Un «balzo indietro» nelle epoche più buie. «È barbarie, così tornano la logica dell’occhio per occhio e la legge della vendetta», sostiene il gesuita padre James Martin anima e guida della rivista “America”, chiamato in Vaticano al Dicastero della comunicazione e al Sinodo dei vescovi. La fucilazione, per l’episcopato Usa, è «cultura della morte che non farà altro che danneggiare il tessuto morale della nazione».
il 3 dicembre in texas
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dal nostro corrispondente Alberto Simoni
Le esecuzioni pubbliche per l’Onu sono una “punizione crudele, inumana o degradante”. Finora avvenivano in Afghanistan e Iran, adesso anche negli Usa, come è possibile?
«Lo è perché l’uomo responsabile di questa decisione, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, ha ritenuto che fosse importante che la gente vedesse tutto questo. Ma si tratta di un degrado per tutte le persone coinvolte. Il Catechismo definisce la pena di morte “inammissibile” in quanto costituisce un affronto alla dignità umana. Anche gli assassini possiedono tale dignità. Quindi trasmetterla in televisione è una innegabile barbarie».

È la prima esecuzione pubblica in 90 anni. Cosa rappresenta in questa epoca?
«Ci dice molto di più su coloro che hanno deciso di trasmetterla in televisione. Dimostra la loro brama di manifestazioni pubbliche di vendetta. L’intenzione è quella di fare di un’esecuzione capitale un esempio per lanciare un monito pubblico. Questo è l’obiettivo, ma molti studi dimostrano che la pena di morte non ha alcun effetto sulla criminalità né tanto meno sugli omicidi. Un palese boomerang».

Questa decisione aumenta anche la distanza tra Casa Bianca e Chiesa cattolica?
«Molti americani, anche cattolici, sono ancora favorevoli alla pena di morte. Ma conosco pochi che siano favorevoli alle esecuzioni pubbliche. È barbarie. E sembrano aver dimenticato l’esortazione di Gesù a perdonare “settanta volte sette”. Quindi non sono sicuro di quale Vangelo stiano leggendo coloro che sono favorevoli alla pena di morte. La vittima più famosa della storia di un’esecuzione pubblica, dopotutto, è stato Gesù. E, dice il proverbio, occhio per occhio il mondo intero finirà cieco. In un videomessaggio all’Università DePaul di Chicago, che celebrava il 15° anniversario dell’abolizione della sentenza capitale nell’Illinois, Leone XIV ha ribadito il diritto alla vita come fondamento di ogni diritto umano e il no al ricorso alle esecuzioni perché violano la dignità dell’esistenza umana. Con un forte invito a lavorare per una definitiva eliminazione di questo abominio, offrendo il suo sostegno a coloro che si battono per l’abolizione della pena di morte negli Usa e nel mondo».
l’intervista
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SIMONA SIRI

Per la dottrina è una violazione del diritto alla vita.
«Sì. La Chiesa cattolica non ammette la pena di morte, innanzitutto perché ogni essere umano possiede una dignità donata da Dio, anche un assassino, persino un autore di stragi. La trasmissione televisiva di un’esecuzione è una barbarie della peggior specie, che offre la morte come intrattenimento. Alcuni cattolici continuano a rifiutare la dichiarazione magisteriale di Papa Francesco sulla pena di morte, che è ora inclusa nel Catechismo. Ma a nessuno può essere tolta non solo la vita, ma anche la possibilità di riscatto morale ed esistenziale. La pena di morte non può essere utilizzata per una presunta giustizia di Stato, poiché non costituisce un deterrente, né offre giustizia alle vittime, ma alimenta solamente la sete di vendetta».
Un no condiviso da tutti?
«L’opposizione alla pena di morte, fondata sul rispetto per ogni vita umana, non è una dottrina del tutto nuova. Si tratta piuttosto di una dottrina che ha richiesto tempo per svilupparsi, man mano che la Chiesa è giunta a comprendere più profondamente la dignità innata di ogni vita umana. In visita negli Stati Uniti già Karol Wojtyla aveva proclamato che la dignità della vita umana non deve mai essere tolta, nemmeno nel caso di chi ha commesso un grave male. Da decenni il Magistero pontificio invoca dalla politica il consenso per porre fine alla pena di morte, che è al tempo stesso crudele e inutile. La conferenza episcopale Usa considera l’esecuzione pubblica, anche di uno che ha commesso grave danno, come ruggine sulla coscienza dell’intero popolo americano».
Il caso
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Qual è l’alternativa?
«Leone ha ricordato che possono essere messi a punto, e sono stati messi a punto, sistemi di detenzione efficaci, che proteggono i cittadini, ma, allo stesso tempo, non tolgono completamente ai rei la possibilità di redimersi. Dunque è possibile tutelare il bene comune e salvaguardare i requisiti della Giustizia senza ricorrere alla pena capitale. Infatti la dignità della persona non viene perduta nemmeno dopo che sono stati commessi crimini gravissimi».
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