Un taglio di quasi 5 mila euro in meno all’anno sulla pensione. È il “danno” che potrebbe subire un lavoratore scegliendo di lasciare il lavoro in anticipo con la nuova ipotesi di Quota 100. A quantificarlo è una simulazione del Servizio politiche fiscali e previdenziali della Uil, che mette a confronto l’assegno che sarebbe percepito con il pensionamento anticipato e quello proseguendo l’attività fino ai requisiti ordinari.
Il calcolo prende in esame una lavoratrice di 64 anni, con 36 anni di contributi e un’ultima retribuzione annua lorda di 35 mila euro. L’elaborazione paragona il ritiro anticipato e quello della stessa lavoratrice a 67 anni e sei mesi, età assunta come riferimento per la pensione di vecchiaia nel 2029, per effetto dell’aggancio automatico con l’aspettativa di vita. Nel primo caso, sul montante è stato applicato il calcolo interamente contributivo. Nel secondo è conservato il sistema di calcolo misto, a fronte altri tre anni e sei mesi di lavoro.
Simulazione a 64 anni
Ebbene, la simulazione mostra che il trattamento pensionistico interamente contributivo a 64 anni risulterebbe pari a 25.477 euro lordi annui, mentre la pensione con il sistema misto a 67 anni e 6 mesi raggiungerebbe 30.466 euro lordi annui. La differenza tra i due, dunque, è pari a ben 4.989 euro lordi annui. Tradotto: circa 384 euro al mese in meno, se calcolato su 13 mensilità. In termini percentuali, l’assegno pensionistico è inferiore del 16,38% rispetto all’uscita ordinaria.
«Si tratta di una differenza economica significativa, destinata a permanere nel tempo e che rischierebbe di incidere concretamente sulla qualità della vita e sulle esigenze economiche nell’età anziana», sottolinea il segretario confederale della Uil, Santo Biondo. «Una flessibilità subordinata al ricalcolo interamente contributivo rischia di essere concretamente accessibile soprattutto a chi può permettersi un assegno inferiore. Chi ha percepito retribuzioni basse, ha avuto carriere discontinue o presenta maggiori carichi familiari, invece, potrebbe essere costretto a continuare a lavorare, pur avendo necessità di lasciare. Il diritto deve essere concretamente esercitabile, indipendentemente dalle condizioni economiche del lavoratore. Per questo, riteniamo necessario aprire un confronto con il Governo».
Tensioni alle stelle
La tensione sulle pensioni resta altissima. Il testo bollinato della manovra 2027 prevede un fondo per il supporto in uscita dal mercato del lavoro, anche «con riferimento a specifici soggetti in difficoltà e con eventuali misure in materia di ammortizzatori sociali». Dotazione: 850 milioni di euro per il triennio 2027-2029 per un totale di 2,55 miliardi di euro. Ma gli interventi da finanziare con il “tesoretto” sono rinviati a un successivo provvedimento legislativo. E nella maggioranza non c’è accordo.
La Lega sponsorizza una Quota 100 “reloaded” per superare la legge Fornero. L’ipotesi sarebbe, appunto, riproporre lo schema già tentato l’anno scorso: 64 anni di età e 36 anni di contributi, aprendo anche a chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 e si trova nel più vantaggioso sistema misto. Ma è un’opzione più modellata per chi ha retribuzioni robuste. Tanto più che, dal prossimo anno, per il calcolo contributivo della pensione scattano coefficienti di trasformazione più bassi.
L’elaborazione dell’Upb
Un’elaborazione dell’UpB, sui dati del monitoraggio di Quota 100 dell’Inps, rilevava che anche chi è andato con la vecchia edizione di Quota 100 ha sacrificato qualcosa. La perdita media sull’assegno, per anno di anticipo, veniva stimata al 3,8% per i lavoratori privati, al 4,5% per gli autonomi e al 5,2% per i dipendenti pubblici. Ma un conto è l’anticipo di un lavoro usurante, altro quello del “pensionato baby” di un tempo.
Dal 2019 al 2025, sono usciti prima del tempo oltre 603 mila lavoratori. Da sole, stando al Civ su dati della Direzione centrale pensioni di Inps, le tre formule di Quote (100-102-103) ne hanno accompagnati più di 427 mila.Quanto è costato? Rispetto alle risorse iniziali stanziate di 33,5 miliardi di euro, nel suo bilancio su Quota 100, l’UpB stimava una spesa di 23 miliardi di euro. La Ragioneria generale dello Stato quantifica, oggi, un conto di gran lunga maggiore: le tre Quote e Opzione donna, con relative proroghe, insieme al blocco dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, sono costati nel cumulato 2019-2025, circa 41,3 miliardi di euro.
lo studio
Caldo estremo, produzione a -1,5% dopo 2 anni. La Bce: «Urgenti assicurazioni, reti e accumuli»

E per chi resta?Il “bonus Giorgetti”, figlio del passato “bonus Maroni”, è stato rifinanziato. Secondo gli ultimi dati disponibili nel 2025, hanno rinviato la pensione 7.126 lavoratori. La stima è di incentivarne altrettanti nel 2027. Ma anche qui si fanno due conti e non tutti se la sentono di rinviare l’uscita per un bonus che, a lungo andare, sforbicia troppo l’assegno futuro.
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