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Cortei in Francia: 70mila agenti schierati, 135 fermi. Tensione a Lione, la polizia usa i lacrimogeni

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La Francia torna in piazza e il governo Macron blinda le città. Era attese tra 400 mila e 500 mila manifestanti nella nuova giornata di proteste contro il caro vita e le politiche dell’esecutivo. Per evitare il ripetersi delle violenze dello scorso fine settimana, il governo ha schierato 70mila poliziotti e gendarmi, 10mila in più rispetto al 17 ottobre.

I primi numeri indicano però una partecipazione inferiore alle previsioni: alle 13 il ministero dell’Interno aveva censito 35mila manifestanti in 136 iniziative, contro i 60mila registrati alla stessa ora sabato scorso. Sono 135 le persone fermate, mentre a Lione la polizia ha utilizzato gas lacrimogeni e disposto 17 arresti.

Il dispositivo di sicurezza è imponente: una ventina di blindati Centaure, 15 mezzi con cannoni ad acqua, elicotteri, droni e reparti speciali. A Parigi sono state chiuse oltre venti stazioni della metropolitana e diversi musei, tra cui il Louvre e il Musée d’Orsay. Numerosi negozi hanno protetto le vetrine per il timore di nuovi saccheggi.

A Lione la tensione è salita durante la nuova giornata di proteste che attraversa la Francia. La polizia ha utilizzato gas lacrimogeni per disperdere gruppi di manifestanti e contenere i disordini. Nel corso della mattinata sono state fermate almeno 17 persone. Le forze dell’ordine hanno rafforzato i controlli nelle zone interessate dai cortei, nel timore che si ripetano le violenze dello scorso sabato. La città è uno dei punti più delicati della mobilitazione nazionale contro il caro vita e le politiche del governo Macron. Il dispositivo di sicurezza rientra nel piano straordinario che prevede 70mila agenti schierati in tutta la Francia. Le autorità temono nuovi scontri, mentre i manifestanti denunciano le restrizioni imposte al diritto di protesta.

Il bilancio delle violenze del 17 ottobre resta pesantissimo. Secondo le autorità, oltre 3mila negozi sono stati danneggiati o saccheggiati. Nei giorni successivi agli scontri, 2.700 persone sono state sottoposte a fermo di polizia giudiziaria, oltre un terzo è stato deferito all’autorità giudiziaria e 217 sono finite in carcere.

La protesta coinvolge studenti, sindacati e gilet gialli, che denunciano il peggioramento delle condizioni economiche. L’inflazione francese ha raggiunto il 3,1%, mentre i prezzi dell’energia sono aumentati del 21,3% su base annua. I manifestanti chiedono salari più alti, maggiori investimenti nei servizi pubblici e interventi contro il caro vita.

Intanto cresce lo scontro politico sulle restrizioni imposte dal governo alle manifestazioni. I gilet gialli hanno già annunciato una nuova mobilitazione per sabato 31 ottobre, con presidi davanti all’Assemblea nazionale e ai municipi francesi, per denunciare quella che definiscono una “deriva autoritaria” dell’esecutivo.

“Le nostre libertà sono sotto attacco”, accusano gli organizzatori. La Francia si prepara così a un’altra settimana di tensioni, mentre Macron deve affrontare una protesta che dal disagio economico si sta trasformando in una battaglia sul diritto di manifestare.

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