Adolfo Urso: “Piano impossibile, l’Europa lo vieta. Ma pronti con semplificazioni e bonus”

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Niente Zona economica speciale (Zes) a nord delle Marche, perché per avere quelle agevolazioni Lombardia o Piemonte dovrebbe stare molto peggio di così: le regole europee sono chiare. In ogni caso un piano prima della fine della legislatura per rianimare l’industria al Nord arriverà.

Fra qualche ammissione e molte omissioni il ministro delle Imprese Adolfo Urso dice che le cose vanno meglio di quel che raccontiamo, anche perché «solo questo governo è in grado di affrontare la crisi, la sinistra perde e non ha risposte».

Ministro, partiamo da quel che non va per voi. Dopo cinque anni di massicci investimenti del Pnrr la crescita italiana arranca. La crisi dell’industria – in particolare al Nord – si aggrava, e va di pari passo con quella della Germania. Ci dice tre cose da fare con urgenza?

«Partiamo dai dati reali, per capire cosa fare in più. Il Pil italiano è cresciuto nella prima parte dell’anno più della media dell’Unione e molto più della Germania. La produzione industriale è in ripresa: abbiamo avuto sette mesi positivi negli ultimi dodici».

Il futuro però promette male e le cronache lo confermano: dalla crisi di Electrolux in Italia a quella di Volkswagen in Germania. Ci dice le tre cose da fare?

«A fronte di una congiunta difficile, la prima è liberare le imprese dalla zavorra regolatoria del Green Deal. Incalziamo la Commissione perché le riforme siano attuate il prima possibile. La seconda è intervenire in modo strutturale sui costi dell’energia. La produzione da fonti rinnovabili è aumentata in questi tre anni del 40 per cento, ma dobbiamo rimuovere le resistenze di alcune Regioni e avviare la produzione di energia nucleare di nuova generazione. La terza è investire sull’innovazione: con un consorzio di imprese ci stiamo candidando ad ospitare una delle gigafactory europee, stiamo realizzando il registro unico delle startup e il portafoglio digitale per le imprese, abbiamo razionalizzato la rete del trasferimento tecnologico. Con Transizione 5.0, ci sono altri dieci miliardi per l’industria. Se serviranno altre risorse, le aggiungeremo con la legge di bilancio».

Questo governo è in grado di affrontare la crisi negli ultimi mesi di legislatura? Si parla di elezioni imminenti. O possiamo escludere accadrà?

«Solo questo governo è in condizione di affrontare la crisi europea, anche perché le formule socialdemocratiche sono in crisi ovunque in Europa. La sinistra non ha risposte, né in Italia né altrove».

Ieri al question time ha spiegato che non è possibile allargare le zone economiche di vantaggio fiscale (Zes) al Nord. Perché?

«Perché la Zes unica del Mezzogiorno ha l’obiettivo di ridurre i divari territoriali ed è per questo che è sostenuta da risorse europee della politica di coesione».

Dunque lo vietano le regole comunitarie. Qual è l’alternativa? Lei ha accennato a Zone logistiche speciali (Zls). Di che si tratta?

«Ho indicato tre direttrici. La prima è estendere a tutto il Centro-Nord quanto già previsto nelle aree Zls, così da creare una Zls unica e omogenea su tutto il territorio, per quanto riguarda le procedure di semplificazione amministrativa e, ove ci fossero disponibilità di bilancio, anche alcuni incentivi economici, sempre nel rispetto delle regole europee».

Ha accennato a misure di semplificazione “nel prossimo decreto imprese”. Di che si tratta ed entro quando?

«Presenteremo il decreto Imprese a settembre con un altro “pacchetto shock” di semplificazioni, soprattutto sul fronte della produzione energetica. E molto altro: stiamo lavorando con Confindustria».

Sempre durante il question time ha parlato di territori a maggiore vocazione produttiva nelle quali attivare “procedure coordinate e semplificate”. Può spiegarci nel dettaglio?

«Nella prossima conferenza con le Regioni, che intendo realizzare prima della pausa estiva, avvierò le procedure per individuare le “aree di accelerazione industriale” previste dall’Industrial Accelerator Act, che spero sia approvato il prima possibile in sede europea. In queste aree si prevedono condizioni speciali».

Avete individuato i settori più bisognosi di aiuti?

«Lo faremo insieme alle Regioni con una programmazione nazionale. Al primo posto vi è ovviamente il comparto auto, ma anche quello degli elettrodomestici, per cui abbiamo promosso un “non-paper” che ha già ottenuto il consenso di Germania, Francia e Polonia, al fine di dichiarare questo settore strategico come è già l’auto. Sarà predisposto un analogo piano europeo sulla “filiera del bianco”. Poi ci sono settori in espansione per i quali stiamo sviluppando una politica nazionale mirata: mi riferisco alla farmaceutica, alla space economy e alla cosiddetta blue economy».

Dal Pnrr sono avanzati circa 25 miliardi: non siete riusciti a decidere né di rafforzare gli investimenti nelle infrastrutture ferroviarie, né di utilizzare le risorse per il piano casa. Come utilizzerete queste risorse?

«Il nostro ministero ha raggiunto tutti i target e utilizzato appieno le risorse, che sono anzi cresciute da 18 a 30 miliardi».

Il presidente dell’Unione industriali di Torino Marco Gay chiede per le imprese “non incentivi a fondo perduto bensì agevolazioni che consentano di rafforzare gli investimenti”. Sarà così?

«È quanto abbiamo già fatto nel 2025 con i piani Transizione 4.0 e 5.0: oltre dieci miliardi che hanno sostenuto trenta di investimenti. È quanto stiamo facendo adesso con il nuovo Transizione 5.0, stavolta con lo strumento dell’iperammortamento: nel primo mese sono stati presentati oltre novemila progetti, pari a più di tre miliardi di investimenti».

Tralasciamo gli enormi problemi burocratici che hanno creato caos e ritardi attorno agli strumenti precedenti. Nella prossima Finanziaria ci sarà ancora l’iperammortamento? Gay chiede di allargarlo a formazione e riqualificazione dei lavoratori.

«La nuova Transizione 5.0 ha una programmazione sino a settembre 2028: spero si possa renderla strutturale. Per quanto riguarda la formazione, era prevista nel piano concluso lo scorso dicembre, ma le imprese vi hanno fatto scarso ricorso. La riqualificazione per noi resta un obiettivo prioritario».

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