La sorpresa è vedere il ministro dell’Istruzione Valditara, di solito piuttosto netto nelle sue affermazioni, parlare il linguaggio della mediazione e cercare di ridimensionare l’interpretazione dello scontro tra Mattarella e Meloni sul provvedimento che il consiglio dei ministri dovrebbe varare oggi per regolare la presenza di bambini e ragazzi stranieri a scuola. Sostiene Valditara che si è voluto fraintendere il Capo dello Stato e che sia le sue intenzioni, sia quelle del governo, vanno nella stessa direzione: favorire l’integrazione di tutti gli studenti stranieri verificando almeno la conoscenza della lingua italiana. Conoscenza che all’incirca per 600 mila del quasi un milione di stranieri è già più che verificata, trattandosi di immigrati di seconda generazione che l’italiano lo parlano fluentemente. E possono essere considerati stranieri solo perché in attesa di cittadinanza.
L’obiettivo del tetto del 30 per cento nelle classi, già contenuto molti anni fa in una circolare della ministra Gelmini, non è stato mai realizzato. In molti quartieri di periferia di grandi città italiane è la presenza di immigrati ad aver superato questa percentuale: e se gli stranieri sono di più degli italiani nella società civile, non si vede come potrebbero essere di meno a scuola. Di qui, stabilito il principio, la necessità di deroghe, ammesse dal ministro.
C’è poi, evidente, il tentativo di evitare che Meloni si prenda tutta la responsabilità (leggi: merito) di un intervento che in passato è stato tentato più o meno negli stessi termini da tutti i partiti del centrodestra e la Lega, a cui fa capo il ministro Valditara, non vuole farsi sfilare dalla premier. Tutto, ovviamente, deve avvenire senza dare la sensazione che una volta che Meloni ha tirato il sasso, la maggioranza si divida su una materia di forte richiamo elettorale. Di qui l’esplicito tentativo di ricucire (ove mai ce ne fosse il bisogno) con il Colle e di insistere affinché il provvedimento sia varato per decreto, che Mattarella dovrebbe autorizzare, sebbene non sia stato ancora messo a parte di un testo. Nato, con ogni evidenza, con intento di propaganda elettorale e per cercare nuovamente di tacitare Vannacci, che sull’argomento non cessa di condurre la sua campagna ed è diventato ormai bersaglio quotidiano della premier.
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