“Il clima che cambia non è colpa dell’uomo”: bufera sul manuale per le scuole di Belluno

0
2

Tira una brutta aria – qualcuno direbbe: c’è un pessimo clima – tra i banchi delle scuole superiori del Comune di Belluno. Da qualche giorno circola un manuale intitolato “Cambiamenti climatici. Scenari, sfide, soluzioni” dove si legge testualmente: «L’incremento di temperatura cui stiamo assistendo rientra nei naturali cicli climatici e non dalle emissioni antropiche».

A leggerla così distrattamente sembrerebbe un’affermazione di un troll negazionista sui social e invece è la sintesi che il dottor Giorgio Giacchetti, presidente dell’Ordine dei Geologi del Veneto, riporta nel suo contributo al testo. Una pubblicazione finanziata da fondi pubblici regionali per un ammontare pari a 29.500 euro, erogati dalla Regione Veneto su proposta dall’ex assessore della Lega Gianpaolo Bottacin.

Tutto bene? Non proprio. Dopo avere sostanzialmente affermato che la causa del riscaldamento globale sarebbe di «origine astronomica», da ricercare quindi nelle variazioni dei cicli orbitali della Terra attorno al Sole, Giachetti prosegue sostenendo che le carote di ghiaccio dimostrerebbero che «la CO2 non sia la causa bensì l’effetto dei cambiamenti climatici». Pescando tra teorie pseudoscientifiche, bufale e tutto il consueto armamentario della peggiore disinformazione climatica, il manuale nega, in termini che lasciano stupefatti, le responsabilità umane dell’attuale crisi climatica.

Eppure la comunità scientifica internazionale è lapidaria e pressoché unanime, così come riportato nel VI rapporto dell’Ipcc (International Panel of Climate Change): la causa del cambiamento climatico è inequivocabilmente (il termine riportato è proprio unequivocally) da imputare alle attività umane, principalmente le emissioni di gas serra.

Davvero le carote di ghiaccio dimostrerebbero, come sostenuto da Giacchetti, che «la CO2 non sia la causa bensì l’effetto dei cambiamenti climatici»? No, quell’affermazione è falsa. Lo studio degli archivi glaciali polari dimostra esattamente il contrario, ovvero come sia proprio la CO2 ad amplificare a livello globale l’iniziale riscaldamento su scala regionale (principalmente nella regione Artica) causato da variazioni nei parametri orbitali.

A rispondere è Carlo Barbante, professore all’università Ca’ Foscari di Venezia e presidente del Centro di studio e ricerca internazionale sui cambiamenti climatici che in una lettera aperta al Comune e alla Regione parla di «affermazioni che contraddicono lo stato delle conoscenze scientifiche». Barbante nella lettera chiede di «sospendere immediatamente la distribuzione» del volume, ritirare le copie già consegnate e inviare una rettifica alle scuole e agli enti coinvolti.

Falsa anche l’affermazione secondo cui «l’effetto della CO₂ diventa trascurabile oltre 260 ppm», perché scrive Barbante, «ogni raddoppio della concentrazione produce una nuova e rilevante perturbazione del bilancio energetico terrestre».

Insomma, un curioso esercizio di equilibrismo: decenni di studi, migliaia di pubblicazioni e il metodo scientifico finiscono sullo stesso piano di tesi strampalate, magari raccolte qua e là sul web. Perché il problema è che a parlare non è un privato cittadino ma il presidente di un Ordine professionale. E, soprattutto, c’è un ente pubblico che decide di trasformare queste ricostruzioni pittoresche e antiscientifiche in materiale per le scuole.

Tutto questo mentre si chiude l’estate più calda mai registrata a livello globale e il pianeta continua a fornire dati che lasciano poco spazio alla fantasia: temperature record, oceani sempre più caldi, ghiacci artici ai minimi e fenomeni estremi in aumento.

La distribuzione del testo è stata presentata come la trasformazione di atti di un convegno in uno strumento di conoscenza. L’intenzione in astratto è condivisibile, anche se pare incomprensibile che un documento finanziato e diffuso da istituzioni pubbliche non sia stato sottoposto a un’adeguata verifica scientifica prima di essere distribuito agli studenti.

«Ognuno può dire quello che vuole»: così ha risposto l’assessora all’Ambiente del Comune Lorenza De Kunovich, informata delle reazioni che sta provocando la pubblicazione, chiamando in causa la libertà di opinione. Ma qui non è in discussione la libertà di esprimere opinioni, anche minoritarie. È in discussione la scelta di un’amministrazione pubblica di stampare e distribuire materiale presentato come strumento di conoscenza senza distinguere tra evidenze scientifiche e bufale conclamate. Un conto è il pluralismo, un altro la pericolosa disinformazione scientifica.

Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it