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Halloween dal calendario celtico al consumismo di Amazon

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Oggi, 31 ottobre, vigilia di Ognissanti e antivigilia della commemorazione delle persone care che non sono più con noi, per molti è la “festa” di Halloween. Esplicita è la parola, che viene dall’inglese All Hallows’ Eve, cioè “vigilia di tutti i santi”. La festa mescola un’antica ricorrenza celtica, il calendario cristiano e usanze irlandesi rielaborate negli Stati Uniti nell’Ottocento. In Italia, Halloween si è affermata di recente come festa commerciale e di costume, con il melenso giochino “dolcetto o scherzetto”. Per rendersi conto di quanto c’entri il consumismo, basta andare su Amazon: i prodotti offerti per l’occasione sono centinaia, dalle zucche di plastica agli scheletri umani in grandezza naturale.

Mostra di strumenti astronomici

La tradizione è riconducibile a Samhain, il capodanno dei Celti, celebrato intorno al passaggio dall’estate all’inverno, tra la fine dei raccolti e l’inizio della stagione fredda. Il nome gaelico samhuinn significa “fine dell’estate”. Per saperne di più si può vedere il “Calendario Celtico 2027” che Guido Cossard, appassionato di archeoastronomia, ha pubblicato in questi giorni. Un’altra lettura – ben più impegnativa – che consiglierei è “Ricostruzione di antichi strumenti astronomici e orologi solari” (Edizioni Italgrafica, 248 pagine), catalogo della mostra permanente di Guido Dresti, visitabile a Craveggia (Verbania), via Fratelli Piazza 73. Con l’ecologo e astrofilo Rosario Mosello, curatore del Catalogo è lo stesso Guido Dresti, straordinario studioso di gnomonica e di astronomia. La mostra, vi assicuro, vale una gita nel bellissimo Verbano autunnale.

Tra vivi e morti

Torniamo a Halloween. La tradizione narra che in quella notte il confine tra vivi e morti si assottigli e che i loro spiriti possano tornare sulla terra. Si accendevano grandi fuochi, si indossavano travestimenti (in origine pelli di animali) e si lasciava cibo fuori casa per i visitatori in arrivo dall’aldilà. I due colori simbolo, arancione e nero, richiamano i frutti del raccolto e il buio dell’inverno.

Dal 609, Ognissanti

Con il cristianesimo la festa non sparì, ma fu assorbita dal calendario liturgico. Nel 609 la Chiesa collocò la festa di tutti i santi il 1° novembre; intorno all’anno 1000 si aggiunse il 2 novembre come commemorazione dei defunti. La notte del 31 ottobre divenne così la vigilia, All Hallows’ Eve, poi contratta in Halloween. I tre giorni — vigilia, Ognissanti e commemorazione dei defunti — sono noti insieme come Allhallowtide.

Tra rape e zucche

“Jack-o’-lantern” è all’origine del teschio illuminato con cui si celebra la tradizione. I Celti intagliavano volti su rape e zucche per tenere lontani gli spiriti. Il nome viene da una leggenda irlandese su Jack, un uomo condannato a vagare con una lanterna. Gli emigrati irlandesi in America, nell’Ottocento, trovarono le zucche più facili da scolpire. Le rape sopravvivono nell’espressione “testa di rapa”…

Dolci speziati

Un antecedente di “dolcetto o scherzetto” è il souling inglese: in cambio di preghiere per i morti, i poveri ricevevano i soul cakes, dolcetti speziati. L’usanza durò fino agli anni Trenta del Novecento. Negli Stati Uniti si trasformò nel trick-or-treating: i bambini, mascherati, bussano di casa in casa chiedendo dolci.

Non solo paura

Nel tardo Ottocento, negli Stati Uniti, Halloween divenne meno religiosa e più comunitaria: feste di vicinato, giochi, scherzi e costumi non solo spaventosi. La festa restò viva soprattutto in Irlanda e Scozia. Con la grande emigrazione irlandese verso il Nord America, racconti e usanze attraversarono l’Atlantico e presero la forma popolare che poi si è diffusa nel resto del mondo.

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