Agente della Penitenziaria suicida a 42 anni, la Uil: “Carceri al collasso”

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Un assistente capo della Polizia penitenziaria, 42 anni, originario della provincia di Palermo e in servizio alla Casa circondariale di Torino, si è tolto la vita nella sua abitazione nel capoluogo piemontese. Da circa due anni era distaccato alla scuola di formazione di Cairo Montenotte. Lascia la moglie e una bambina di 6 anni.

Il bilancio tragico

Per la Uil Fp Polizia Penitenziaria è «l’ennesima tragedia» legata al mondo carcerario. Dall’inizio dell’anno, secondo il sindacato, è il secondo operatore a togliersi la vita, dopo il caso di un ex agente poi passato alle funzioni centrali nel carcere milanese di Bollate. Sono invece 17 i detenuti morti suicidi dal primo gennaio.

L’allarme

«Le ragioni di un suicidio sono certamente da ricercarsi in variabili multifattoriali di carattere psichico, biologico, sociale», afferma Gennarino De Fazio, segretario generale della Uil Fp Polizia Penitenziaria. Il sindacalista teme però che le condizioni degli istituti, segnate da violenze, autolesionismo e tensioni continue, possano produrre «una sorta di assuefazione ai gesti estremi».

Le condizioni

Nel giorno del Primo Maggio, De Fazio richiama la necessità di garantire un lavoro dignitoso anche agli agenti penitenziari. Il sindacato denuncia oltre 18 mila detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare, con 64.450 reclusi per 46.319 posti, e più di 20 mila agenti mancanti rispetto al fabbisogno.

Le richieste

Secondo la Uil, il sistema vive un «mix esplosivo» fatto di sovraffollamento, carenze di personale e turnazioni che possono arrivare a 26 ore consecutive, con straordinari non sempre retribuiti adeguatamente. Il sindacato chiede misure eccezionali per ridurre la densità detentiva, rafforzare gli organici, ammodernare le strutture e garantire assistenza sanitaria e riforme complessive.


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