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Gli U2 per i loro 50 anni di carriera tornano nella scuola dove tutto è cominciato

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«Ci sono volte in cui guardo The Edge, Adam e Larry e so che tutto quello di cui abbiamo bisogno è di stare da soli, noi, solo noi in una stanza. È così dal settembre del 1976 e ora è già arrivato il settembre del 2026». Bono non ha dubbi e usa questa frase per dare un titolo ai festeggiamenti per i cinquant’anni della sua band, gli U2. Il gruppo compie cinquant’anni, mezzo secolo da quando, in una cucina di Dublino, quattro adolescenti si sono trovati attorno a strumenti che sapevano appena suonare e a un sogno che non sapevano nominare.

Tutto nacque da un foglio appeso alla bacheca della Mount Temple Comprehensive School, nel Northside di Dublino: «Batterista cerca musicisti per formare una band». A scriverlo era il quattordicenne Larry Mullen Jr. A rispondere, Adam Clayton, Dave Evans (poi The Edge) e Paul Hewson (Bono). È questo il motivo per cui per festeggiare i cinquant’anni gli U2 non potevano che tornare da dove sono partiti. Alla scuola. Al punto zero. Nel cortile della Mount Temple, accanto all’edificio principale, è stato allestito un piccolo palco. Davanti, circa 900 studenti, intorno, centinaia di giornalisti da tutto il mondo. Non c’è un’arena, non ci sono passerelle, megaschermi o effetti speciali. Alle 14 si presenta la band e subito I Will Follow, Vertigo con quel «Uno, dos, tres, catorce!» che ormai appartiene alla mitologia live degli U2. «Grazie per essere venuti qui», urla Bonoe via con Beautiful Day, Out of Control, una delle canzoni che appartiene alla loro preistoria: «They want us in control, but we’re out of control». «Dubliners, siete benvenuti a questo esperimento sociale – e il leader presenta la band come se fosse ancora quella del 1976 – alla batteria, Larry Mullen Jr. , Adam Clayton al basso e alla chitarra… David Evans, Dave, David o forse Duffy…(ride) No, no, così non suona bene. Lui è, per tutti, The Edge!». Risate e un boato.

La sorpresa arriva quando presentano Silencio, «il nuovo 45 giri», secondo brano estratto dal prossimo album Carnaval De Luz. Una canzone che guarda anche alla storia del rock con un gioco beatlesiano già evidente dalla grafica del nuovo progetto: la copertina del disco mostrerà gli U2 camminare uno in fila all’altro come avvenne per Paul, John, Ringo, e George su Abbey Road. L’album, il sedicesimo, uscirà il 13 novembre ed è il primo disco di materiale inedito da 9 anni. Lo show non è finito. Su un palchetto alla destra del gruppo salgono 32 ragazzi di una classe di musica che fa parte del progetto «Music Generation», il programma nazionale irlandese di educazione attraverso il quale la band ha scelto di restituire alla comunità svariati milioni di euro per l’istruzione artistica. Partono le note di One ed è uno dei momenti più forti. Bono non ha bisogno di spiegare troppo: «Vogliamo che questo momento sia ricordato. Questa isola è piena di musica e sono così fiero di essere irlandese».

La giornata al Mount Temple non è solo una festa privata. È anche un modo per l’Irlanda di celebrare i suoi ragazzi diventati leggenda. La Central Bank of Ireland ha coniato una moneta commemorativa da due euro dedicata ai 50 anni degli U2.

L’ultimo pezzo suonato nella vecchia scuola è una With or without you da pelle d’oca. In serata Bono e i suoi pards hanno suonato davanti ai concittadini dalla terrazza del Bewley’s Oriental Café bloccando il traffico e lasciando il pubblico esterrefatto. Gente comune, fan e non col naso all’insù per ammirare 4 superstar che hanno suonato per la prima volta in una cucina e di lì a poco avrebbero scritto canzoni epocali. Gli U2 non sono nati dall’eccellenza tecnica, ma dalla fede reciproca. Non sapendo suonare bene le canzoni degli altri, ne scrissero di proprie. Impararono strada facendo, insegnanti l’uno dell’altro. Tra il 1976 e il 1980 quei ragazzi hanno trasformato l’ambizione in destino. Il manager Paul McGuinness li ha curati come figli lanciandoli nel mondo, il contratto con la Island Records, l’album d’esordio Boy e canzoni come I Will Follow, New Year’s Day e Sunday Bloody Sunday li hanno portati in tutto il mondo. Da allora gli U2 hanno venduto oltre 175 milioni di dischi, conquistato 22 Grammy, reinventato il concetto stesso di concerto dal vivo e trasformato ogni tour in un’esperienza collettiva, capace di fondere tecnologia, spettacolo e coscienza civile. I numeri raccontano solo una parte della storia, la vera impresa è stata rimanere insieme per 50 anni e, dice Bono: «Grazie a voi rimarremo insieme per altri cinquanta»!

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