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La prof, il festino e il cadavere fatto a pezzi: cosa è successo nell’alloggio di via Gulli

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La chiamata al 112 è arrivata giovedì, poco prima delle 22. «Mio figlio mi ha raccontato che ha fatto molto male a qualcuno….», ha detto la voce di una donna. Qualche minuto dopo le volanti della polizia hanno rintracciato la signora di origini sudamericane con il figlio 26enne. Quest’ultimo avrebbe subito ammesso ai poliziotti: «Ho ammazzato uno, in via Gulli». E così, dalla zona di Mirafiori a Torino, dove abita il giovane, insieme ai poliziotti ha attraversato la città. Poi sono saliti al quarto piano di una palazzina, in Borgo Vittoria, quartiere nella zona nord. Proprio qui vive in affitto Nicole Formichetti, una insegnante di italiano in un istituto di Ciriè. Quando lei ha aperto la porta di ingresso della casa, agli agenti si è spalancato un orrore che non immaginavano. Nel bagno, in un secchio, c’erano diversi coltelli da cucina con le lame di varie lunghezze. Vicino dei sacchi neri, di quelli che si utilizzano per raccogliere la spazzatura. Dentro i sacchi, il corpo sezionato di un uomo. Il cadavere era in parte ricoperto da cemento a presa rapida. Una scena da film horror. La vittima è Fabio Colapietro, un 39enne residente a Settimo Torinese di cui, da alcuni giorni, i parenti non avevano più notizie.

Da quel momento, la vicenda si è spostata negli uffici della Questura dove gli investigatori della Squadra Mobile hanno portato la professoressa, il 26enne e un’altra ragazza di 22 anni. Perché tutti, con responsabilità diverse, hanno avuto un ruolo in questo delitto così feroce. Il 26enne ha confessato ed è in stato di fermo per omicidio e soppressione del cadavere. L’insegnante e la 22enne sono invece accusate di favoreggiamento e concorso nell’occultamento. Al momento resta ancora da capire il movente del delitto visto che, inizialmente, da quello che trapela, il 26enne avrebbe parlato di una colluttazione per una rapina o furto, ma su questo aspetto sono ancora molti i punti oscuri. Sul corpo di Colapietro ci sono segni evidenti segni di violenza riconducibili a coltellate e bastonate come evidenziato dal medico legale e dagli esperti della Scientifica.

I tre sono stati fermati dopo una notte e un’intera giornata di interrogatori effettuati dagli agenti della Squadra Mobile. Le indagini, coordinate dalla pm Lea Lamonaca, devono, però, ancora chiarire diversi aspetti della vicenda. Soprattutto se, come sembra, i quattro si fossero dati appuntamento nella casa di Borgo Vittoria per un festino a base di alcol e droga di cui tutti sembra abusassero.

E poi gli inquirenti devono capire da quanto tempo la vittima fosse morta, anche alla luce del forte odore che proveniva dall’alloggio al quarto piano. Ma soprattutto devono chiarire se Colapietro sia stato assassinato proprio in via Gulli, oppure in un altro luogo e solo successivamente portato nell’appartamento per essere smembrato. Gli investigatori stanno sentendo anche altre persone che frequentavano l’appartamento dell’insegnante. Che all’istituto dove lavora dicono di non aver ancora visto dall’inizio delle lezioni di questo anno scolastico. «Non abbiamo nulla da dire, sono motivi personali», commentano i dirigenti.

La vicenda del cadavere fatto a pezzi ha sconvolto l’intero quartiere. «Quella donna abitava qui più o meno da due anni – racconta un inquilino del palazzo di via Gulli – la vedevo quasi tutti i giorni che portava a spasso il cane e, spesso, camminava con una bottiglia di birra in mano. Ogni tanto salutava, sembrava anche timida, era magrissima». Ancora: «Era sempre con uomini diversi, ma quelli sono fatti suoi. Di certo è che, da quando abitava qui, era un continuo via vai di persone, su e giù per le scale a tutte le ore del giorno e della notte. E qualcuno si era anche lamentato» .

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