Home Business Leone lavora dal Gemelli. La cautela di Parolin: “Vediamo come torna”

Leone lavora dal Gemelli. La cautela di Parolin: “Vediamo come torna”

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Il Vaticano valuta opzioni per il viaggio del Papa in America Latina, previsto dal 6 al 17 novembre, tra cui cambiamenti al programma e rinvio della visita a primavera. «Dipenderà dai medici. Se necessario rimodulerà il pontificato. Si tratta di vedere adesso quando tornerà e in che situazione tornerà», precisa il cardinale Pietro Parolin. I dubbi sul viaggio «lungo e impegnativo» appaiono come il riflesso di quelli a più ampio raggio sulla tenuta complessiva del pontificato.

«Il Papa non è un supereroe dei fumetti ma un uomo tra gli uomini, un malato tra i malati», dice il vescovo Domenico Mogavero. Il percorso post-operatorio «per lui come per tutti è un graduale superamento di difficoltà e ostacoli con tempi fisiologici da osservare. Fin dall’annuncio di domenica all’Angelus il Pontefice ha presentato con chiarezza la situazione». Il recupero è all’inizio. «Il Papa ha ripreso l’attività lavorativa dal Gemelli», comunica la Santa Sede. «Ci risiamo, da un paio di giorni è in America Latina il team vaticano incaricato dei controlli e sopralluoghi sul posto», osserva il canonista don Filippo Di Giacomo.

E aggiunge: «Venti spostamenti in aereo ed elicottero sono impensabili tra tre settimane, perciò la visita verrà rimodulata eliminando le tappe più impegnative come quella a Cuzco a 3400 metri. La Curia come struttura amministrativa ha spesso cambiato funzioni e nomi ma pensare che sia il Papa a fare la Chiesa è aberrante. Tanto più che Leone mette l’istituzione prima del carisma personale quindi è fuorviante e anche offensivo il racconto simil devozionale della convalescenza: ha mangiato, ha camminato, è di buon umore. È chiaro che sul modello di Leone XIV stavolta i clinici fanno i clinici, i chirurghi fanno i chirurghi, gli infermieri fanno gli infermieri e il Papa fa il paziente. Inutile attendersi conferenze stampa immaginifiche e favolette consolatorie».

Intanto però «viene paventato il rischio che la malattia del Papa laceri il tessuto che Leone stava metodicamente ricucendo. Robert Prevost ha ereditato una Chiesa profondamente turbata e ora la convalescenza minaccia di depotenziare un cammino di pacificazione facendo riesplodere tensioni e contrapposizioni che in conclave avevano trovato conciliazione con l’elezione di un outsider in grado di bilanciare le visioni opposte degli episcopati nazionali e della Curia», aggiunge don Di Giacomo.

«Un’opera complessa e di lungo periodo su un orizzonte che va oltre i calcoli del momento. Ci andrei piano a descrivere un Pontefice politicamente depotenziato dalla malattia e reso fragile dall’esigenza di delegare: durante il pontificato di Francesco coloro che venivano indicati di volta in volta come possibili successori sono stati tutti seppelliti da lui. Non siamo più ai tempi Benedetto, tradito dai suoi, e alla guerra tra cordate nell’ultima fase di papa Bergoglio. Una riforma non portata a termine diventa terreno di conflitto: tutti contro tutti».

Dal Gemelli Robert Prevost in due giorni ha nominato quattro vescovi. «C’è preoccupazione per l’impatto dei problemi di salute del Pontefice sul grande progetto di Leone che è quello di una Chiesa inclusiva che non rinneghi le riforme di Francesco ma le inserisca in un quadro che eviti le lacerazioni e ricomponga le divisioni – osserva il sociologo Massimo Introvigne. Si tratta però di capire se questo è o era un progetto la cui chiave è la figura di Leone (un Papa capace di fare unità laddove il predecessore, certo involontariamente, anche divisione) o è invece un diverso stile di governo, che include il Papa ma non si limita alla sua persona e presuppone una squadra».

Aggiunge Introvigne: «Per creare una tenda inclusiva sotto cui possano stare sensibilità diverse il piano di Leone preveda il passaggio da un sistema dove tutto è riferito al Papa (che scavalca le competenze dei dicasteri, come faceva spesso Francesco) a uno che restaura il normale funzionamento delle diverse agenzie della curia. Il progetto di Leone è questo e piace a molti ma incontra anche opposizioni da parte di chi teme che la strategia inclusiva rimetta in gioco anche oppositori che pensava di avere emarginato». Nota l’ex delegato Osce per la libertà religiosa, «se queste opposizioni dovessero prevalere si tornerebbe a situazioni conflittuali e al riemergere di forze che cercherebbero di approfittare della malattia di Leone per sabotare il suo progetto».

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