Il passato e il futuro del riso italiano affidato ad una grande cassaforte scavata nel cuore dell’Artico. Per la prima volta varietà storiche come il Lencino, Arborio e Vialone sono state consegnate ai ricercatori dello Svalbard Global Seed Vault, nell’arcipelago delle Svalbard, terre di ghiacci a nord della Norvegia: un fortino che custodisce copie di sicurezza dei semi conservati nelle banche del germoplasma di tutto il mondo. Si tratta di una riserva globale protetta dal freddo artico, pensata per mettere al riparo la diversità agricola internazionale da eventi e calamità che potrebbero compromettere le collezioni originarie. Una polizza assicurativa, a tutti gli effetti, per il futuro delle colture.

Da pochi giorni a questo immenso deposito di semi di legumi, frutti, piante, cereali provenienti da tutto il mondo si sono aggiunte 74 varietà storiche dell’oro bianco piemontese e italiano. Provengono dalla banca del germoplasma ospitata nella sede di Vercelli del Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura, alle porte del capoluogo: in un box sono stati messi i 74 campioni sottovuoto, ciascuno contenente circa 300 semi di varietà che abbracciano due secoli di storia. Dalle più antiche come Lencino (1890), Bertone (1819) e Ranghino (1887) all’Arborio, di cui quest’anno sono stati festeggiati ottant’anni dalla costituzione, e il coetaneo Gigante Vercelli.
Non solo: sono partiti alla volta dell’Artico anche campioni di Lomello, Vialone, Nano, Razza77, Cinese Ostiglia, Roma e Maratelli, il chicco di Asigliano. In pratica l’eredità di un pioniere del miglioramento genetico italiano sul riso, Giovanni Sampietro, il quale nel 1925, proprio nella Stazione sperimentale di risicoltura di Vercelli (sede del Crea), inventò la tecnica dell’incrocio tra varietà.
Il «best of» del riso italiano ora è conservato in uno dei luoghi più protetti, inaccessibili e sicuri al mondo, scavato nel permafrost a meno 18 gradi. Con il riso, è partita da Vercelli alla volta delle Svalbard anche una selezione di circa duecento tipologie di semi di frumento, frutto degli studi di un altro luminare in campo agrario, Nazareno Strampelli. I semi hanno una buona germinabilità, quindi sono in grado di produrre nuova vita.
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Il box è stato inviato da Vercelli ed è giunto nella terra degli orsi polari una settimana prima dell’arrivo di Patrizia Vaccino, responsabile della sede della Crea e della banca del germoplasma, e del ricercatore Crea Ignazio Verde. Ad accoglierli, il ministro dell’Agricoltura norvegese Nils Kristen Sandtrøen e il segretario del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche Kent Nnadozie.
«Lavoriamo a questo progetto da un anno con la Fao e il ministero italiano dell’Agricoltura, anche se l’idea arriva da molti anni prima – racconta Vaccino -. Abbiamo quindi stabilito le varietà da spedire, e contattato i ricercatori del Global Vault, che ci hanno dato le regole per preparare i campioni. Dopo 10 anni di attesa siamo riusciti in questo sogno. Al deposito, che apre tre volte l’anno per ricevere i semi da tutto il mondo, abbiamo incontrato ricercatori delle banche del germoplasma di Libano, dal Messico e da altri Stati, tutti che portavano le loro collezioni». Quello di Vercelli è il primo a completare quest’impresa tra i vari Crea italiani, una rete di centri che, attraverso circa 40.000 campioni di materiale genetico, ha anche il compito di sviluppare colture in grado di rispondere meglio al cambiamento climatico e alle nuove esigenze dell’agricoltura.

Nello specifico, alle porte di Vercelli vengono conservate 4.800 varietà di frumento tenero e 708 varietà di riso. Questo immenso e unico al mondo patrimonio genetico viene rinnovato ogni anno con la semina a mano, a rotazione, di 150-500 varietà nei campi adiacenti il centro.
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