Home Business Casini: “Dopo 44 anni non mi ricandido. Lascio il Parlamento”

Casini: “Dopo 44 anni non mi ricandido. Lascio il Parlamento”

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Dopo 44 anni in Parlamento, Pier Ferdinando Casini non si ricandiderà alle prossime elezioni politiche. L’ex presidente della Camera ha annunciato la decisione in una lunga intervista al Corriere della Sera, spiegando di ritenere arrivato il momento di lasciare spazio a nuove personalità. «Alle prossime elezioni politiche, dopo 44 anni, non mi ricandiderò. Lascio il Parlamento. Ritengo sia giunto il momento di cedere spazio a personalità più in sintonia con i partiti e con le coalizioni che si presenteranno agli elettori. Ringrazio tutti per la fiducia che mi è stata finora accordata. Mi fermo qui», ha dichiarato.

Casini, protagonista della Prima e della Seconda Repubblica, definisce la scelta un «passaggio realmente complicato». «Ho sempre creduto che la cosa più difficile, in politica, non sarebbe stato tanto arrivare o rimanere, anche se poi rimanere non è che si sia rivelato così facile, ma individuare il momento giusto in cui fermarsi», ha spiegato.

Eletto in Parlamento nel 1983, Casini ha ricoperto per due mandati un seggio al Parlamento europeo ed è stato presidente della Camera dal 2001 al 2005. Nel corso della sua carriera ha attraversato diverse stagioni politiche, dagli esordi nella Democrazia cristiana all’esperienza nel centrodestra di Silvio Berlusconi, fino agli ultimi dieci anni da senatore indipendente sostenuto dal centrosinistra.

I ricordi e i protagonisti della politica

Ripercorrendo gli anni trascorsi nelle istituzioni, Casini individua il momento più bello della sua esperienza parlamentare nell’incontro con Giovanni Paolo II. «Quando, da presidente della Camera, ricevetti Giovanni Paolo II. Un uomo, un santo, che a un cristiano come me trasmetteva sensazioni irripetibili», ha raccontato. Subito dopo, però, ha precisato che sarebbe ipocrita non riconoscere quanto siano stati importanti tutti gli anni trascorsi in Parlamento: «Ogni giorno è stato bello, entusiasmante, ogni giorno in cui mi sono alzato nell’emiciclo dell’Aula con la sensazione di essere ascoltato nel cuore della democrazia».

Tra i leader politici incontrati nel suo percorso, Casini indica Silvio Berlusconi come il più carismatico. Quanto al politico più sottovalutato, sceglie Gianfranco Fini: «Senza la svolta di Fiuggi non ci sarebbe stata Giorgia Meloni». Il democristiano più importante, secondo l’ex presidente della Camera, è invece Amintore Fanfani, ricordato come «l’uomo del piano casa» e della presidenza dell’Onu, oltre che amico di Giorgio La Pira e John Fitzgerald Kennedy.

I giudizi su Meloni e Schlein

Nell’intervista Casini si sofferma anche sulle attuali leader politiche. Giorgia Meloni, afferma, «ha dimostrato una consistenza notevole perché ha tenuto sulle spalle tutto il peso della coalizione». Aggiunge tuttavia che, «a volte, per essere coerente, rischia di passare per testarda».

Un giudizio accompagnato da un invito a non sottovalutare Elly Schlein. «È testarda anche lei», osserva Casini, che considera un errore sottovalutare la segretaria del Partito democratico. «Molti dimenticano che è capace di parlare a un mondo giovanile non omologato alla politica tradizionale», sottolinea.

Il saluto e il bilancio di una carriera

In una lettera pubblicata su QN, Casini ha rivolto un saluto particolare ai bolognesi, ribadendo che la politica resterà una passione anche dopo l’uscita dal Parlamento. «Sono stato spettatore privilegiato delle trasformazioni del mondo e dell’Europa. Ho conosciuto decine tra le personalità più importanti che hanno contrassegnato la nostra vita», ha scritto, ripercorrendo un cammino vissuto «con passione» e cercando di onorare gli impegni di responsabilità e onestà trasmessi dai genitori.

«È stato bello ma anche difficile», ha aggiunto. Alla vigilia di un processo elettorale che si preannuncia lungo e complicato, la sua conclusione è che «tempi nuovi richiedono personalità più in sintonia con le formazioni politiche che si presentano agli elettori». Da qui la decisione di chiudere la propria esperienza parlamentare: «È giusto che il mio cammino si fermi qui».

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