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Manovra, tempi più lunghi. Giorgetti: “Si tratta con l’Ue per le risorse antinflazione”

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Il Consiglio dei ministri esaminerà oggi il Dpb, il Documento programmatico di bilancio con i saldi e l’ossatura della manovra da trasmettere a Bruxelles, ma l’articolato vero e proprio della legge di bilancio con tutte le misure arriverà più avanti. Il governo aspetta infatti di capire se il negoziato con l’Europa gli consentirà di usufruire di una flessibilità aggiuntiva, quella legata all’inflazione, oltre ai 29 miliardi richiesti per finanziare nei prossimi due anni le spese per energia e difesa. Il via libera formale del Consiglio Ue all’attivazione della clausola nazionale che consentirebbe di ottenere queste risorse in deroga non è ancora arrivato. Per questo, annuncia Giancarlo Giorgetti, «la composizione della manovra sarà definita solo alla luce del completamento della procedura europea».

Durante l’audizione davanti alle commissioni parlamentari, il ministro dell’Economia ha ricordato che l’obiettivo di crescita della spesa concordato con Bruxelles per il prossimo anno è pari all’1,9%, ma una risalita dei prezzi intorno al 3% rischia di compromettere il percorso di aggiustamento. «Le regole europee dicono: tranquilli, ne terremo conto ex post. Il problema – spiega Giorgetti – è che questa inflazione non nasce, come insegnano gli economisti, dal surriscaldamento dell’economia, ma da uno shock dei prezzi energetici. Questo induce politiche fiscali restrittive che si sommano a politiche monetarie restrittive, determinate esattamente dalla stessa causa». E prosegue: «Noi rispettiamo l’autonomia e l’indipendenza della Banca centrale europea, però, siccome siamo eletti dal popolo, ci permettiamo di dire alla Commissione europea che forse in questo momento sarebbe opportuna un’interpretazione diversa, più realistica e più aderente alla situazione concreta. Perché dobbiamo tenere conto delle famiglie, del problema delle bollette e della perdita del potere d’acquisto».

L’idea proposta dal governo alle autorità europee è utilizzare la Nec, la clausola di flessibilità, oltre che per gli investimenti in energia e difesa, anche per andare incontro alle esigenze delle famiglie colpite dallo shock inflazionistico. «Se in Europa dicono no, secondo me è una scelta sbagliata. C’è una trattativa in corso con la Commissione europea, non so quale sarà l’esito», insiste Giorgetti. La tempistica resta indefinita. In audizione il ministro ipotizza un paio di settimane, poi precisa: «Cercheremo di portare la manovra entro il 20 ottobre in Parlamento, però questa è una vicenda che oggettivamente ci condiziona. Si potrebbe andare oltre, io vorrei presentare una legge che abbia dei contorni definiti».

L’incertezza sulle risorse disponibili pesa anche sul dossier banche. «Tutti quelli che avranno la possibilità di contribuire in questo momento contribuiranno», dice Giorgetti rispondendo ai cronisti che gli chiedono se l’esecutivo procederà con una tassazione straordinaria nei confronti di istituti di credito e società energetiche. Per la Lega, l’apporto del settore bancario viene dato per acquisito e Matteo Salvini lo rivendica come una delle principali fonti di finanziamento della manovra. «Le banche daranno spontaneamente un contributo senza nessun intervento a gamba tesa», ribadisce il vicepremier, parlando di un prelievo da 5 miliardi che «ci sarà sicuramente». Uno dei pochi riferimenti di Giorgetti alle norme in preparazione riguarda l’iperammortamento, l’incentivo per gli investimenti delle imprese: «Sarà non solo prorogato ma ulteriormente rafforzato».

Sul fronte dei conti pubblici, intanto, dalle audizioni è arrivato un richiamo alla prudenza. La Corte dei conti osserva come «la dinamica del debito sia in affanno», rendendo urgente «irrobustire l’avanzo primario». La Banca d’Italia rileva un quadro di forte incertezza e avverte che «ulteriori rischi derivano da nuovi aumenti dei rendimenti o da eventuali correzioni dei mercati azionari concentrate nel comparto tecnologico». L’Upb mette in guardia dall’utilizzo integrale dei margini di spesa, che «non permette di mantenere uno spazio di bilancio per far fronte a ulteriori esigenze impreviste o a shock». Infine, l’Istat richiama l’attenzione sull’erosione del potere d’acquisto: «Il recupero si è interrotto, le retribuzioni reali sono crollate di oltre il 9% in cinque anni».

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