferito”, diventato un pezzo di linea del fronte.
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