L’appello di Volodymyr Zelensky dal podio delle Nazioni Unite, il quarto discorso all’Onu da quando è cominciata l’invasione russa, ha avuto una sola sponda, quella europea. Nonostante il bilaterale con Donald Trump, il sostegno americano è apparso lontano, sovrastato dalla richiesta di stop agli attacchi in profondità sulle raffinerie russe, e ancor più dall’invito rivolto a Vladimir Putin a partecipare al vertice del G20 di Miami, il 18 e 19 dicembre. Potrebbe essere l’occasione per quel summit a livello di leader, spesso evocato come decisivo per arrivare a un’intesa. Ma il significato diplomatico è che Washington si mette in mezzo, fra i due, come mediatore, e non più come alleato di Kiev. L’idea di costringere la Russia a una pace giusta, con la pressione delle sanzioni e i danni alle infrastrutture energetiche, viene di fatto archiviata, per lo meno nelle intenzioni del presidente americano.
Il doppio fronte in Europa dell’Est e nel Golfo è troppo anche per la superpotenza statunitense. Le code ai distributori a Mosca si sovrappongono a quelle in Francia, dove una stazione di servizio su 9 lamenta carenza di carburanti. La Casa Bianca soppesa lo stop alle esportazioni di gasolio, che alla pompa ha raggiunto il record di 6,53 dollari al gallone. Il principale acquirente è l’Europa. La Cina invece ha toccato il record in acquisti di petrolio e distillati russi e iraniani, in barba alle sanzioni Usa. Non sono dati contingenti, riflettono i nuovi equilibri. Durante la prima guerra delle petroliere, dal 1984 al 1988, la flotta americana entrava nel Golfo, a bandiere spiegate, e scortava le navi. Ora non è così. Il Pentagono usa elicotteri e droni, e pochi mercantili escono.
Ma c’è un altro dato da osservare, ed è il rapporto fra il Pil russo e cinese e quello statunitense. Se si prendono i dati del Fondo monetario internazionale, nel 1998 l’economia russa era di 270 miliardi di dollari contro 9200, cioè 34 volte più piccola. Quella cinese era nove volte inferiore. Sommate erano solo un settimo della prima potenza mondiale. Quest’anno il Pil russo è stimato dall’Fmi in circa 2600 miliardi, quello cinese in 21.000 e quello americano in 32.400. Messe assieme, Russia e Cina sono circa tre quarti dell’America. E pareggiano l’Ue, che ha un’economia di circa 23.000 miliardi. Negli anni Novanta le nazioni ostili all’Occidente erano piccoli gusci tra due leve formidabili. Oggi sono troppo grosse per lo schiaccianoci.
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