Se non è una discesa in campo, ci assomiglia molto. Tucker Carlson – ex volto di punta di FoxNews, ora tra i podcaster conservatori più ascoltati – giovedì scorso ha fatto nel suo show un monologo di 90 minuti in cui ha presentato un programma in 10 punti che assomiglia tanto a un programma elettorale, anche se non ha mai detto di voler essere lui il candidato. In modo teatrale e che ad alcuni ha ricordato la discesa dalla famosa scala dorata di Trump nel 2015, Carlson ha parlato di un’America in crisi, sull’orlo del baratro, ma salvabile a patto di scegliere il candidato giusto. Dieci punti per altrettante parole chiave che descrivono come, a suo avviso, il Paese dovrebbe essere – “giusto”, “sovrano”, “decente” – e che parlano di un programma conservatore classico: confini chiusi, lotta all’immigrazione, opposizione alle guerre infinite, opposizione ai data center per l’intelligenza artificiale e alle telecamere di sorveglianza, responsabilità penale per i collaboratori di Epstein che la stanno facendo franca, cancellazione del debito, ristrutturazione economica del debito dei consumatori, perché il Paese “non può mai essere morale in una società organizzata attorno al debito”.
Chi è Tucker Carlson, l’ex star di Fox News che ha intervistato Putin e può ottenere un ruolo di governo da Trump
Francesco Semprini
Il discorso di Carlson è stato preceduto da un incontro, lo scorso fine settimana, con altri amici di Trump, ora diventati suoi nemici: l’ex deputata Marjorie Taylor Greene, il deputato Thomas Massie e l’ex capo dell’antiterrorismo Joe Kent. Tutti e tre sostenitori dell’idea di un terzo partito politico: Kent durante un’apparizione al programma di sinistra The Young Turks ha raccontato di come i tre abbiano esortato Carlson a candidarsi alla presidenza.
Tucker Carlson si scusa per aver aiutato Trump a tornare presidente. Cresce il dissenso fra i MAGA
IACOPO LUZI

La rottura con Trump
Ex volto di Fox News – dal quale è stato licenziato nel 2023, a causa della causa intentata dalla Domino Voting System contro la tv per aver divulgato falsità relative a presupposti brogli durante le elezioni del 2020 – Carlson è stato per anni tra i più fedeli sostenitori di Donald Trump: lo ha intervistato, lo ha esaltato, lo ha difeso dai suoi microfoni. Ha persino svolto un ruolo di primo piano nelle fasi finali della campagna elettorale del 2024, appoggiando Trump e prendendo parola in diversi comizi. Poi qualcosa si è rotto. La prima crepa riguarda gli Epstein file e la gestione degli stessi da parte del Dipartimento di Giustizia: come altri all’interno del movimento Maga, Carlson ha criticato il tentativo dell’amministrazione Trump di insabbiare la cosa, ritardando la loro pubblicazione, avvenuta poi in modo censurato.
Putin: “Nell’aprile del 2022 era tutto pronto per la fine della guerra ma l’Occidente ha costretto Kiev a non cedere”
Alberto Simoni

La crepa più grande riguarda però la guerra all’Iran, a cui Carlson si è sempre opposto e anzi, ha anche raccontato di essersi recato più volte alla Casa Bianca nel tentativo di scongiurare il conflitto, senza successo. Oggi il giornalista dice addirittura di rimpiangere il sostegno che ha dato al quarantasettesimo presidente e nelle settimane scorse ha dichiarato di non poter più sostenere il Partito Repubblicano. «Non c’è nessuna possibilità che io sostenga il Partito Repubblicano», ha detto, citando la guerra in Iran come causa principale del suo dissenso. Una dichiarazione clamorosa, da parte di uno degli intellettuali di riferimento della destra americana.
Candidato o no
Nel suo discorso di giovedì Carlson non ha detto di volersi candidare. Quando l’ospite Alex Jones gli ha chiesto direttamente se avesse ambizioni presidenziali, Carlson ha risposto con un diniego netto: «Certo che non ho intenzione di candidarmi. Non ho mai detto né fatto nulla che possa far pensare che io abbia interesse a una carica politica, perché non ce l’ho. Non l’ho mai avuto». I mercati predittivi raccontano però un’altra storia: Carlson ha raggiunto il sette per cento su Polymarket per la nomination repubblicana del 2028 — una cifra enorme per un uomo privo di qualunque struttura di campagna, comitato o apparato di partito. Non solo, al netto dei dinieghi, molti osservatori ritengono che Carlson stia perseguendo qualcosa di più strutturato di una semplice provocazione mediatica. Secondo Jeremy Boreing, ex CEO del Daily Wire, “Tucker ha un progetto politico, e quel progetto è creare una nuova maggioranza americana attraverso una coalizione di populisti economici di sinistra e populisti sociali di destra”, in modo simile a quanto successo nel 2009 con il Tea Party o, appunto, l’ascesa politica di Trump nel 2015.
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it




