La talpa è pronta, il cantiere no. E così la prima fresa italiana della Torino-Lione comincerà a scavare soltanto nella primavera del 2028. Doveva arrivare dalla Germania entro quest’anno, ma l’assalto No Tav dello scorso 25 luglio ha fatto saltare il programma dei lavori a Chiomonte.
Da oltre tre mesi gli operai sono impegnati a rimettere in sesto quello che è stato distrutto durante gli scontri: uffici bruciati, recinzioni divelte, impianti e attrezzature danneggiati. Il conto è di circa un milione di euro. Prima di tutto è stato necessario bonificare l’area dal materiale inesploso, poi sgomberare i resti delle strutture e sostituire le centraline per il monitoraggio ambientale. Senza quegli strumenti il cantiere non può tornare operativo.
Telt conta di riprendere i lavori nelle prossime settimane, ma le attività previste tra l’estate e l’autunno sono ancora tutte da fare. Bisognerà costruire le paratie di sostegno della montagna, abbassare il piazzale di circa sei metri e scavare con il metodo tradizionale i primi 160 metri di galleria. Solo a quel punto potrà essere montata e messa in funzione la fresa, già pronta da marzo nello stabilimento Herrenknecht di Schwanau, in Germania. L’arrivo in Italia è ora atteso nella seconda metà del 2027.
Il nuovo rinvio riaccende le preoccupazioni di Mino Giachino, ex sottosegretario ai Trasporti e storico fautore della Tav. Secondo Giachino, i continui ritardi finiscono per dare forza proprio a chi si oppone all’opera. «Se tu gli dai la sensazione che quella opera lì non si fa, loro sono ancora più violenti», dice riferendosi ai No Tav. Il punto, insiste, è economico: «Se tu ritardi, danneggi il Paese». Giachino richiama anche il ruolo dell’interporto di Orbassano e i traffici merci che potrebbero passare da Torino. Con la nuova linea, sostiene, «il territorio avrebbe più collegamenti, più turismo e più lavoro».
Una volta avviata, la talpa dovrà percorrere tre chilometri per realizzare una galleria di accesso, poi altri sette chilometri e mezzo verso Susa lungo il tunnel ferroviario. La seconda fresa italiana è prevista nel 2029. Intanto sul versante francese Viviana ha superato la faglia che ne rallentava lo scavo e ha ripreso ad avanzare da ottobre. A Modane si monta una nuova macchina che partirà in primavera, mentre a La Praz ne arriverà un’altra, destinata a lavorare dall’autunno 2027. In tutto gli scavi hanno superato i 50 chilometri sui 164 previsti. Ma a Chiomonte bisognerà aspettare ancora più di un anno per vedere la prima talpa entrare nella montagna.
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