l conto dell’intelligenza artificiale sta presentando il saldo. Ottobre ha spazzato via 2.700 miliardi di dollari di valore dal Nasdaq-100, chiudendo d’autorità la luna di miele tra Wall Street e i giganti tecnologici. L’entusiasmo si sgretola sotto il peso degli investimenti miliardari necessari per addestrare i nuovi modelli linguistici. Il mercato guarda ai flussi di cassa in rosso con una lente negativa. Come sintetizza senza sconti il fondo hedge Brevan Howard, «gli investitori stanno assegnando un rischio maggiore alle società con flussi di cassa negativi» e iniziano a «votare con il proprio portafoglio per ridefinire il concetto di qualità».
La flessione assume i contorni di una mutazione finanziaria per l’ecosistema digitale. Il calo del 6,7% registrato in ottobre dal Nasdaq-100 rappresenta la flessione mensile peggiore dal marzo 2025. I numeri raccontano una emorragia diffusa. Alphabet ha vissuto il peggior crollo giornaliero perdendo il 13% dopo aver mostrato flussi di cassa negativi per il secondo trimestre consecutivo, un evento inedito nella sua storia. La minaccia per Google appare, secondo Citadel, come esistenziale e gli impegni di spesa futura superano i mille miliardi di dollari. Amazon ha seguito la rotta facendo evaporare 35 miliardi di dollari di cassa a fronte dei 430 milioni positivi di un anno fa, subendo una flessione del 5,6 per cento. Meta ha alzato le stime di spesa a 825 miliardi, incassando un declassamento da S&P Global Ratings e perdendo il 12 per cento. Solo Microsoft si salva con 18,6 miliardi di cassa attiva, ma il malumore ha travolto l’intero comparto software. Titoli come ServiceNow sono sprofondati del 31%, mentre Twilio ha ceduto il 18% sotto il peso di previsioni deludenti. Ameriprise fotografa il cambio di paradigma ricordando che eravamo abituati a considerare le aziende tecnologiche con pochi asset e forte liquidità, ma oggi il quadro è capovolto e queste società «vanno valutate in modo diverso a causa dei soldi spesi».
Edoardo Campanella, direttore dell’Investment Institute di Unicredit, inquadra la crisi spingendo lo sguardo oltre i meri bilanci. Il parallelo storico emerge nitido e si materializza in un interrogativo preciso. «Stiamo entrando nell’equivalente per l’AI dell’era delle dot-com?», si domanda l’economista. Il momento attuale ricorda le speranze innescate da internet a fine anni Novanta, ma il paragone assume senso compiuto analizzando lo strato delle applicazioni e non quello delle infrastrutture. «Come le barriere all’ingresso crollano, la sperimentazione imprenditoriale con l’AI è destinata a esplodere», osserva Campanella, citando il caso di Econvitals. Questa piattaforma accademica genera report macroeconomici complessi scritti in autonomia dall’algoritmo di Claude, sostituendo il lavoro di venti analisti. A differenza delle vecchie aziende di internet, che bruciavano capitali enormi e necessitavano di continui finanziamenti, le startup odierne sono strutture snelle. L’attenzione degli investitori virerà verso applicazioni capaci di automatizzare interi processi, ma i veri rischi per queste nuove imprese risiedono nelle battaglie legali sul diritto d’autore e nel rigetto politico. Un grave incidente legato ai sistemi generativi, avverte l’economista di Unicredit, «potrebbe innescare una reazione normativa in grado di erodere le attuali elevate valutazioni».

Questo spettro normativo si intreccia con il paradosso più oscuro del settore, incarnato dal prossimo sbarco in Borsa di Anthropic. Nel prospetto informativo per l’offerta pubblica, la società avverte i futuri azionisti che la propria tecnologia «potrebbe porre rischi catastrofici o esistenziali per l’umanità». Gli analisti di Mediobanca Research smontano l’ammissione con una disamina profonda e una domanda brutale. «Se Anthropic non crede ci sia un rischio esistenziale significativo, perché inserirlo nel prospetto? Solo per pulirsi la coscienza o perché è uno scarico di responsabilità da parte dei loro avvocati?», si chiedono. Il problema si fa sistemico di fronte all’inerzia dei legislatori. Affidare la sicurezza a codici volontari scritti dagli stessi laboratori innesca una logica distruttiva. L’analisi traccia un’analogia con la bomba all’idrogeno di Edward Teller e Robert Oppenheimer, costruita non per inconsapevolezza del pericolo ma per il terrore che il nemico ci arrivasse prima.
La deterrenza costringe ad accelerare. «Anthropic non può fermarsi perché i suoi concorrenti potrebbero continuare, e i concorrenti non possono fermarsi perché Anthropic potrebbe continuare», denunciano gli analisti, delineando un quadro dove le aziende si comportano con fredda razionalità spingendo la civiltà verso un esito irrazionale. I mercati finanziari, chiude la nota di Mediobanca, hanno un nome preciso per un business dove «gli azionisti catturano i rialzi mentre la società sopporta i ribassi potenzialmente enormi». Si chiama azzardo morale. Ed è uno dei fattori che alimenta il nervosismo già elevato degli investitori in questi giorni. Un sentimento che non è destinato a svanire a breve.
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