Il software delle power unit in tilt nei giri di formazione in Malesia, il sistema di cronometraggio in panne poco fa nelle qualifiche della Sprint a Singapore. Non è un gran momento per l’informatica in Formula 1, chissà se anche stavolta – come per il motore Ferrari di Lewis Hamilton domenica scorsa – ha funzionato il vecchio metodo dello «spegni e riaccendi». In ogni caso, tutto è bene quel che finisce bene: per la Fia e anche per Max Verstappen, autore di una straordinaria mini-pole, strappata alla Ferrari che aveva chiuso in testa il Q2 ed era davanti a tutti, con Charles Leclerc, anche dopo il primo tentativo della fase decisiva.
L’INTERVISTA
Alesi: “Fenomeno in macchina, fuori ancora di più: uno come Antonelli non si è mai visto”
JACOPO D’ORSI
Il dubbio riguardava l’investigazione che vedeva coinvolto il quattro volte campione del mondo, reo di un sorpasso su Lewis Hamilton in regime di bandiera gialla. Un’infrazione chiara avvenuta nel Q1, dopo il botto di Sergio Perez e prima della conseguente bandiera rossa decisa per i troppi detriti seminati in pista, una manovra che lo stesso Hamilton ha subito segnalato via radio al suo ingegnere Carlo Santi. Verstappen però se l’è cavata, spiegando nel colloquio con i commissari che frenare in modo deciso in quella situazione sarebbe stato più pericoloso che effettuare un sorpasso «controllato». E così resta in pole, davanti a George Russell con la Mercedes non aggiornata ma con motore nuovo (domenica partirà ultimo), mentre Kimi Antonelli – soltanto settimo a oltre mezzo secondo dal compagno di squadra – non è affatto soddisfatto dal pacchetto di sviluppi introdotto la settimana scorsa in Malesia e confermato a Singapore sulla sua W17, anche se dopo le prove libere è stato deciso di rinunciare alla nuova ala anteriore. «Non potevo ottenere di più – l’eloquente commento del leader del Mondiale -, ho tirato fuori tutto da questa macchina». Al di là del (doppio) titolo dietro l’angolo, un bel grattacapo per Toto Wolff e la Mercedes.

L’illusione delle Rosse
E la Ferrari? Leclerc si accomoda in seconda fila, ma per la Rossa questa è un’altra amara illusione su un circuito che ben si sposa con le caratteristiche della SF-26, le primissime posizioni sono evaporate ancora una volta nei pressi della bandiera a scacchi. Negativa, in particolare, la prestazione di Hamilton, sesto e preceduto anche dalle due McLaren, con Oscar Piastri quarto davanti a Lando Norris, sulla pista dove nel 2018 arrivò forse la pole più bella della sua infinita collezione. Chiare le parole di Leclerc: «Sembra che da tre o quattro gare abbiamo perso un po’ in termini di prestazione pura e non siamo abbastanza veloci per lottare con gli altri finora». Tra gli «altri», è tornato Verstappen, che conferma lo stato di forma ritrovato, suo e della Red Bull, dopo aver conquistato la settimana scorsa la prima pole e il primo successo stagionale nel Gp del Bahrein corso a Sepang. «Con gli pneumatici soft la macchina si è accesa», il commento di Super Max, all’11ª pole Sprint della carriera, più di un terzo del totale.
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