Il settore tech ridisegna la mappa dei Paperoni in Borsa: i Crippa volano quarti e tutti insieme i fondatori di Bending Spoons valgono già 12 miliardi. Gli eredi Del Vecchio sono ancora primi. Fuori classifica lo Stato con quota 111 miliardi. È quanto emerge dalle classifiche di Ferragosto elaborate da MF-Milano Finanza che fotografano i patrimoni azionari degli italiani (allequotazioni del 7 agosto). La novità è che ai vertici della ricchezza nazionale irrompe la tecnologia. E con una velocità tale da scompigliare in 12 mesi buona parte della top 20.
Primo gradino del podio ancora saldo nelle mani degli eredi di Leonardo Del Vecchio, con un patrimonio azionario di 44,5 miliardi di euro, anche se la ricchezza in Borsa spinta soprattutto da Essilux, oltre che da Mps, Generali, Unicredit e Covivio cala: oltre 7 miliardi persi rispetto al 2025, maggiore riduzione di valore fra tutti i nomi in graduatoria. La famiglia Rocca consolida la seconda posizione, facendo balzare il valore della partecipazione in Tenaris da 9,9 a 15,2 miliardi. Terzo Francesco Gaetano Caltagirone, in risalita di due posizioni, con 12,5 miliardi (+54%), grazie soprattutto al ruolo giocato in alcune delle principali partite legate al risiko bancario.
Sotto il podio irrompono i Crippa, la famiglia che controlla Technoprobe: erano 16esimi un anno fa con 2,6 miliardi, ora sono quarti con 10,4 miliardi grazie al boom della società di microelettronica figlia della bolla Ai. Dopo la famiglia Prada-Bertelli (9,9 miliardi, +8,49%), sesta posizione per la famiglia Agnelli-Elkann-Nasi con poco più di 8 miliardi di valore. Seguono i Benetton (7,6 miliardi), i Doris-Tombolato (7,2 miliardi), Piero Ferrari (6,7 miliardi) e, a chiudere la top 10 gli eredi Berlusconi (6,4 miliardi).
Sopra a tutti continua, però, a esserci un Paperone fuori classifica: lo Stato italiano. Se nel 2025 il valore delle partecipazioni pubbliche censite daMF aveva raggiunto 81,5 miliardi, dodici mesi dopo il totale arriva a 111,1 miliardi. L’incremento in termini assoluti è di oltre 29,5 miliardi (+36,2%). Il Mef dispone direttamente di partecipazioni per 55,5 miliardi, mentre Cassa Depositi e Prestiti arriva a 54,7 miliardi. Nel portafoglio diretto del primo, il peso maggiore è quello di Enel, con una quota valutata oltre 24 miliardi, seguita da Poste Italiane con 10,42 miliardi e Leonardo con 10,14 miliardi. Cdp ha invece in Eni la perla della corona: la quota vale quasi 21,8 miliardi.
I grandi fondi stranieri hanno ormai quasi 100 miliardi in Piazza Affari in portafoglio. Anche le fondazioni hanno assistito a una decisa crescita con il boom del settore bancario: il loro portafoglio cresce a 22,54 miliardi, con un balzo del 35,1%.
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