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Ecco chi paga meno tasse allo Stato, gli escamotage usati per aggirare il Fisco

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I balneari dichiarano al fisco un reddito, in media, pari a 27.800 euro, i gioiellieri 27 mila, i macellai 19.400 euro. Per i parrucchieri il reddito scivola a 18.100, quello delle estetiste si assottiglia a 16.500 euro e un gestore di discoteca campa con appena 11.700: meno di una bidella a scuola al primo ingresso. Possibile? Difficile crederlo. L’ultimo osservatorio sulle dichiarazioni dei redditi ai fini Irpef realizzato da Itinerari Previdenziali rilancia una scomoda verita: in Italia, i veri oppressi dalle tasse sono pochi. Quanto pochi? «Meno del 20% della popolazione – scrive l’indagine – mentre una parte consistente non solo ne paga assai poche ma beneficia anche di una enorme redistribuzione, totalmente a carico dei redditi sopra i 35 mila euro lordi l’anno, che peraltro non beneficiano se non marginalmente di bonus, sgravi e agevolazioni».

Stando all’analisi del centro studi su dati Mef e Agenzia delle Entrate relativi al 2024, il 70% dei contribuenti paga solo il 20% dell’Irpef, quasi nulla delle restanti imposte dirette e molto poco di quelle indirette (a partire dall’Iva).

A sostenere l’80% di tutto il gettito resta il 30% di cittadini, per lo più lavoratori dipendenti e pensionati: i “tartassati”, appunto. Più precisamente, il 65% dell’imposta è versato dal 18,78% di contribuenti che dichiarano redditi da 35 mila euro lordi in su (ovvero circa 2 mila euro al mese). E circa il 70% che dichiara redditi fino a 29 mila euro versa tasse imposte pari a 46 miliardi: un terzo della spesa sanitaria.

Nel dettaglio, il rapporto certifica che, su una popolazione di oltre 58,9 milioni di persone, i dichiaranti sono 42,838 milioni mentre i versanti 34,105 milioni. Ci sono appena 58.700 paperoni che guadagnano da 300 mila euro in su. Si tratta dello 0,1% della platea e rappresentano il 6,49% di tutta l’Irpef. Da soli, versano tasse per un valore totale di 14,03 miliardi, con un importo pro-capite di 238.006 euro. Sommati ai redditi più alti di 100 mila euro, la nostra penisola conta in tutto 750.659 “ricchi”.

Al polo opposto, sette milioni e 968.832 contribuenti dichiarano redditi fino a 7.500 euro lordi. In media, pagano un’imposta di appena 27 euro a testa e vivono con meno di 3.500 euro l’anno. Ma circa 1,149 milioni denuncia un reddito nullo o negativo e non paga né tasse né contributi. Chi sono?

«Nella fascia bassa, c’è da fare una distinzione fra chi è effettivamente povero e dichiara poco a causa di lavori precari o mal retributi e chi non paga perché evade» sottolinea Marco Veronese Passarella, docente di Economia politica all’università de L’Aquila. «Sulla fascia alta, il quadro è possibile: i super ricchi usano patrimoni, rendite finanziarie e non i redditi da lavoro». Fra i libero professionisti, nel 2024, i più ligi appaiono i notai: reddito medio dichiarato 164.758 euro. A seguire, i farmacisti con 112.525 euro. Gli altri si fermano sotto i 100 mila euro: i commercialisti a 96.846 euro, gli odontoiatri a 74.200, gli avvocati a 51.912, i veterinari a 30.937 e gli psicologi a 26 mila.

Venendo agli autonomi, dichiarano un reddito medio inferiore a 50 mila euro hotel e bb, pompe funebri e ferramenta. Sotto i 30 mila, meccanici, ristoranti e pizzerie, bar e gelaterie. Sotto i 20 mila euro, palestre e impianti sportivi, tintorie e lavanderie. «Ci sono redditi dichiarati oggettivamente incredibili, che richiedono più controlli e tracciamenti» rimarca Pier Giorgio Ardeni, ordinario di Economia dello sviluppo e dello sviluppo internazionale all’università di Bologna «Ma serve ripristinare una maggiore progressività: ai tempi del governo Rumor c’erano 32 aliquote fiscali. La flat tax è una tassa piatta uguale per tutti ed è un errore. Lo stesso vale per redditi da immobili o da capitale. Inoltre, l’odierno regime consente di aggirare la tassazione. C’è una microevasione per molti lavori manuali e professioni».

La via maestra per evadere resta sempre la stessa: il contante. I pagamenti in liquidi consentono di non battere lo scontrino e di non fatturare oppure di farlo con un importo inferiore. In cambio, si offre al cliente uno sconto o una rateizzazione della spesa. Per i più corsari, l’alternativa è gonfiare i costi o commettere un errore materiale in dichiarazione, banalmente digitando l’importo inesatto. Quanto all’insieme di agevolazioni, detrazioni, deduzioni fiscali e bonus introdotti, l’analisi è limpida. «Tra i vari provvedimenti di dubbia costituzionalità che falsano l’uguaglianza fiscale – scrive il centro studi – c’è senza dubbio la flat tax». La flat tax al 15% con limite a 85 mila euro l’anno sarebbe penalizzante per i redditi fino a 29 mila euro cioè circa il 78% dei dichiaranti.

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