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“Abbassate le armi, alzate i salari”: tensione a Torino per il corteo contro guerra e caro vita

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L’appuntamento era alle 9.30 in piazza Palazzo di Città, proprio davanti al Comune. A Torino oggi nuovo corteo per chiedere salari più alti e interventi contro il caro vita, per difendere il diritto alla casa e allo studio, per dire no al riarmo e alla guerra. Per oggi l’Usb ha indetto una giornata di sciopero generale: in piazza non ci saranno solo i lavoratori ma anche studenti, uniti dietro lo slogan «Abbassate le armi, alzate i salari».

Punti chiave

Askatasuna si stacca dal corteo: «Vogliamo restare in centro»

Lo spezzone degli antagonisti e di Askatasuna si stacca dal corteo che segue il percorso concordato con la questura e si dirige verso Porta Susa: «Vogliamo restare in centro senza farci confinare in periferia». Il resto del corteo parte intanto da piazza Palazzo di città. Il primo coro che si leva è «Studenti e operai hanno la soluzione, lotta di classe, rivoluzione».

Grimaldi (Avs): «Il carovita ha distrutto i risparmi di lavoratori e lavoratrici»

«Siamo qua perché il carovita ha colpito duramente e per quanto il governo abbia provato in queste settimane a spiegare che al nord eravamo tutti maranza, poi al sud tutti camorristi, hanno provato a dire anche che c’era un problema di islamizzazione» dice Marco Grimaldi, vicecapogruppo di Avs alla Camera, presente in piazza con lo spezzone studentesco partito da Palazzo Nuovo. «La verità è che il carovita ha distrutto i risparmi di tantissimi lavoratori e lavoratrici – ha aggiunto- . Ogni giorno tra dolcetto o scherzetto, lo scherzetto gli italiani se lo trovano davanti alle pompe di benzina, davanti alle bollette energetiche più care e i salari più bassi d’Europa e questa finanziaria non risponde all’emergenza salariale, questa finanziaria non alzerà le pensioni né i salari e non risolverà il carovita». «Sto infrangendo oggi un decreto perché fa freddo — ha aggiunto sorridendo —. Ho la felpa nera» Al suo fianco la consigliera di Avs in Regione, Alice Ravinale: «Siamo in una piazza molto bella in cui ci sono studenti, famiglie e docenti insieme agli studenti. Crediamo che sia un dovere democratico continuare a riempire le piazze di fronte a manovre repressive sempre più forti, da ultimo quella che addirittura rende imputabili, criminalmente perseguibili, i ragazzini». Lo spezzone formato da oltre 2.500 persone, sta sfilando lungo via Po per raggiungere piazza Palazzo di Città.

Appendino: «Stanno trattando i giovani come fossero dei criminali»

In testa al corteo c’è la deputata del Movimento 5 Stelle ed ex sindaca di Torino Chiara Appendino: «Torino è la mia città. Siamo in tanti qui, è un momento in cui il carovita esplode e governo si chiude nei palazzi. E soprattutto fa una cosa agghiacciante: sta trattando i giovani come fossero criminali. I giovani non hanno bisogno di essere additati e moralizzati, hanno bisogno di spazio nella società».

«Scendere in piazza è il minimo in una situazione al limite del sopportabile»

Letizia Olivari, studentessa di Scienze naturali a Unito di 23 anni, regge un cartello che recita «Scusate il disagio, stiamo salvando il nostro futuro», e dice: «Scendere in piazza è il minimo che si può fare contro una situazione che è al limite del sopportabile. Mancano fondi a scuole, sanità. E verso i giovani il nostro governo mostra poco rispetto e ancor meno ascolto. Ma spero che queste manifestazioni portino a un cambiamento».

Letame dagli agricoltori davanti alla sede del Comune

In piazza Palazzo di città alcuni agricoltori versano letame a pochi metri dai portici del Comune «Contro chi vuole trasformare Torino nella città delle aziende belliche, gli agricoltori versano letame in piazza» è il grido dal microfono.

Momenti di tensione con Askatasuna in via Po

Momenti di tensione in via Po. Un cordone della polizia si è posizionato all’incrocio con via Rossini, da dove stava arrivando lo spezzone del corteo guidato da Askatasuna. I militanti del centro sociale si sono poi aperti un varco tra i poliziotti schierati verso l’altro lato di via Po e sono riusciti a unirsi al corteo, tra insulti alla polizia e slogan. C’è qualche frizione tra Askatasuna e Usb, forse per disaccordi organizzativi.

Stiamo andando verso la povertà, sia noi che i nostri figli

Sono qui perché voglio ribadire che esistono diritti contro cui non esistono deroghe. Stiamo andando verso la povertà, sia noi che i nostri figli. Io lavoro da quarant’anni in una cooperativa sociale, Nuova cooperativa, dedita all’inserimento al lavoro. Siamo a contatto con chi soffre il disagio sociale quotidianamente. Oggi serve una politica che si occupi delle persone più svantaggiate. Speriamo nelle prossime elezioni” afferma Maria Rosa Ferraro, di 61 anni.

Il corteo in una via Po vuota, negozi chiusi

Il corteo intanto ha imboccato via Po. La via è semideserta e molte serrande sono abbassate.

«Meloni vuole educare i nostri giovani a legnate»

«Ho un debito storico verso gli studenti. Nel 1980, durante la grande ondata di licenziamenti nelle fabbriche, vennero in 30mila a sostenerci da tutta Italia. Attraversarono la città sotto la pioggia battente. Oggi sto io con loro» dice Pietro Perotti, 87 anni, ex operaio Fiat. Il cartello che ha in mano? Perotti taglia corto: «Meloni vuole educare i nostri giovani a legnate».

«Insufficienti o assenti gli adeguamenti contrattuali»

«Lavoro in un call center assicurativo. E anche se forse il mio settore guadagna dai tagli alla spesa pubblica, i problemi che toccano tutti li vedo. Tra sanità, precarietà dei contratti e assunzioni tramite agenzia e somministrazione che non stabilizzano i lavoratori e, inevitabilmente, il carovita, non seguito da adeguamenti contrattuali» dice Francesco Rizzo, 30 anni.

«Qui contro la guerra in cui vorrebbero portarci, le spese militari e il riarmo»

In piazza Palazzo di città sventolano bandiere dei sindacati Usb e Cobas, del partito comunista, di Potere al popolo, ma anche di Cuba e Palestina. «Oggi sono 58 piazze in tutta Italia. Contro il carovita, la guerra in cui vorrebbero portarci, le spese militari e il riarmo. Cominciamo questa giornata» dice un manifestante al microfono, mentre il corteo si compone.

Lo studente universitario: «Sono qui per la popolazione palestinese massacrata dall’esercito israeliano»

Giacomo Berro ha 22 anni e studia fisica dei sistemi complessi al Politecnico: «Ho capito che dovevo scendere in piazza quando ho visto la popolazione palestinese massacrata dall’esercito israeliano. Vorrei che non venissero spesi soldi in armi che uccidono civili innocenti, vorrei invece più investimenti in istruzione».

«Messo il crisi il diritto alla salute, le cure sono sempre più scarse»

«Siamo qui perché la situazione economica è difficile per tutti. Le cure sono sempre più scarse – afferma invece Elena Abba, tecnica di anatomia patologica in un ospedale torinese – Il nostro lavoro ci piace, ma in realtà la situazione politica è gravissima. Per sanità e cultura ora non si spende abbastanza e sentiamo un clima di limitazione del diritto a manifestare e ai diritti civili».

«Vogliamo cambiare le cose»

Al camion che guiderà il corteo è appeso lo striscione che richiama la protesta dei portuali: «Dock workers do not work for war. International day: 113 ports, 5 continents», ovvero «I portuali non lavorano per la guerra. Giornata internazionale, 113 porti, 5 continenti». Ma chi manifesta ne prepara molti altri, con slogan appunto contro guerra e carovita. «Vogliamo cambiare le cose. Nel mio settore il lavoro è massacrante. Nessuno ci ascolta e non c’è organizzazione» dice Nicholas Di Cianni, lavoratore della logistica, mentre si prepara a partire.

I giovani in marcia, a Palazzo Nuovo bloccate le porte per un’ora

Il corteo degli studenti sta partendo in questi minuti da Palazzo Nuovo. In marcia ci sono circa un migliaio di persone, pronte a raggiungere i lavoratori in piazza Palazzo di Città. Come azione dimostrativa , gli studenti del collettivo Cambiare Rotta hanno bloccato per poco meno di un’ora l’ingresso di Palazzo Nuovo, dalle 8 alle 9. In piazza bandiere dei sindacati Usb e Cub, ma anche dei collettivi Cambiare Rotta e Osa. In apertura del corteo, un grande striscione bianco: “Da nord a sud studenti e lavoratori uniti. La guerra non la paghiamo”

Il percorso fuori dal centro storico, vietato coprirsi il volto

Dal cuore di Torino, il corteo si muoverà poi in direzione Barriera di Milano: sfilerà per via Milano, Porta Palazzo e corso Giulio Cesare per raggiungere piazza Derna. Per l’intero fine settimana saranno replicate le misure adottate lo scorso sabato, a tutela dei negozi del centro storico. Vietati dalla prefettura indumenti o maschere che permettano di coprire il volto, petardi, vetro, lattine e oggetti contundenti.

In piazza anche studenti e lavoratori Leonardo

Presenti anche le sigle sindacali Usi-Cit e Cobas. E ci saranno anche i lavoratori della Leonardo sindacalizzati Usb, «stanchi – spiegano – di produrre armi per alimentare le guerre». In piazza Palazzo di città convergerà infine lo spezzone studentesco e dei lavoratori degli istituti scolastici, in partenza alle 9 da Palazzo Nuovo con le sigle Osa e Cambiare Rotta. oltre a sigle sindacali come Usi-Cit a Cobas

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