Home Business Conte: “Gli americani bocciano la capocrazia,è la stessa che voleva Meloni”

Conte: “Gli americani bocciano la capocrazia,è la stessa che voleva Meloni”

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L’onda che ha sommerso Donald Trump è una risposta degli americani e dimostra che servono «risposte radicali» e il centrosinistra non deve pensare di avere già vinto le elezioni. Giuseppe Conte parla delle elezioni “midterm” e spiega che «di certo registriamo la sconfitta di un sovranismo di destra che attraverso una retorica violenta ha infiammato i conflitti sociali e alimentato le paure non riuscendo alla prova dei fatti a offrire risposte adeguate di fronte alle diseguaglianze che aumentano e alla pressante richiesta di sicurezza sociale. Il risultato americano di certo ci rinfranca, ma non può illuderci che sia la comoda e automatica anticamera della vittoria del campo progressista. In Italia non basterà stare tutti insieme contro la Meloni per batterla. Dobbiamo lavorare sodo per offrire risposte concrete al malessere diffuso e alle tante diseguaglianze che sono aumentate nel nostro paese e che sono territoriali, di genere e intergenerazionali. Dal voto Usa è emerso un forte no alle guerre, alle violazioni dello stato di diritto, alla negazione dei cambiamenti climatici, a un caro-vita prodotto da una condizione procurata di grande instabilità».

In realtà i dem Usa in campagna elettorale hanno detto che intendono tornare ad aumentare gli aiuti militari a Kiev che Trump aveva ridotto…
È evidente che siamo a un bivio, che non riguarda solo i singoli Paesi. Purtroppo l’alternativa è molto chiara. O continuiamo a buttare soldi nelle armi e tagliamo su scuola e sanità, oppure puntiamo ad azioni multilaterali realmente efficaci, lavorando a conferenze di pace e a piani condivisi di disarmo: solo così potremo liberare risorse per garantire un futuro ai nostri figli. AI cittadini americani non credo sia piaciuto neppure l’attacco al diritto internazionale sferrato da Trump. E alla fine la reazione degli americani è stata anche un secco no alla “capo-crazia”, all’uomo solo al comando. Un modello che anche la Meloni ha provato a introdurre con il premierato. Si registra una forte crisi della democrazia americana, che con Trump ha mostrato una involuzione sfacciata verso la tecnocrazia e la plutocrazia».

A proposito, la premier non ha commentato. Forse perché non è stata mai davvero “Maga”, come ha detto Tajani?
«Tajani è uno smemorato. Al board of peace lo abbiamo visto sventolare il cappellino Maga, che oggi deve avere riposto in un cassetto. Evidentemente, oltre al diritto internazionale, per lui anche la coerenza vale fino a un certo punto. Meloni ha scommesso proprio sull’affinità ideologica con Trump, scaricando sugli italiani il prezzo da pagare. E ora di fronte al risultato di questo voto si è completamente inabissata. Nel gennaio 2025 lei è stata l’unica leader europea presente all’insediamento di Trump, nel febbraio è intervenuta alla convention della destra trumpiana, ha accolto positivamente l’imposizione dei dazi al 15%, ha auspicato un premio Nobel per Trump e gli è stata a fianco in tutte le guerre illegali, dal Venezuela, all’Iran, a Gaza. Inoltre ha sottoscritto impegni con la Nato per spendere in difesa fino al 5% del Pil. Pura follia».

Anche lei ha sempre rivendicato di avere avuto un buon rapporto con il presidente Usa, da premier. Anche di recente ha incontrato un suo uomo, Zampolli, inviato speciale in Italia. Lo ha attaccato sull’Iran, ma sull’Ucraina, qualche tempo fa, disse che Trump «con i suoi modi ruvidi, ha smascherato tutta la propaganda bellicista dell’Occidente sull’Ucraina». La pensa ancora così?
«Lo dissi perché in pochi allora pensavano che la scommessa della vittoria militare sulla Russia fosse una follia. Il M5S lo ha detto sin dall’inizio della guerra, auspicando un protagonismo europeo per l’avvio di un tavolo negoziale. Da premier ho cercato di avere buoni rapporti e ho difeso sempre gli interessi nazionali, contrastando le sue richieste sia per quanto riguarda l’accordo con la Cina sia per quanto riguarda il Venezuela, quando ci fu il tentativo illegale di cambio di regime con Guaidò. Di certo non mi ha mai sfiorato il pensiero di sottoscrivere impegni insostenibili per gli italiani, come ha fatto Meloni, che si è accontentata – come unica contropartita reale – di farsi scrivere la prefazione da Vance e da Trump jr nei libri che ha pubblicato negli Usa per autoelogiarsi. Anche nell’incontro con Zampolli ho raccomandato di riferire al presidente Usa che con queste ripetute violazioni del diritto internazionale stava commettendo un grave errore che avrebbe pagato a caro prezzo. Così come non ho risparmiato dure critiche a Biden che per primo ha offerto a Netanyahu piena copertura politica e militare nell’attacco su Gaza e ha insistito, insieme a Johnson, per spingere noi europei a scommettere sulla vittoria militare sulla Russia. Se crediamo al diritto internazionale, non può cambiare la nostra valutazione se a Washington c’è un repubblicano o un democratico, altrimenti facciamo come Tajani che il diritto vale sino a un certo punto: un genocidio rimane sempre un genocidio. E puntare tutto sulla vittoria in guerra, quando gli arsenali sono pieni di testate atomiche, non è una soluzione saggia, sono posizioni che non ho mai condiviso».

I democratici Usa hanno fatto campagna sulla sanità, sulle diseguaglianze. Voi parlate soprattutto di primarie…
«In realtà il Movimento in questi anni ha presentato tantissime proposte su cui i fatti ci hanno dato ragione, io personalmente sono stato ai cancelli coi lavoratori, in piazza con i giovani e per mesi con Nova abbiamo costruito il programma con i cittadini. Abbiamo sempre parlato di proposte per risollevare il Paese, consapevoli dell’insofferenza che c’è nel paese. Ora dobbiamo essere molto coraggiosi e radicali nel programma. Per questo occorre fare bene e presto. Di qui l’accelerazione che abbiamo impresso anche sul tavolo del programma».

Avete promesso il programma per fine novembre. Ma al momento siete d’accordo su salario minimo, sanità, ma non su politica estera e fisco, per esempio, cioè alcuni dei temi chiave di ogni azione di governo.
«Cercheremo ai tavoli di arrivare a una convergenza, ma sia chiaro che questo è il tempo delle scelte coraggiose e di proposte radicali. C’è un profondo malessere nel paese, che pur radicato in condizioni materiali adesso si sta sviluppando come malessere morale e spirituale».

La patrimoniale che chiede Avs è una proposta abbastanza radicale.
«Non possiamo puntare a una soluzione “una tantum”, peraltro di problematica applicazione. Abbiamo bisogno di progettare un intervento chiaro e sistematico che si sviluppi nel corso del tempo. Altrimenti non potremmo porre rimedio alle iniquità e alle diseguaglianze».

I dem Usa hanno vinto con candidati nuovi e diversi: un pastore in Texas, una nativa americana, un musulmano… Non è una lezione per un campo progressista ancora impegnato nei veti reciproci?
«Infatti non sono tra coloro che pretendono di imporre che al centro ci sia un solo partito. Perché varie soggettività politiche possono arricchire l’offerta e raggiungere una più ampia platea di elettori».

Avete annunciato primarie a febbraio? La Harris candidata all’ultimo momento nel 2022 perse. Non è tardi?
«Lo raccomando da mesi: qualsiasi anticipazione tornerà utile per costruire un percorso rassicurante per tutto l’elettorato progressista e quindi vincente alla sfida elettorale, che è quella che conta davvero».

A proposito: un sondaggio Ghisleri sulla Stampa ha rilevato che, sia che vinca Conte sia che vinca Schlein, una parte di sostenitori dello sconfitto rischia di restare a casa alle politiche…
«Anche per scongiurare questo rischio sarà importante cercare di anticipare i tempi in modo da offrire la possibilità al leader che vincerà le primarie di poter recuperare tutti i potenziali voti del campo progressista».

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