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Proteste in Albania, Rama invoca le “interferenze russe”. E promette un premio ai poliziotti

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«Dico alle famiglie dei minori presenti in piazza: se non sapete come proteggere i vostri figli e li lasciate per strada, pagherete voi di tasca vostra». Il premier albanese Edi Rama è assediato e arrabbiato. Si presenta alla nazione con un video della durata di un’ora. Agita un sanpietrino in mano, lanciato ieri durante le proteste che stanno infiammando senza sosta Tirana e altre città. «Questa è una pietra, con questa non si tratta», dice. Esclude ancora una volta di dimettersi, come fa da settimane. Anche dopo i giorni più duri, quando le manifestazioni hanno visto un’escalation. Promette agli agenti di polizia un premio di 2500 euro a testa, per l’impegno a contrastare i rivoltosi e gli incappucciati, a ciascun poliziotto che si mette in prima fila. Se la prende con tutti, quelli che sono scesi in strada. Coi giovani e con gli agitatori. Non li chiama “studenti”, ma trasgressori ed estremisti dell’Antifa, «che Trump ha dichiarato organizzazione terroristica».

E nel discorso alla nazione dietro la telecamera cala la carta delle interferenze straniere. Paesi come Russia e Iran soffierebbero, secondo lui, sul fuoco di uno scontento in piazza che, di fatto, dura da più di un anno. «La Russia non è un Paese che vuole il meglio per la nostra nazione – spiega Rama -. Non è un caso che si faccia avanti proprio quando stiamo rispondendo all’Europa». Evoca Dugin e l’ombra di Mosca: «Non è una coincidenza che l’ideologo di Putin saluti chi si oppone all’ordine democratico europeo». Il Cremlino, a suo dire, in qualche modo vorrebbe creare caos e far fallire i colloqui dell’Albania con Bruxelles per entrare nella Ue.

LE RAGIONI DELLA PROTESTA

In Albania oceaniche manifestazioni non sono una novità dell’ultima settimana. Da più di 140 giorni, la società civile è in presidio sotto i palazzi del potere, per chiedere le dimissioni di Rama e denunciare la situazione di un Paese immobile, con corruzione diffusa e carovita che continua a spingere i giovani all’estero per cercare un futuro. Ad accendere la miccia era stata la protesta dei fenicotteri, mossa dagli affari americani della famiglia Kushner con imprenditori e governo albanese: il genero di Trump ha comprato un’isola-parco naturale, la bellissima Sazan nell’Adriatico, e ha ottenuto la promessa di trasformarla in un mega resort di lusso. Agli ambientalisti, però, si sono presto uniti i manifestanti che volevano portare in strada l’insoddisfazione contro il governo socialista, al potere ininterrottamente dal 2013.

La piazza chiede un intervento contro le pessime condizioni delle università, costo della vita elevato e soprattutto un sistema di corruzione diffuso. Quella disparità che vede speculazioni edilizie incessanti, appartamenti nuovi in costruzione e in vendita anche a 10 mila euro al metro quadro, affitti alti e per contro stipendi bassi, con una media tra i 500 e i 700 euro al mese.

«Rama dimettiti» è la voce che si alza da Tirana. Negli ultimi sette giorni, il clima è diventato rovente, fino a sconvolgere il centro della capitale. Domenica, la polizia ha utilizzato idranti e gas lacrimogeni. Ci sono stati scontri, la frangia violenta dei manifestanti, uomini incappucciati che non si sa bene a chi rispondano, ha dato fuoco alla sede del partito socialista, alla Banca Centrale e alla Corte Suprema, a uffici postali e ad una stazione della polizia, all’ingresso del ministero dell’Interno. Con lanci di pietre, bombe Molotov e altri dispositivi pirotecnici, mentre la polizia rispondeva con proiettili di gomma. Quasi 200 i fermi, 300 i feriti, tra cui alcuni giovanissimi, agenti di polizia e giornalisti.

LA REAZIONE DELLA COMMISSIONE UE E LE TRATTATIVE PER L’INGRESSO

La Commissione europea, in una dichiarazione scritta, ha «condannato l’uso della violenza a Tirana e in altre città», aggiungendo che la risposta a tale violenza «deve rimanere proporzionata». «In un Paese candidato fermamente impegnato nel processo di adesione all’UE…le rivendicazioni dovrebbero essere gestite attraverso un dialogo costruttivo e in modo pacifico», si legge nella dichiarazione. Gli Stati Uniti, stretti alleati dell’Albania, hanno reagito sabato in tarda serata, con l’ambasciata a Tirana che ha esortato «tutte le parti alla moderazione e alla calma». L’autunno caldo di Tirana è solo all’inizio.

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