Una mossa a sorpresa. Stamattina perquisizione nello studio di Gianni Di Vita dei poliziotti della Squadra Mobile di Campobasso e degli uomini del Servizio centrale operativo della polizia. Gli agenti sono entrati nell’ufficio del commercialista, a Pietracatella, che si trova proprio di fronte all’abitazione della famiglia. Un’«irruzione» lampo: l’ipotesi è che cercassero qualcosa di specifico. Questa attività mirata – che si aggiunge a tutte le altre ancora in corso – potrebbe essere un nuovo tassello nell’inchiesta per la morte di Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara, uccise dalla ricina.
IL GIALLO
Uccise con la ricina, nove mesi di misteri. La prof amica di Gianni Di Vita interrogata per 4 ore
L’analisi sul pc e le pen drive
Il sopralluogo arriva all’indomani degli accertamenti tecnici irripetibili in Questura. In particolare, ieri, sono stati estratti e copiati tutti i dati contenuti nel computer e nelle 10 pennette Usb che erano stati sequestrati lo scorso 31 luglio nello studio dell’ex sindaco del piccolo comune molisano. Sull’analisi minuziosa di questi materiali si concentra l’attenzione degli investigatori. Così come spiegato nella comunicazione inviata alle parti, si cercano elementi utili per accertare eventuali rapporti e legami collegabili a ricerche online finalizzate a procurarsi ricina da parte delle due vittime, oltre a dati relativi ai rapporti con familiari, parenti e amici. La procura ha ora 60 giorni di tempo per analizzare tutti i dati catalogati. Le operazioni peritali sui dispositivi in uso alla famiglia Di Vita, durate quattro ore, potrebbero contribuire a ricostruire gli accessi informatici anche delle vittime. Stando a quanto risulta, sarebbero stati utilizzati anche dalle due donne per ragioni di studio e di lavoro. Per le parti offese, Gianni e Alice Di Vita, era presente il loro perito, Giovanni Alfonso.
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Gli accertamenti sul cibo
Le analisi – affidate agli specialisti dello Sco – riguardano anche possibili annotazioni sugli alimenti consumati nei giorni precedenti ai malori, durante il periodo natalizio, eventuali documenti o appunti su eventuali patologie, ma anche chat, foto, registrazioni vocali, email, account social e la geolocalizzazione dei dispositivi. La ricerca si estende su un arco temporale molto ampio: dalla prima accensione di pc e chiavette, sino al giorno del loro ultimo utilizzo. L’accertamento è stato disposto dalla procura di Larino che indaga per duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico. Al momento nessun indagato. Probabilmente gli inquirenti attendono i risultati degli accertamenti scientifici da parte del Robert Koch Institut di Berlino. Due mesi fa, infatti, il sopralluogo alla ricerca del veleno nell’appartamento di famiglia, in via Risorgimento. I reperti e gli alimenti sequestrati in questi mesi, i campioni di sangue, i risultati delle autopsie e le decine e decine di testimonianze durante le circa 200 audizioni potrebbero chiarire chi possa aver somministrato la sostanza, come e perché.
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