
«Per dovere devo cercare di essere ottimista, ma vedo enormi difficoltà. Prendere Bab al-Mandab significa bloccare anche l’Arabia Saudita, non soltanto l’area del Golfo Persico, gli Emirati e il Qatar. È quindi un segnale molto negativo, che va ad amplificare il riflesso sui prezzi», dice Gilberto Pichetto Fratin. Il ministro di Forza Italia, titolare dell’Ambiente e della sicurezza energetica, sa che ci aspetta un autunno difficile, ma è convinto che il governo, dopo il taglio delle accise sul gasolio, riuscirà a mettere in campo una serie di «percorsi selettivi» per calmierare la fiammata delle materie prime, tutelando «gli interessi delle varie categorie».
Partiamo dal Consiglio dei ministri. Avete approvato la norma per sveltire le autorizzazioni sulle trivellazioni di idrocarburi. Cosa prevede?
«Di fatto consente di aiutare le Regioni a superare tutta una serie di difficoltà a livello territoriale. È un’opportunità che viene data ai governatori, non è un vincolo, anche perché noi abbiamo il dovere di rispettare la Costituzione della Repubblica e quindi le diverse competenze. Il massimo che si poteva fare sotto il profilo commissariale era dare alle Regioni la disponibilità del governo a intervenire con un commissario che le aiutasse operativamente».
Avrà messo in conto che, tra i governatori, ci saranno resistenze.
«Guardi, proprio perché è un’iniziativa regionale, una Regione che non vuole utilizzare questo percorso e questo strumento è libera di non farlo».
Che tempi si aspetta?
«Il decreto entra in vigore immediatamente. Da oggi qualsiasi Regione può dire: attiviamo la procedura. È chiaro che noi abbiamo un’esigenza nazionale. Già oggi gli idrocarburi vengono estratti in Basilicata, in Calabria, in Sicilia e in alcune realtà dell’Adriatico».
Gli industriali hanno detto di sentirsi «presi in giro» sul nucleare ma, soprattutto, sulle rinnovabili. Che cosa replica?
«Sul nucleare dovrebbero dire perché si sentono presi in giro: è entrato nel programma del governo prima che in quello di Confindustria. È qualcosa che va fatto bene, ma dal punto di vista dell’operatività riguarda il prossimo decennio».
Nonostante la legge delega sia in arrivo, i decreti attuativi si vedranno solo alla fine dell’anno.
«A quel punto bisognerà attivare le imprese, affinché si propongano, partecipino e si organizzino per il futuro».
Sulle rinnovabili, però, siamo indietro. La burocrazia blocca gli investimenti, i veti frenano gli impianti. Non pensa serva un cambio di passo?
«Sono il primo ad augurarmi che possano essere attivate tutte le autorizzazioni rilasciate. Ci sono migliaia di megawatt che devono essere messi in campo e che hanno il parere favorevole del mio ministero. Ci sono poi progetti che hanno il parere contrario di altri dicasteri: in quel caso l’arbitro è il Consiglio dei ministri. Parliamo di circa 11 mila megawatt sui quali c’è una contestazione. Una quantità analoga è in attesa del parere del ministero della Cultura per quanto riguarda la parte paesaggistica. È chiaro che serve un’accelerazione. Io sono il primo ad averne interesse: più energia rinnovabile produciamo, prima riusciamo a incidere sul prezzo e a creare un disaccoppiamento di fatto nel nostro sistema dell’energia elettrica. Ma i numeri ci dicono che abbiamo cambiato passo».
Fotografi la situazione, allora.
«Nei primi otto mesi del 2026, la Commissione Pnrr-Pniec ha intensificato il proprio lavoro sulle procedure di Valutazione di impatto ambientale, con un incremento di oltre il 40% rispetto allo stesso periodo del 2025, per progetti di impianti a fonti rinnovabili che hanno una potenza di circa 19,5 GW e un valore economico degli investimenti pari a oltre 36 miliardi di euro».
Pensa sia sufficiente?
«I dati sulle autorizzazioni sono già molto superiori al piano nazionale. In ottica 2030 supereremo ampiamente gli 80 gigawatt, perché già oggi siamo nella condizione di autorizzarne quasi 70: un numero colossale».
E rispetto alla proposta di commissariare?
«Bisogna chiarire cosa si intende per commissariare e che cosa dovrebbe fare un commissario. L’energia è materia concorrente e perciò si tratta di capire se si tratta di intesa su azioni o rilascio di permessi autorizzativi. Chiaro che il ministro della sicurezza energetica è d’accordo su ogni atto capace di velocizzare il processo».
Dopo la proroga del taglio delle accise, la presidente Meloni ha annunciato un nuovo intervento, più mirato. Che cosa state preparando?
«Stiamo lavorando su varie ipotesi. Bisogna essere onesti: abbiamo una situazione di bilancio che non ci permette di andare avanti con sistemi a pioggia, validi per tutti. Quando qualcuno chiede perché il governo non interviene, bisogna ricordare che dovrebbe farlo con le tasse degli italiani. Una seria gestione del bilancio, come quella portata avanti dal ministro Giorgetti, è ciò che ci permette di avere lo spread ai livelli attuali. Significa anche avere tassi di interesse a livelli che permettono al Paese di raggiungere i risultati che sta ottenendo, fermo restando il legittimo diritto di critica delle opposizioni. Stiamo quindi valutando percorsi selettivi, anche rispetto agli interessi delle varie categorie, dal settore trasporti ad altri settori. Naturalmente stiamo guardando anche agli spazi di manovra sul bilancio, nell’ottica di quello che potrà emergere quando a livello europeo avremo il dato finale sul rapporto deficit-Pil: 2,9%, 3%, o 3,1%. A quel punto capiremo con maggiore certezza i margini. Ma la scelta politica indicata dalla presidente del Consiglio è chiara: non possiamo tenere l’ombrello aperto per tutti».
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