Crescono le scuole occupate a Torino: anche gli studenti e le studentesse del Berti hanno deciso di fermare le lezioni «seguendo l’appello dell’Einstein, del Gioberti, del Regina Margherita e di altri istituti». «Le ragioni per cui abbiamo deciso di manifestare il nostro dissenso in maniera così decisa sono molteplici – si legge su un volantino – partendo dalla pericolosa politica guerrafondaia del governo Meloni». Proseguono: «Quello che ci preoccupa di più è il modello pedagogico e sociale che ci viene imposto. Ci sentiamo sempre più trattati come numeri, come come dati statistici, come unità produttive da ottimizzare. L’apprendimento è nozionistico, fine a se stesso, privo di qualsiasi legame con la realtà o con le competenze che davvero servono per affrontare le sfide del mondo contemporaneo».
Il sindaco sul “caso Gioberti”
Intanto il sindaco Stefano Lo Russo interviene sulle parole della preside del liceo Gioberti: «Chi danneggia la scuola pagherà». «Non difenderò mai alcun danneggiamento della cosa pubblica – replica il sindaco – Le strutture pubbliche sono di tutti e ogni volta che vengono danneggiate, c’è qualcuno, ossia il cittadino contribuente, che deve in qualche modo ripristinarle. Quindi trovo illogico chiedere fondi per gli investimenti e danneggiare la proprietà pubblica che poi qualcuno deve pagare». Detto ciò, «credo che questa protesta vada capita, interpretata, perché è una richiesta di attenzione rispetto al tema della scuola pubblica». Ribadisce, in riferimento alle proteste degli studenti, «il fatto che ci sia attivazione e richiesta di attenzione credo sia anche utile, ma non è scrivendo su un muro durante un corteo o danneggiando un’infrastruttura pubblica che si rafforza la propria protesta. Anzi, visto che si chiedono più risorse, si fa l’esatto opposto, cioè la si danneggia».
Le scuole da riqualificare
Nella diretta radio del martedì, il sindaco ha sottolineato: «Abbiamo avuto il Pnrr e siamo riusciti a riqualificare 100 edifici scolastici. Ma il Pnrr è un fatto straordinario: questo Paese aveva completamente smesso di investire nell’edilizia scolastica. E io sono preoccupato, perché non vedo all’orizzonte la consapevolezza di capire che questa leva di finanziamenti, una volta terminato il Pnrr, deve continuare». Per il sindaco, dunque, «mettere al centro dell’attenzione del dibattito pubblico questa questione, cruciale come quella della sanità, è una battaglia politica da sostenere».
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